Valeria Racu è la portavoce del sindacato degli inquilini e delle inquiline di Madrid, una realtà politica attiva nella capitale dal 2017, protagonista della nuova ondata di mobilitazioni per il diritto alla casa e a una vita degna che sta attraversando l’intero paese. Le centinaia di migliaia di persone scese in piazza negli ultimi mesi rappresentano la più significativa novità politica dai tempi del movimento degli indignados del 15M, nel 2011. È una lotta che parla a tutta Europa, alle decine di città ostaggio dei signori della rendita e di decisori politici evidentemente complici, nelle quali ci si trova di fronte al ricatto di dover scegliere se spendere oltre la metà del proprio stipendio in affitto o abbandonare il proprio quartiere, la propria città.
Di fronte a questo scenario, il sindacato madrileno si configura come un’esperienza politica estremamente interessante per la capacità di coniugare la costruzione di un discorso pubblico con ambizione egemonica, che si serve di un importante investimento nella comunicazione, a un forte radicamento territoriale, costruito barrio per barrio attraverso la riscoperta dello strumento sindacale come forma di organizzazione dell’inquilinato.
Potresti spiegarci come nasce questa nuova ondata di mobilitazione intorno al tema della casa? Rappresenta una novità?
La mobilitazione nasce da una situazione ormai insostenibile: da oltre un decennio, i prezzi degli affitti continuano a salire mentre i salari restano bassi. Il 13 ottobre 2024, in centinaia di migliaia siamo scese in piazza a Madrid, dando vita a una mobilitazione che ha rappresentato un momento di svolta, segnando un prima e un dopo. Non si vedeva nulla di simile da più di dieci anni. Il messaggio è stato chiaro: è finito il tempo dell’attesa di un cambiamento dall’alto. Soprattutto, oggi sul tavolo c’è finalmente una proposta concreta: lo sciopero degli affitti. Le prime mobilitazioni sono nate la scorsa primavera nei territori più colpiti dalla turistificazione, come le Canarie, le Baleari o Málaga, riportando così il tema della casa al centro del dibattito in tutto il paese. Il 5 aprile, poi, questa escalation ha raggiunto un nuovo apice con una manifestazione statale, un’assoluta novità: hanno aderito più di 42 città. È stato un ulteriore passo avanti nel conflitto. Non si tratta più di chiedere, ma di organizzarsi. La gente sta dicendo: basta, è arrivato il nostro momento.
Quali sono stati i passaggi politici che hanno permesso quella che voi definite la normalizzazione della possibilità di fare affari con la casa?
