Jacobin Italia

Cent’anni di cose buone

21 Settembre 2022

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Da anni una visione edulcorata e mistificata del fascismo cerca di fare breccia nel senso comune. Proviene dall’estrema destra ma anche da politici cosiddetti «moderati» e opinionisti mainstream

L'Italia amò Mussolini? Nell’ultimo secolo fiumi di inchiostro hanno cercato una risposta a questa domanda e in odore di centenario la sensazione è che si sia ulteriormente calcata la mano su una risposta a dir poco entusiasticamente positiva, mentre il dibattito sul legittimo uso pubblico della storia si incancreniva sul prefisso eventuale – «post-», «neo-», «filo-», «para-», «cripto-» –  da anteporre al lemma «fascismo» per riferirsi alla stretta attualità e in particolare all’onda nera e (tra il 2019 e il 2020) a quella nero-verde rappresentata dalla Lega sovranista/nazionalista di Matteo Salvini. Enzo Traverso e Luca Casarotti affrontano in questo numero con serietà e rigore questo tema; quello che qui interessa è innanzitutto l’abuso politico che del fascismo storico si è fatto negli ultimi anni. 

Se ora sappiamo che sulla media distanza sarebbe cresciuto Fratelli d’Italia (Fdi), nell’avanzare del lungo centenario 2019-2022 era già evidente che sia Salvini che Giorgia Meloni avevano intenzione di capitalizzare il portato di decenni di revisionismo storico di bassa lega, con un solido caposaldo nel «consenso» intramontabile del fascismo. I due leader in piena pandemia e sotto Natale – era il 16 dicembre del 2020 – si prestavano volentieri a presentare pubblicamente Perché l’Italia amò Mussolini di Bruno Vespa, in tandem con un redivivo Silvio Berlusconi e con Antonio Polito, all’epoca vicedirettore del Corriere della sera.  Ultimo di una lunga serie di giornalisti che scrivono di storia, nel periodo natalizio di quell’anno Vespa, edito dalla joint venture Mondadori/Rai Libri, raccontava con un «libro-panettone» di 420 pagine «gli anni del consenso» del fascismo. Fin dalla copertina e dal sottotitolo – «(e come è sopravvissuta alla dittatura del virus)» –accostava in maniera assai ardita due ambiti incommensurabili,  riducendo tutto a «dittatura» con l’esito di banalizzare proprio il  Ventennio fascista. In effetti, sotto questo aspetto, il saggio di Vespa è coerente. Perché il fascismo che riverbera da quelle pagine è cucinato a puntino per suggerire a decine di migliaia di lettori che sì, tutto sommato, ha «fatto anche cose buone». 

Avviandoci al termine di questo lungo centenario, in quello che potrebbe venir ricordato dagli storici del futuro come l’apice del dilagare in Italia di un revisionismo nazional-popolare ma di chiara matrice [prefisso-]fascista, viene da chiedere quanta presa oggi abbiano narrazioni di questo tipo sul senso comune, a prescindere dagli impressionanti dati di vendita delle bufale del giornalista di turno. In questo triennio, proprio da chi non accennava neanche a prendere le distanze dal fascismo storico, lisciando anzi il pelo ai «nostalgici», si è sentito regolarmente evocare il presunto «fascismo degli antifascisti», refrain irricevibile che ha ammorbato il dibattito pubblico italiano, con Pasolini a rivoltarsi nella tomba. Ma il fascismo storico, in fondo, è un tema che è meglio evitare se non per lasciare spazio a fumose retrotopie: quando appare è una versione edulcorata di sé stesso o il frutto esotico di una macedonia di ostentata ferocia, piagnucolante vittimismo e sempreverde xenofobia.

Sincretismi caotici e feroci

La galassia nera è stata ben presente nel favorire caoticamente il dilagare di questa marea revisionista, il «populismo storico» di cui scrive qui Davide Conti, impiattando regolarmente macedonie a uso e consumo della vasta platea di decine di migliaia di persone che, alla faccia dei dibattiti sui prefissi, si definiscono orgogliosamente fasciste (il «del terzo millennio» è stato accantonato da CasaPound Italia). I principali movimenti o partiti neofascisti italiani diffondono con costanza una propaganda sincretica nella quale coesistono riferimenti nazionalistici al primo conflitto mondiale e allusioni a deliranti teorie complottiste recenti come il «piano Kalergi», evocato nelle Faq del sito di CasaPound. La galassia non è tuttavia solamente un’accozzaglia di machismo, anti-immigrazionismo e aforismi che vanno da Mussolini a Putin e da Guevara a personaggi finzionali come Atreju (Atreyu) de La storia infinita. Come ha osservato Elia Rosati nel suo CasaPound Italia (Mimesis, 2018), il tentativo di partecipare al dibattito culturale all’insegna del mimetismo, proponendosi come luogo reale e virtuale di elaborazione, segna la ricerca di legittimazione culturale/politica di CasaPound fin dai suoi esordi, ed è questa la novità rispetto alla pre-esistente Forza Nuova. 

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