Nemmeno il reality show La Casa de los Famosos , spin-off del Grande Fratello, è riuscito a superare il pubblico del primo Consiglio dei Ministri trasmesso in televisione in Colombia lo scorso febbraio. Milioni di colombiani hanno assistito in diretta ai ministri che criticavano il presidente Gustavo Petro, a quello che lo elogiava al limite della dichiarazione d’amore e a quelli che si rimproveravano l’un l’altro.
Questo insolito esercizio di trasparenza governativa, ripetuto più volte da Petro, è stata una delle ultime idee del presidente colombiano per rilanciare la propria popolarità, scesa al 32% a un solo anno dalle elezioni parlamentari e presidenziali del 2026. Le dimissioni a marzo del ministro delle Finanze Diego Guevara, dopo essersi battuto per i tagli di bilancio, dimostrano che Petro è già concentrato sulle elezioni del 2026, sebbene non possa candidarsi alla rielezione poiché la Costituzione lo impedisce.
Il primo governo di sinistra nella storia recente della Colombia entra così nel suo quarto e ultimo anno con la stessa dose di instabilità che l’ha accompagnato fin dall’inizio, dovuta alla mancanza di una maggioranza parlamentare e all’incessante pressione delle élite economiche, mediatiche e giudiziarie. Alcune delle riforme promesse nel 2022 sono state approvate, mentre altre rimangono bloccate in un Congresso controllato dai partiti tradizionali, e l’obiettivo della «pace totale» con i gruppi armati nazionali rimane un sogno. L’esito delle elezioni del 2026 dipenderà dall’equilibrio finale del programma riformista del governo, dalla capacità di Petro di mobilitare i propri sostenitori e dalla capacità dell’opposizione conservatrice di unirsi attorno ai suoi candidati.
L’ex guerrigliero dell’M-19, divenuto presidente, sa bene che le piazze rappresentano il vero campo di battaglia in cui superare in astuzia le forze conservatrici. Per questo motivo, al rifiuto del Senato della sua riforma del lavoro, che mirava a ridurre l’orario di lavoro e a migliorare la retribuzione degli straordinari, ha risposto chiedendo un referendum popolare.
Affinché il referendum abbia successo, sono necessari 13,5 milioni di voti, una cifra molto difficile da raggiungere considerando che Petro è stato eletto con 11,2 milioni di voti. Tuttavia, i sondaggi mostrano un sostegno maggioritario alla tenuta del voto, mostrando che il fascino della retorica anti élite di Petro ha ancora la meglio sui parlamentari dell’opposizione. Anche se il referendum non avesse luogo, il Pacto Histórico, l’ampia coalizione di sinistra di Petro, ha trovato nel referendum quel grido di battaglia per mobilitare la base e cogliere uno slancio a sinistra, in un momento in cui il presunto declino del governo stava diventando insostenibile.
Un programma di riforme incompleto
La riforma del lavoro non è l’unica proposta che si è scontrata con un Congresso dominato dai vecchi partiti. Anche la riforma sanitaria, approvata definitivamente dalla Camera dei Rappresentanti il 6 marzo, ha incontrato numerosi ostacoli. Se il Senato confermerà il suo sostegno, uno dei principali progetti legislativi del Pacto Histórico diventerà realtà: un’iniziativa volta a ridurre il ruolo delle assicurazioni private nel sistema sanitario e a migliorare la prevenzione e l’accesso ai servizi.
Petro è stato costretto a includere rappresentanti dei partiti di centro-destra nel suo governo per garantirsi il loro sostegno, come è avvenuto con l’approvazione della sua prima riforma fiscale. Durante il suo mandato, Petro ha alternato mobilitazioni popolari a sostegno delle riforme con negoziati con i partiti tradizionali, disposti molto spesso ad abbandonare le loro resistenze in cambio di posizioni di potere.
Il governo del Pacto Histórico è riuscito anche ad approvare la riforma dell’istruzione, che prevede l’accesso gratuito all’università per gli studenti provenienti dagli strati sociali più svantaggiati, e la riforma delle pensioni. Quest’ultima è la più importante per ridurre le enormi disuguaglianze sociali ereditate da decenni di governi neoliberisti. (Nonostante la sua la regione con il tasso di diseguaglianza più alto al mondo.)
La riforma di Petro ha rafforzato il sistema pensionistico pubblico creando un «pilastro di solidarietà» che garantisce pensioni dignitose anche a chi non ha raggiunto la soglia contributiva e tiene conto del tempo che le donne dedicano alla cura dei figli. Solo un anziano su quattro ha ricevuto una pensione nel 2022, secondo un rapporto della Pontificia Universidad Javeriana. Si prevede che la riforma allevierà questa situazione, riducendo la povertà tra gli ultrasessantenni.
Inoltre, Petro ha reso la Colombia un esempio internazionale delle politiche di transizione socio-ecologica. Ha promosso accordi sociali con agricoltori e comunità indigene per proteggere l’Amazzonia, ha promosso le energie rinnovabili modificando le normative per aumentare i benefici per le comunità locali e ha mantenuto la promessa di bloccare nuove esplorazioni di idrocarburi, una misura senza precedenti che accelera il percorso verso un futuro libero da combustibili fossili. Sebbene sia ancora troppo presto per valutare l’impatto di queste politiche, la netta spinta ecologica del governo colombiano contrasta con la debolezza delle sue controparti nel Nord del mondo.
La ridistribuzione delle terre e l’inafferrabile “pace totale”
Una delle principali riforme in sospeso riguarda il miglioramento della distribuzione della terra, in un paese con la più diseguale distribuzione dell’America Latina: l’80% della terra appartiene all’1% della popolazione. Quasi un terzo dei colombiani è contadino, il che significa che milioni di persone sopravvivono con piccoli appezzamenti di terreno. Un’analisi dell’Università Nazionale della Colombia ha rivelato che ogni mucca allevata in modo estensivo ha a disposizione più terreno da pascolo di quanto una famiglia di contadini ne abbia da coltivare. Il conflitto armato che affligge il paese dagli anni ’60 ha aggravato il problema, poiché i grandi proprietari terrieri hanno spesso fatto ricorso a gruppi paramilitari per espellere i contadini dalle loro terre.
Il governo del Pacto Histórico ha cercato di invertire questa situazione distribuendo terreni alle famiglie contadine e formalizzando le piccole e medie proprietà rurali. Questi obiettivi erano già delineati nell’accordo di pace firmato nel 2016 tra lo Stato colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), ora disciolte, ma il governo conservatore di Iván Duque (2018-2022) non ha attuato l’accordo.
L’amministrazione Petro, che ha escluso espropriazioni forzate, ha designato al progetto poco più di centomila ettari, ben lontani dai tre milioni previsti dall’Accordo di Pace. La Legge sulla Giurisdizione Agraria, che accelererebbe la ridistribuzione delle terre, è ancora in attesa di approvazione e ha incontrato una forte opposizione da parte della destra al Congresso. «L’estrema destra cercherà sempre di mantenere l’ingiusta proprietà terriera in Colombia», ha scritto Petro su Twitter/X nel 2024. «Sanno che da essa sono emersi violenza e narcotraffico, che hanno alimentato il progetto politico di arretratezza su cui sono costruiti».
L’altro grande dossier incompiuto del governo è la «pace totale», l’obiettivo più ambizioso. L’accordo di pace del 2016 ha posto fine alla guerra tra lo Stato e le Farc, ma ex combattenti dissidenti di quest’ultima, gruppi paramilitari e criminali, e il gruppo guerrigliero dell’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln) controllano ancora vaste aree del territorio colombiano. Il gruppo più numeroso è il Clan del Golfo, una forza di novemila combattenti guidata da ex comandanti paramilitari e narcotrafficanti. Dopo il fallimento delle strategie militariste dei governi precedenti, Petro ha avviato processi di dialogo con diversi di questi gruppi illegali. I cessate il fuoco raggiunti in diverse parti della Colombia hanno ridotto la violenza, come confermato da un rapporto della Giurisdizione Speciale per la Pace.
Tuttavia, il fallimento dei colloqui di pace con l’Eln, che sembravano promettenti, e lo scoppio della violenza tra gruppi armati nella regione di Catatumbo all’inizio del 2025, che ha causato decine di morti e migliaia di sfollati, hanno vanificato l’obiettivo di una “pace totale” a breve termine. Pur non avendo abbandonato il dialogo con i gruppi armati, il governo ha aumentato la pressione militare e si è concentrato sui negoziati a livello locale per la de-escalation del conflitto e la protezione dei civili.
La lunga corsa verso il 2026
Mentre cerca di approvare le riforme più importanti ancora in sospeso, il Pacto Histórico guarda già al 2026. Le elezioni legislative si terranno a marzo e quelle presidenziali a maggio e giugno. Il Pacto Histórico non ha ancora scelto un candidato, sebbene abbia confermato che la coalizione diventerà un partito unico, riducendo il rischio di divisioni a sinistra. Lo stesso non si può dire per il centro e la destra, impegnati in una feroce battaglia per la guida dell’opposizione.
Il nome che più circola per succedere a Petro è Gustavo Bolívar, attuale direttore della Prosperità sociale e candidato sindaco di Bogotà alle ultime elezioni, noto anche per essere l’autore di romanzi adattati in serie televisive di grande successo, come Sin Tetas No Hay Paraíso. Un’altra opzione è María José Pizarro, senatrice e figlia di Carlos Pizarro, compagno di Petro nell’M-19, assassinato nel 1990.
La destra è convinta che il tempo di Petro sia scaduto, ma non è d’accordo su chi dovrebbe succedergli. L’outsider Vicky Dávila, ex direttrice della rivista Semana e feroce critica di Petro, si distingue nella corsa, posizionandosi come la versione colombiana di Donald Trump o Javier Milei. Dovrà competere con potenziali candidati del Centro Democratico, il partito ultraconservatore dell’ex presidente Álvaro Uribe, attualmente sotto processo per presunti legami con gruppi paramilitari. Tra questi ci sono i senatori Miguel Uribe, María Fernanda Cabal e Paloma Valencia, tutti di estrema destra. Anche il sindaco di Bogotà Juan Manuel Galán (di centro-destra) e gli ex candidati presidenziali centristi Sergio Fajardo e Germán Vargas potrebbero unirsi alla corsa.
In assenza di candidati certi, un sondaggio di marzo ha mostrato un voto molto frammentato, con Bolívar (11,8%), Fajardo (9,5%) e Dávila (8,3%) in testa. Tuttavia, le buone notizie per la sinistra finiscono qui, poiché gli elettori che si identificano con ideologie di destra e centriste ammontano a oltre il 57%, mentre meno del 19% si identifica come di sinistra. Le alleanze tra candidati centristi e di destra saranno fondamentali.
L’unica certezza per il Pacto Histórico è che la pre-campagna, già iniziata, si svolgerà su due fronti paralleli: il Congresso, dove il governo spingerà a qualsiasi costo le principali riforme in sospeso, e le piazze, dove Petro cercherà di mobilitare i suoi sostenitori in difesa della riforma del lavoro, simbolo del cambiamento politico da lui guidato dal 2022.
*Pablo Castaño è un giornalista freelance e politologo. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche presso l’Università Autonoma di Barcellona e ha scritto per Ctxt , Público , Regards e l’ Independent. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

