Jacobin Italia

Comincia l’era dell’instabilità

23 Marzo 2022

Adam Tooze è uno dei massimi esperti sul modo in cui le crisi economiche ridefiniscono di volta in volta il mondo. Qui spiega come la crisi pandemica è destinata ad avere maggiori conseguenze di quella finanziaria del 2008

Adam Tooze è il principale esperto di crisi economiche e di come abbiano plasmato il mondo moderno. In questa intervista spiega perché la pandemia trasformerà la politica globale ancor più del crack finanziario del 2008, inaugurando un’epoca di instabilità

Prima della pandemia molti avevano previsto un altro crollo finanziario come quello del 2008. Invece è scoppiata una crisi molto diversa. Nel suo libro L’anno del rinoceronte grigio lei nota come la minaccia di una pandemia scatenata da una malattia infettiva fosse stata identificata da tempo dagli esperti e dagli organi di controllo. Cosa ci dice del sistema mondiale il fatto che non sia stata adottata alcuna misura di prevenzione contro la minaccia pandemica?

In parte la ragione è insita nella natura stessa della minaccia. Le epidemie appartengono alla stessa famiglia del cambiamento climatico: sono rischi poco comuni. Ciò non toglie che l’argomento abbia saturato per decenni il discorso scientifico, ben prima che la minaccia diventasse concreta. Ma il fatto è che cose come queste vanno al di là dell’immaginazione di chi passa il tempo a ragionare sui potenziali rischi finanziari. Proprio ora siamo in pieno dibattito per convincere i regolatori finanziari e i banchieri centrali a interiorizzare questioni come il cambiamento climatico all’interno dei loro sistemi.

Il sociologo Niklas Luhmann a questo proposito direbbe che l’efficienza dei sistemi moderni dipende in larga misura dalla loro ottusità. È quello che permette loro di funzionare in modo efficiente: i problemi possono essere contemplati solo se rientrano nel codice del sistema, e allora vengono affrontati in modo iperefficiente. Invece il rischio climatico e quello pandemico sfuggono alle griglie, sono difficili da circoscrivere.

Volendo scendere più nel concreto, prima del 2020 tutti gli studi sul rischio pandemico tendevano a considerare un’epidemia come un problema dei paesi poveri. Come sottolinea Andreas Malm nel suo pamphlet Corona, Climate, Chronic Emergency [tradotto in italiano da Ponte alle grazie, Ndr] la portata gigantesca della risposta data dal mondo a questa crisi dipende molto dal fatto che ha coinvolto i paesi ricchi, che hanno dovuto salvarsi. Lo shock del 2020 ha colpito nel giro di pochi mesi prima la Cina, poi l’Europa e gli Stati uniti, tre realtà che insieme rappresentano il 60% del Pil globale. 

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