Jacobin Italia

Biennio rosso, strage nera

12 Dicembre 2019

La strage di Piazza Fontana fu il frutto della reazione alle lotte e conquiste sociali del 68-69. In un libro corale analizzano il contesto dei fatti i sindacalisti della banca colpita, rivolgendosi in primo luogo ai lavoratori di ieri e a quelli di oggi

Mi hanno chiesto di scrivere un racconto per un libro sulla strage di Piazza Fontana. Ho raccolto l’invito perché mi interroga come cittadina nata dopo quegli eventi. Come sono venuta a conoscenza di quel fatto storico? Come funziona la memoria che si tramanda? Come arriva il fatto storico a chi non l’ha vissuto? Sono usciti molti libri per questo cinquantesimo anniversario e c’è l’imbarazzo della scelta per la ricchezza con la quale possiamo approfondire il tema. Ciò che distingue questo testo è che parte dal fatto che è stata colpita una banca (aperta al pubblico nonostante l’ora) e dunque un luogo di lavoro. Un luogo di lavoro dove si è tentato di fare memoria negli anni tenendo insieme quel terribile avvenimento che ha inaugurato l’epoca delle stragi e della strategia della tensione con la militanza sindacale e dunque con gli anni delle conquiste dei diritti sul lavoro, quelli del «secondo biennio rosso». Qui scrivono i sindacalisti di quella banca, che hanno raccolto più voci, diverse sia per competenze e sguardo – storici o artistici ad esempio – sia per età anagrafica – chi testimone del tempo e chi nato successivamente – parlando così ai lavoratori di ieri e a quelli di oggi. In questa intervista approfondiamo insieme agli autori del libro, Antonio Damiani e Maurizio Framba, il senso della loro ricerca.

Come nasce Parole per Piazza Fontana e la scelta del sottotitolo Biennio rosso, strage nera?

Abbiamo scelto il termine «parole» che avevamo utilizzato anche nel libro scritto l’anno scorso: Parole al lavoro. 50 anni di contrattazione sindacale al Monte dei Paschi di Siena (Ediesse 2018). Il termine parole rimanda al verbo parlare, scrivere, e qui le usiamo per raccontare una cosa lontana di cui molti non percepiscono più legami con ciò che ci circonda. Quei legami non sono più evidenti e quindi vanno raccontati, spiegati, ricostruiti a chi non li riconosce più, in particolare rivolgendosi ai giovani. E poi il sottotitolo: Biennio rosso, strage nera. Quattro parole che legano due momenti storici del nostro paese: il primo è un’azione per il cambiamento, rappresentato dal 1968 e dalla prima parte del 1969 e caratterizzato da grandi momenti di partecipazione e cambiamento sociale, politico e culturale che ha visto insieme il mondo della scuola e il mondo del lavoro; il secondo è una reazione, iniziata nell’ombra nei primi mesi del 1969 e proseguita con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre, che viene definita «strategia della tensione».

Una reazione attuata da gruppi neofascisti e neonazisti, in particolare Ordine Nuovo, che hanno intrecciato la loro attività con servizi segreti italiani e stranieri per realizzare un disegno diretto ad acuire le tensioni legate alle lotte operaie e sindacali con l’obiettivo di arginare l’avanzata delle sinistre. Con gli strumenti dello stragismo e del golpismo furono messe in atto azioni per bloccare il cambiamento che nel nostro paese veniva richiesto dal mondo della scuola, dal mondo del lavoro e dalla società civile. Dopo Piazza Fontana ci saranno gli attentati sui treni, la strage di piazza della Loggia a Brescia e la strage della stazione di Bologna del 2 agosto del 1980. I responsabili furono pezzi dello Stato, della politica italiana e dei poteri economici del nostro paese.

Avete pensato a un target specifico a cui rivolgervi considerato che su tale fatto con l’anniversario dei cinquant’anni, le librerie si riempiono di testi anche molto approfonditi sull’argomento? In cosa si distingue il vostro libro?

La decisione di scrivere il libro nasce dalla volontà di raccontare quello che come lavoratori e sindacalisti della Banca Mps abbiamo fatto per ricordare la strage, a partire dal 2009, anno nel quale la sede di Piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura è stata incorporata nella nostra azienda. In quell’anno infatti in contemporanea con la costruzione, da parte della Banca, di un bancone memoriale al centro del salone, come Fisac Cgil aziendale organizzammo nel Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano, la rappresentazione dell’atto unico Mandorle amare di Valerio Cattano, a cura del Teatro del Canovaccio di Catania. Andando avanti nella stesura del libro ci siamo resi conto della necessità di ricostruire l’avvenimento e il quadro generale nel quale è maturato. Per farlo ci siamo rivolti, utilizzando lo strumento delle interviste, a storici, giornalisti, militanti politici e sindacali, parenti delle vittime, testimoni diretti. Abbiamo anche chiesto a te, scrittrice e a un gruppo di cartoonist di darci il loro punto di vista sulla strage, anche a partire dal fatto che quasi tutti, per motivi anagrafici, l’avete vissuta come avvenimento storico. Abbiamo poi chiesto a Luciana Castellina di scrivere la prefazione al fine di inquadrare anche a livello generale il periodo storico di riferimento.

Il nostro tentativo è stato quello di produrre uno strumento di discussione fra i lavoratori e fra i delegati sindacali, nei luoghi di lavoro, nelle riunioni e nei corsi di formazione. Abbiamo voluto creare un interesse su Piazza Fontana, anche cercando di raggiungere chi non ha conoscenze particolarmente approfondite. Che poi potrà leggere altre numerose opere, alcune delle quali noi indichiamo, scritte negli anni e in particolar modo in occasione di questo cinquantenario.

Dei contributi che avete ricevuto volete raccontarci qualcuno in particolare che vi ha colpito? Conferme? Sorprese? Spunti su cui non avevate riflettuto?

Alla fine è veramente venuta fuori un’opera corale in cui ciascuno ha portato il suo contributo. Ci ha colpito, nella ricostruzione, verificare quanta gente si sia impegnata, negli anni, per mantenere vivo il ricordo e per far progredire la ricerca della verità storica e giudiziaria. Nel libro emerge chiaramente la consapevolezza della crucialità della strage di Piazza Fontana, di quanto abbia condizionato l’evoluzione democratica del Paese. Nelle istituzioni, nella società, nei luoghi di lavoro. E di quanto sia stata importante la reazione popolare all’episodio, continuare a lottare per l’accertamento della verità e per il consolidamento delle istituzioni democratiche e delle conquiste sociali.

L’attentato avvenne in una banca, luogo aperto al pubblico ma anche luogo di lavoro. Che reazione ci fu fra i lavoratori del settore e della città allora?

La reazione del mondo del lavoro, delle fabbriche ma anche degli uffici, fu determinante per respingere un disegno tendente a una drammatizzazione della situazione per portare verso soluzioni autoritarie. Immediatamente il tessuto sociale della città iniziò a interrogarsi sulle reali dinamiche in atto e sulle iniziative da intraprendere. Tutto fu evidente nel giorno dei funerali delle vittime, durante i quali una folla immensa e composta ribadì contemporaneamente il cordoglio e la difesa della democrazia. In quel momento fu determinante la reazione di una molteplicità di forze: il movimento operaio e sindacale, quello studentesco, i partiti democratici, la controinformazione e alcune autorevoli firme sui giornali mainstream. Questa molteplicità di reazioni fu fondamentale per cominciare a incrinare le «verità ufficiali» sulla matrice dell’attentato e sulla morte di Giuseppe Pinelli.

Avete incontrato difficoltà nella stesura e ricerca? Perché una lavoratrice o un lavoratore di oggi dovrebbe conoscere la vicenda di Piazza Fontana e il contesto storico in cui avvenne?

Non abbiamo trovato grandi difficoltà. Una volta che abbiamo deciso la struttura del libro tutto si è semplificato. Abbiamo trovato disponibilità da parte di tutti quelli che hanno dato il loro contributo all’opera. Un insieme apparentemente eterogeneo che ha fatto un bellissimo lavoro. Un libro che, a differenza di tanti altri molto interessanti pubblicati su Piazza Fontana, consideriamo «leggero» perché il nostro obiettivo è cercare di interessare il mondo del lavoro, che per tanto tempo abbiamo rappresentato, in particolare chi non conosce la vicenda di Piazza Fontana. Questa vicenda e il contesto storico in cui avvenne devono essere raccontate perché se non si conosce la propria storia e il valore della memoria, che non è un lamentoso servizio a uso delle nostalgie dei vecchi – come dice Luciana Castellina nella prefazione del libro – diventa difficile capire il presente e costruire il futuro. Capire ad esempio che la pratica stragista non condizionò solo e drammaticamente la realtà politica ma entrò in diretta collisione con un ciclo di lotte sindacali e sociali straordinariamente ricco e capace di produrre grandi avanzamenti legislativi e contrattuali.

*Simona Baldanzi è nata a Firenze e vive nel Mugello. È autrice tra l’altro di Figlia di una vestaglia blu (Alegre). Antonio Damiani è stato Coordinatore nazionale della Fisac Cgil per il Gruppo Monte dei Paschi di Siena. Maurizio Framba è Segretario generale del la Fisac Cgil di Verona.