Jacobin Italia

Diffidare della verità

15 Giugno 2022

La propaganda bellica di questi giorni ci ricorda che non esiste una conoscenza assoluta e indiscutibile dei fatti: questa deriva sempre da prospettive molteplici e dall’azione di una comunità interpretativa di lotta

Fake news, fatti alternativi, complottismi, negazionismi, falsificazioni della storia, bugie della stampa, Grande Reset – la situazione appare poco chiara, opaca, illeggibile. Siamo in presenza di un attacco senza precedenti contro la realtà, assistiamo impotenti a una crisi della verità? 

La questione si è amplificata e acuita negli ultimi tempi in cui dalla subdola guerra di opinioni, che caratterizzava in precedenza il dibattito, si è passati all’esplosivo scenario di opinioni in guerra. La propaganda militarista, ogni giorno più violenta, ripropone il tema della verità nello spazio pubblico, tanto più che «propaganda» non ha solo il senso di diffondere ed estendere, ma anche di consolidare e fissare. Basterà il tentativo di decostruirne il gergo, smontarne i termini chiave, smascherarne le bugie? C’è chi invoca la trasparenza e guarda alla Verità, quella dei fatti, cercando di indicarne criteri, norme e canoni. La via, però, non è così semplice.

Governare e mentire

Da sempre menzogna e politica sono strettamente intrecciate. Governare ha in un certo modo a che fare con mentire – e viceversa, mentire con governare. Lo sapevano bene i Greci – a cominciare da Platone e Aristotele – preoccupati per l’effetto tossico prodotto dall’abuso delle parole. Se la menzogna politica è antica quanto la città, e risale dunque alle sue origini, è nel secolo scorso che – com’è noto – si è sviluppata una politica della menzogna raggiungendo vette inquietanti all’epoca dei totalitarismi. La democrazia liberale avrebbe dovuto favorire l’informazione prevenendo al contempo falsità dannose e insensatezze fuorvianti. Quel che accade è il contrario. 

Già nel 1972 Hannah Arendt, profondamente delusa dal dibattito pubblico nella democrazia statunitense, indica nella tensione tra «noi» e «loro», destinata a intensificarsi, l’ambito della nuova propaganda. Se chi mente si rivolge a «loro», ai molti altri, potenziali nemici, parla però al contempo soprattutto ai «noi». Così Arendt scrive: «Il punto cruciale qui non è semplicemente il fatto che la politica della menzogna sia stata solo di rado rivolta contro il nemico […], ma che sia stata destinata principalmente, se non esclusivamente, ad un uso interno, alla propaganda nazionale». Non si tratta di sbaglio, di errore di calcolo. Aggiudicarsi il favore della gente, ottenere il consenso della massa: questa è la nuova arma, nell’arsenale della politica. L’arena pubblica diventa il nuovo campo di battaglia. Al punto che, come appare chiaro nel nuovo conflitto europeo di questi giorni, si può perdere una guerra, ma non si può perdere la faccia. Basta allora non ammettere la sconfitta ricorrendo a una sapiente narrazione.

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