Jacobin Italia

Deportare e punire

3 Dicembre 2025

Le deportazioni di massa colpiscono i lavoratori ma danneggiano anche l’economia. Ma Donald Trump sta scommettendo sul fatto che questa crisi colpisca l’opposizione politica e cementi una maggioranza di suoi sostenitori

Facendo dell’immigrazione il fulcro della propria campagna elettorale del 2024, Donald Trump ha generato a un sol tempo due punti deboli per il suo mandato. In primo luogo, non era chiaro se avrebbe mantenuto la promessa di dare inizio alla «più vasta operazione di deportazione nella storia americana», espellendo almeno un milione di persone all’anno e «sigillando» i confini con leggi più dure e un giro di vite ai valichi di frontiera. Il mancato raggiungimento di questi obiettivi così ambiziosi non rischiava di essere letto dalla base elettorale nazionalista come un tradimento? In secondo luogo, se anche Trump fosse poi riuscito a dar seguito a simili impegni, la ricaduta economica – causata dalla perdita di lavoratori, competenze, entrate fiscali e consumatori essenziali al paese – sarebbe stata pesante. Non avrebbe finito per danneggiare i gruppi che lo hanno portato alla Casa Bianca?  

A oltre sei mesi dall’inizio del secondo mandato di Trump, le risposte iniziano a definirsi. Alcuni analisti hanno giustamente messo in guardia rispetto ai rischi insiti nel minimizzare le uscite folli del presidente e nell’interpretare le sue azioni come parte di un progetto più grande o di una visione di lungo periodo. In un certo senso, sarebbe facile vedere nel suo programma di irrigidimento dei confini nulla più di uno spettacolo di crudeltà mosso dal miraggio di un’invasione aliena, piuttosto che un progetto politico concreto.

Eppure, alcuni membri dell’entourage di Trump credono davvero di poter usare le politiche migratorie al fine di consolidare una coalizione elettorale che mantenga i Repubblicani al potere negli anni a venire. Mettendo assieme classi sociali e gruppi d’interesse diversi, sperano di superare la polarizzazione odierna e favorire un riallineamento politico più profondo in cui la destra possa contare su una maggioranza più forte.

Un primo bilancio delle politiche di Trump 

Per comprendere questo approccio e valutare se possa funzionare, è prima necessario riassumere quanto fatto dall’amministrazione presidenziale fino a oggi. Subito dopo l’insediamento, Trump ha dichiarato la situazione alle frontiere un’emergenza nazionale e ha emesso una serie di ordini esecutivi in materia. Sono state introdotte nuove barriere, da quelle fisiche a quelle tecnologiche per la sorveglianza, fino agli stormi di droni. I percorsi per la domanda di asilo sono stati interdetti, il programma per le persone rifugiate è stato sospeso completamente e gli appuntamenti già fissati sono stati cancellati di punto in bianco. È stato ripristinato il cosiddetto protocollo «Resta in Messico», che costringe le persone ad attendere che i loro casi vengano valutati rimanendo a sud della frontiera, in contesti affollati e insalubri. Per chi tenta di entrare nel paese «illegalmente» – termine del tutto ingiustificato dal momento che i canali legali sono chiusi – la pena consiste in arresti sommari e allontanamenti.

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