Jacobin Italia

Cos’è il Green New Deal

19 Settembre 2019

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L’emergenza ambientale è una crisi che contiene tutte le crisi, per questo Alexandria Ocasio-Cortez propone che sia occasione per ridisegnare le politiche economiche

«Penso che sia molto importante per i democratici andare avanti con il loro Green New Deal. Sarebbe bello eliminare definitivamente tutti gli aerei, le automobili, le mucche, il petrolio, il gas e i militari, anche se nessun altro paese farebbe lo stesso. Magnifico!». Con questo tweet sarcastico il presidente Donald Trump ha salutato la proposta presentata al Congresso statunitense nel febbraio scorso dalla deputata eletta nel Partito democratico, e appartenente ai Democratic socialist of America (Dsa), Alexandria Ocasio-Cortez, divenuta nei mesi tema di discussione in tutto il mondo. La proposta genera nervosismo tra gli stessi democratici più legati all’establishment, ma è andata ben oltre i confini della sinistra socialista e, secondo alcuni sondaggi, 8 cittadini americani su 10 sarebbero favorevoli. 

Cosa prevede concretamente? La versione più compiuta la troviamo nella risoluzione congressuale di 14 pagine presentata dalla stessa Ocasio-Cortez insieme al senatore Ed Markey. Si tratta di un mandato al governo federale per avviare un ambizioso piano per la progressiva uscita dall’economia degli idrocarburi, creando al contempo lavoro e riducendo le diseguaglianze. Nel preambolo si legge: «Dal momento che gli Stati uniti sono stati storicamente responsabili di una quantità sproporzionata di emissioni di gas a effetto serra, avendo emesso il 20% delle emissioni globali nel 2014, e disponendo di un’elevata capacità tecnologica, devono assumere il ruolo guida nella riduzione delle emissioni a livello internazionale attraverso la trasformazione della propria politica economica». 

Era il 1932 quando il futuro presidente Franklin Delano Roosevelt lanciò lo slogan del New Deal per risollevare gli Stati uniti dagli effetti della grande crisi economica scoppiata nel 1929. Si trattò di un cambiamento radicale di politica economica, che metteva in discussione la tradizione liberista abbracciando le tesi di John Maynard Keynes che proponevano un forte intervento pubblico per correggere gli effetti socialmente più iniqui del libero mercato. Quasi novant’anni dopo, la più giovane parlamentare della storia degli Usa fa leva su quello stesso immaginario per uscire, contemporaneamente, dalla crisi economica iniziata nel 2007 e da quella climatica in cui siamo immersi. L’idea di un Green New Deal, a dire il vero, fa parte del dibattito dei movimenti ambientalisti statunitensi dall’inizio del nuovo millennio. Oggi l’ipotesi è però divenuta una grande battaglia politica, anche con iniziative di movimento, convegni e un’ampia produzione di testi tematici su varie riviste. L’obiettivo è andare oltre gli stessi limiti del piano Roosevelt: «La mobilitazione del governo durante la Seconda guerra mondiale e il New Deal hanno creato la più grande classe media che gli Stati uniti abbiano mai conosciuto, ma molti membri delle comunità più vulnerabili sono stati esclusi dai vantaggi economici e sociali di tale mobilitazione».

La principale forza del Green New Deal è quella di affrontare la crisi climatica non come emergenza passeggera, ma come crisi che contiene tutte le crisi, con l’idea che non possa esserci giustizia climatica senza giustizia sociale. «Attualmente gli Stati Uniti – si legge ancora nella risoluzione – stanno vivendo diverse crisi correlate tra loro [...]. Una tendenza decennale alla stagnazione economica, alla deindustrializzazione e a politiche contro il lavoro hanno portato a paghe orarie stagnanti dagli anni Settanta nonostante l’aumento della produttività dei lavoratori; al terzo peggior livello di mobilità socioeconomica nei paesi sviluppati; a risorse inadeguate per i lavoratori del settore pubblico per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici a livello locale, statale e federale; alla più grande diseguaglianza dagli anni Venti, con l’1% più alto dei percettori di reddito che ha ottenuto il 91% della ricchezza nei primi anni di ripresa economica dopo la crisi; a un’enorme sperequazione razziale della ricchezza che equivale a una differenza di 20 volte tra una famiglia bianca e una nera di pari età; a un divario di retribuzione tra i sessi che si traduce in donne che guadagnano in media l’80% del salario degli uomini. I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la distruzione ambientale hanno esacerbato le ingiustizie razziali, sociali, ambientali ed economiche».

Al centro del piano c’è l’obiettivo di raggiungere il 100% di energia rinnovabile, contro il 20% dell’attuale peso di tali fonti energetiche, da raggiungere «attraverso una mobilitazione nazionale decennale» per trasformare ogni settore dell’economia (energetico, manufatturiero, edilizio, dei trasporti, agricolo ecc.). Il testo come detto non prevede solo obiettivi ambientali ma anche sociali (riportati nelle schede a seguire). L’idea è che le politiche per la transizione ecologica possano creare posti di lavoro di alta qualità (l’obiettivo reso esplicito da Sanders è di 20 milioni di nuovi occupati negli Usa) a cui siano garantiti pieni diritti sindacali e sociali. 

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