Quasi quattromila anni fa, un sovrano babilonese fece incidere su pietra un testo regale contenente una raccolta di leggi. Se il nome di quel lontano re dice ancora oggi qualcosa a chi lo sente pronunciare, lo deve soprattutto alla fama di quel testo, il «Codice di Hammurabi».
Il testo è noto soprattutto per l’estesa applicazione di un principio noto come «legge del taglione»: occhio per occhio, dente per dente. La raccolta, però, è preziosa per tanti altri motivi; ad esempio, per la finestra aperta sulla società e sulla cultura dell’antica Mesopotamia. Tra le cose più interessanti che ci ha permesso di apprendere, ce n’è una spesso sottovalutata: fin dall’antichità, noi esseri umani abbiamo prestato particolare attenzione alla qualità del nostro lavoro, valutandolo e distinguendo tra lavori ben fatti e lavori fatti male. Che si trattasse di cibo, costruzioni, prestazioni artistiche o intellettuali poco importa. Molti punti del «Codice di Hammurabi» sono dedicati proprio a stabilire salari e pene per i professionisti in base alla qualità del lavoro svolto. Per esempio, si dice che se un veterinario cura per bene un bue deve essere pagato «un sesto di shekel», mentre se lo cura male dovrà pagare un indennizzo al proprietario corrispondente a un quarto del valore dell’animale. I costruttori rischiavano addirittura di essere condannati a morte, nel caso in cui le abitazioni da loro costruite crollassero.
Spostandoci in epoche e culture differenti, il risultato è simile: l’essere umano presta attenzione alla qualità del proprio lavoro. In alcuni ambiti più documentati, è addirittura possibile tracciare una «storia della qualità» e osservare come i metodi e i criteri di valutazione siano variati nel corso del tempo.
Con l’aumentare della popolazione, degli scambi e delle comunicazioni, i lavori si sono diversificati ed è aumentato il livello di specializzazione richiesto. Si è andata diffondendo e affinando la pratica (nota già agli antichi) di definire uno «standard», cioè un modello da usare come riferimento e un insieme di norme fissate allo scopo di ottenere il prodotto più vicino possibile a tale modello. È aumentato anche, insieme, il numero di ambiti su cui non possiamo essere sufficientemente informati. Quando ci incamminiamo su terreni poco conosciuti, il nostro bisogno di rassicurazione aumenta. «Certificare» vuol dire proprio «accertare», «rassicurare». Un «certificato» è una «rassicurazione» rilasciata da qualcuno con l’autorità per farlo.
