In occasione della cerimonia ufficiale per il suo addio alla Casa Bianca, Elon Musk si è lamentato a più riprese di essere stato trasformato, insieme al suo Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge), nel capro espiatorio dell’amministrazione, attirando su di sé colpe e indignazione praticamente per tutto ciò che il presidente e il suo team hanno fatto e che non piace alla gente. Il colpo di scena è che questa è una delle rare volte in cui il miliardario di Tesla ha ragione.
Negli ultimi cinque mesi, Musk è stato un utile bersaglio per i Democratici, la sinistra in senso lato, la stampa e praticamente chiunque cercasse di danneggiare politicamente l’amministrazione Trump. E chi può biasimarli? Il suo comportamento bizzarro, la corruzione flagrante e la sua generale antipatia sono fatti su misura per clic e condivisioni, e lo hanno reso un bersaglio facile per i critici di Trump che cercavano di legare il presidente a una roccia che affonda, con conseguenze politiche concrete per l’amministrazione.
Non sorprende quindi che, mentre i media pubblicano articoli che fanno il punto sul periodo di Musk al governo, tale copertura mediatica sia costellata di insistenza sul fatto che Musk non se ne andrà davvero, che continuerà a esercitare influenza sulla Casa bianca di Trump dall’esterno, e quindi sarà responsabile di qualsiasi cosa questa finisca per fare. Questo senza dubbio sarà almeno in parte vero, e il pubblico pare essere d’accordo. Ma cercare di mantenere i riflettori puntati su Musk in uscita potrebbe non essere così efficace politicamente, perché rischia di non farci comprendere cosa stia realmente accadendo.
La realtà è che, sebbene Musk fosse e sia tuttora un comodo antagonista politico, anche quando era nel vivo dell’azione alla Casa bianca si limitava a svolgere il lavoro sporco e pratico di qualcun altro: Russell Vought, l’ideatore del Progetto 2025 e direttore dell’Office of Management and Budget (Omb) di Trump.
Chiunque speri di chiamare a rendere conto delle proprie azioni l’amministrazione Trump, per non parlare di capire cosa stiano cercando di fare le persone che la gestiscono, deve spostare l’attenzione dal miliardario Musk a Vought. Se la politica statunitense fosse Kill Bill, Musk e il suo team Doge sarebbero lo scagnozzo eccentrico e colorito con cui la Sposa trascorre la maggior parte del suo tempo e delle sue energie, mentre l’anonimo Bill attende, intatto, e dirige le cose da stanze buie, lontano dall’azione.
Spostare l’attenzione su Vought sarà difficile perché ha trascorso questo primo semestre di massima indignazione contro i tagli del Doge lavorando in silenzio e lontano dalle attenzioni, cui è molto meno incline rispetto all’oltraggioso Musk, ed è generalmente una figura meno imprevedibile e più preparata sui media, che difficilmente creerà lo stesso numero di grattacapi alla Casa bianca. Ma oltre al presidente stesso, è lui la forza trainante dell’agenda di Trump, e ora inizierà a comportarsi come tale.
Il Wall Street Journal ha scritto un mese fa che, con Musk fuori dai giochi, Vought sarebbe diventato l’architetto ufficiale del programma di austerità di Trump, collaborando con il Congresso per apportare ulteriori tagli e ottenere l’approvazione legislativa per alcuni di quelli già introdotti sotto Musk, e allo stesso tempo facendo il giro dei media per convincere il pubblico. Domenica scorsa, Vought era in onda sulla Cnn a difendere i tagli e altri aspetti del programma presidenziale.
Tuttavia, non è che prima se ne stesse con le mani in mano. Vought era, ancor prima di essere nominato a un incarico governativo, dietro al disastroso ordine esecutivo di Trump di gennaio, che sospendeva tutti i finanziamenti federali, che poi la Casa bianca fu costretta a revocare rapidamente. L’intera teoria giuridica e l’approccio alla base del Doge – secondo cui il presidente degli Stati uniti può rifiutarsi di spendere i fondi autorizzati dal Congresso per varie agenzie e programmi, e può smantellarli o eliminarli completamente a piacimento – provengono da Vought, che è stato coinvolto nei tagli del Doge fin dal loro inizio. Il secondo mandato di Trump ha seguito da vicino il Progetto 2025, il progetto politico che Vought ha contribuito in modo fondamentale a creare, e lo scorso anno ha ammesso a giornalisti sotto copertura che avrebbe comunque plasmato la politica di Trump dall’esterno, anche se non gli fosse stato assegnato un incarico alla Casa bianca.
Osservando i bilanci e le politiche che Vought ha redatto e promosso mentre lavorava al Congresso o come militante, ci si renderà subito conto che i tagli attribuiti a Musk sarebbero stati attuati in un modo o nell’altro finché Vought fosse stato alla Casa bianca. Nel corso degli anni, Vought ha sostenuto la privatizzazione del servizio postale statunitense e l’abrogazione dell’Obamacare, oltre a tagliare o eliminare il Dipartimento dell’istruzione, Medicaid, Usaid, l’emittenza pubblica, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, la Federal Aviation Authority e molto altro.
Vedrete anche dove l’amministrazione Trump probabilmente andrà in futuro. Vought ha da tempo nel mirino grandi enti come la previdenza sociale (che vuole privatizzare) e Medicare, e due anni fa ha dichiarato apertamente che il suo obiettivo è usare l’ondata di tagli per condizionare l’opinione pubblica all’idea, in modo che in futuro possano attaccare questi grandi programmi, precedentemente considerati «intoccabili».
Ma è proprio per questo che Vought potrebbe, di fatto, diventare un peso politico per Trump tanto quanto lo è stato Musk: richiederebbe solo critiche concrete e mirate, meno adatte a titoli coloriti rispetto al mandato di Musk. Cosa che finora non è successa.
La stampa progressista descrive Vought come uno spaventoso «nazionalista cristiano», definizione che non significa molto per la persona media e che potrebbe persino suonare attraente per un pubblico che è ancora in maggioranza cristiano e considera il proprio interesse nazionale la priorità assoluta. Nel frattempo, nella sua intervista di domenica con il direttore dell’Omb, Dana Bash della Cnn ha dedicato molto tempo al tema della teoria delle «requisizioni» di Vought e alla sua costituzionalità, un tema giuridico importante ma arcano che difficilmente troverà eco.
Ciò che è al tempo stesso accurato e più efficace in questa critica è che l’ideologia di Vought – un fanatismo antigovernativo militante che lo porta a considerare letteralmente gli investimenti pubblici nelle infrastrutture completamente illegittimi e a voler eliminare o vendere al miglior offerente praticamente ogni programma governativo, da Medicaid alla Nasa – è estranea e poco attraente per la maggior parte degli statunitensi, inclusa la base operaia di Trump, e danneggerà loro e i loro cari. Una maggioranza record di statunitensi, da ormai trent’anni, vuole che il governo faccia di più per risolvere i problemi del paese, non che faccia di meno o che agisca appena, come sogna Vought.
Se si conosce la storia di Vought, si sa che l’intero corso della sua carriera è definito dal fatto che i suoi obiettivi politici si sono costantemente dimostrati tossici per i cittadini comuni, compresi gli elettori Repubblicani, tanto da non essere mai stati attuati democraticamente. Il rimpianto principale di Vought è che ogni volta che ha stilato una legge di bilancio che ha tolto l’assistenza sanitaria alle persone e sciolto metà delle strutture del governo (tranne il Pentagono, ovviamente), non è mai stata approvata, perché i membri Repubblicani del Congresso che hanno aderito a parole alla sua ideologia antigovernativa si sono tirati indietro quando si sono resi conto che sarebbero stati massacrati dai loro elettori se avessero mai osato metterla in pratica.
Tutto ciò ha portato Vought da Trump. Vought ha affermato apertamente che sia il consenso politico statunitense che l’opinione giuridica dominante sono talmente lontani dalla sua visione antigovernativa che l’unico modo per renderla realtà è adottare misure radicali e senza precedenti, come affidare a un presidente onnipotente il compito di smantellare da solo il governo federale e dichiarare guerra agli altri poteri se si mettono di mezzo. Tutto ciò è incredibilmente antidemocratico, ma è anche antidemocratico per necessità, perché è al servizio di un’agenda politica che sarebbe ripugnante per la maggior parte degli e delle statunitensi se ne fossero adeguatamente informati.
In effetti, le cose si sono già palesate così: basti pensare alla furiosa reazione pubblica alla sospensione dei finanziamenti voluta da Vought, che ha costretto i membri Repubblicani del Congresso a fare pressione sulla Casa bianca affinché l’annullasse, o alla rabbia che i Repubblicani stanno esprimendo nei comizi per un bilancio di Medicaid modellato su quanto pianificato da Vought.
L’uscita di scena di Musk dovrebbe essere l’occasione per riportare l’attenzione su Vought, che è riuscito a passare inosservato negli ultimi cinque mesi grazie alla ricerca di attenzione da parte del miliardario di Tesla. Vought potrebbe non essere un personaggio così pittoresco, ma se le persone venissero informate in modo accurato su ciò in cui crede e sui suoi progetti, sarebbero turbate allo stesso modo dalla sua influenza alla Casa bianca.
*Branko Marcetic è redattore di Jacobin e autore di Yesterday’s Man: The Case Against Joe Biden. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

