Jacobin Italia

Dopo la Siria, l’Ucraina

15 Giugno 2022

Il conflitto in Ucraina attrae già dal 2014 combattenti stranieri provenienti da tutt’Europa con una preminenza di militanti neonazisti, schierati sia dal lato «euroasiatico» di Putin che sulla sponda filo-occidentale di Kiev

Alla fine di marzo il bollettino di guerra in Ucraina restituisce alle cronache la prima vittima di nazionalità italiana. Si tratta del volontario Edy Ongaro, militante del Collettivo Stella Rossa – Nordest, partito nel 2015 per la difesa della Repubblica Popolare di Donetsk con la Brigata Pryzrak, nella regione orientale del Donbass. Il suo caso, per niente isolato, ha riacceso l’attenzione mediatica su combattenti volontari, o mercenari europei.

Un fenomeno in crescita

Si stima che il conflitto in Ucraina abbia finora mobilitato circa 17 mila foreign fighters provenienti da una cinquantina di paesi, prevalentemente euro-asiatici, per la stragrande maggioranza di origine russa, di cui almeno una sessantina anche di nazionalità italiana.

Diversamente dalle milizie mercenarie, ingaggiate sotto forma di contractor, come nel caso del famigerato Gruppo Wagner al soldo di un oligarca del Cremlino, il concetto di foreign fighter si è diffuso con la guerra in Siria e, secondo la definizione dello studioso David Malet,si riferisce a persone che scelgono spontaneamente di combattere in un paese straniero, per motivi personali diversi dal compenso o per legami spesso di carattere politico-religioso. Resta tuttavia controversa l’attribuzione di una simile etichetta anche per lo scenario ucraino, considerando l’intricata situazione geopolitica e l’inquadramento ibrido di molti combattenti volontari, a fianco di truppe regolari di Mosca o di Kiev.

Questo tipo di fenomeno è senz’altro favorito da tipologie di conflitto sempre più asimmetriche, come quelle a bassa intensità, in cui operano fazioni paramilitari, che tendono ad assumere un ruolo destabilizzante. Alcuni fattori, come la maggiore mobilità internazionale, l’elevata inter-connessione tramite piattaforme digitali e social media, combinati con la crescente spettacolarizzazione in tempo reale delle guerre sono aspetti altrettanto determinanti. Proprio dai social network, come la piattaforma molto in voga nella scena neofascista Vk.com, o dai canali Telegram come World Terror, oppure con le numerose testimonianze postate sui profili Facebook e Instagram arrivano aggiornamenti dal campo di battaglia.

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