Jacobin Italia

Ascoltare con gli occhi, parlare con le mani

23 Marzo 2022

La lingua dei segni che utilizzano le persone sorde offre l’opportunità di una comunicazione prima neutra e dopo dettagliata, attenta alle diversità. Esattamente ciò che non avviene nella lingua degli udenti

Quando si parla di linguaggi inclusivi, non si può ovviamente non menzionare la lingua dei segni. Per poterne parlare in termini comprensibili e il più possibile veritieri però dobbiamo velocemente mettere a punto una sorta di vocabolario comune, o meglio di legenda.

Una lingua naturale

Forse non è ancora di pubblico dominio, infatti, che le lingue dei segni sono lingue naturali, e dunque nascono, si sviluppano e cambiano come tutte le altre lingue in relazione al contesto ambientale e culturale. Esistono lingue dei segni diverse in stati diversi, più o meno ogni nazione ha la sua. In Italia abbiamo la Lis lingua dei segni italiana (Lis non è un acronimo, è proprio il nome di questa lingua, così, tutto di seguito).

Va da sé dunque che quando parliamo di lingua dei segni non ci riferiamo a un linguaggio prodotto in laboratorio con finalità comunicativo/inclusive per persone disabili. In quanto lingue a tutti gli effetti, esattamente come le lingue vocali, vivono di vita propria, attraversano e partecipano dei cambiamenti della società, disegnano lo sguardo sul mondo che ogni lingua porta in sé, crescono, cambiano e si trasformano, si arricchiscono di lessico e abbandonano ciò che non serve perché desueto. Esistono dialetti così come diversi registri liguistici, slang, parlato colloquiale, fino al più formale. 

Per alcune persone resta ancora un mistero come questo possa accadere e non riescono a lasciar andare quest’idea romantica di un linguaggio universale fatto di gesti che tutte le persone al mondo possano capire. 

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