Jacobin Italia

E l’8 marzo spagnolo bloccò il paese

20 Febbraio 2019

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Nel 2018 lo sciopero delle donne ha coinvolto sei milioni di lavoratrici e lavoratori di tutti settori. Alcune grandi fabbriche hanno interrotto la produzione e le televisioni sono state costrette a modificare la programmazione

Lo sciopero delle donne dell’8 marzo 2018 rappresenta un evento fondativo nella storia del femminismo in Spagna. Diversamente dal solito, l’organizzazione di una giornata di sciopero dal lavoro non arrivava dal movimento sindacale, ma dal movimento femminista. L’appello alla mobilitazione, inoltre, si rivolgeva a tutte le donne, le invitava a scioperare in contesti diversi, non solo nel lavoro e nello studio, ma anche nella cura e nel consumo. Il movimento femminista proponeva una risignificazione dello sciopero includendovi tutte le attività necessarie per la riproduzione sociale, indipendentemente dal fatto che fossero retribuite. L’obiettivo era mostrare che «se ci fermiamo, si ferma il mondo». E così è stato.

Un successo insperato?

Sebbene non ci siano cifre certe sull’impatto dello sciopero del lavoro di 24 ore, sei milioni di lavoratrici e lavoratori si sono uniti ai blocchi di due ore convocati dai sindacati maggioritari, specialmente nei settori dell’istruzione, della sanità, della pubblica amministrazione e dei trasporti. Le fabbriche Seat e Ford hanno interrotto la produzione e la programmazione televisiva è stata modificata. Perfino la regina Letizia ha fatto saltare la sua agenda di quel giorno. Ma se la vittoria di uno sciopero non si misura unicamente dai dati dell’adesione, bensì anche dall’impatto sull’opinione pubblica, il successo è stato inequivocabile. Le donne del nostro paese si sono riprese le strade: ci sono stati caceroladas [proteste con pentole e coperchi, ndt], picchetti, blocchi di strade e ferrovie, azioni, presidi e manifestazioni di massa. Non si era mai visto niente di simile.

Nonostante le dimensioni della mobilitazione abbiano preso di sorpresa molti analisi e mezzi di comunicazione nazionali e internazionali, come ha segnalato la veterana femminista Justa Montero «lo sciopero aveva già vinto» prima che iniziasse la giornata, dato che l’appello era riuscito a mettere in marcia un processo di cambiamento che si è esteso per mesi «come una macchia d’olio che sarebbe arrivata in ogni angolo» (Ctxt, 27/03/2018). Un processo di cambiamento avvenuto su un terreno reso già fertile dalla potente ondata di mobilitazioni femministe che caratterizza la Spagna dal 2014.

L’ondata femminista 

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