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Ecco perché Warren a questo punto dovrebbe ritirarsi

13 Febbraio 2020

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Dopo i primi risultati è evidente che Warren non sta combattendo Biden o Buttigieg: sta ostacolando Sanders. Ma è tempo che la sinistra si rafforzi attorno al candidato più forte

Quando Trump ha vinto le elezioni generali del 2016, mia moglie era incinta di otto mesi. E anche se non sono un grande fan di Hillary Clinton, la mattina dell’8 novembre, poche settimane prima della nascita di mia figlia, ho assurdamente supposto che sarebbe cresciuta in un mondo con una presidente donna. Invece, mi è toccata l’amministrazione Trump.

È scontato dunque che sia alla disperata ricerca di un nuovo presidente che inizi a costruire degli Stati uniti migliori. Sono un sostenitore di Elizabeth Warren e del suo tentativo di tornare al liberalismo del New Deal dopo decenni di deregulation e politiche anti-sindacali. Anche Bernie Sanders è un suo sostenitore e, in effetti, non avrebbe corso alla presidenza nel 2016 se lei fosse entrata in gara.

Nonostante le faide a sinistra di questo periodo, mi piace Elizabeth Warren. Voglio che mia figlia veda una presidente donna nella sua vita. Ma dopo la sua prestazione di ieri nel New Hampshire, è tempo per i progressisti che ancora la supportano di stringersi attorno a Bernie Sanders.

Può essere difficile da accettare per alcuni, ma è importante. Sanders è il principale concorrente per la presidenza e Warren sta pescando voti dal suo elettorato potenziale. Se continua, rischia di consegnare la nomination a Joe Biden o Pete Buttigieg.

Bernie Sanders ed Elizabeth Warren non hanno le stesse posizioni politiche (io sono molto più propenso al suo socialismo democratico rispetto al capitalismo liberale di lei), ma rispetto al resto dei candidati, costituiscono una categoria a parte.

È nell’ordine delle cose che solo un candidato otterrà la nomination democratica. L’estate scorsa, gli elettori di Sanders e Warren dichiaravano di non considerare l’altro candidato come seconda scelta. In quella fase della campagna, il fatto che corressero entrambi ha rappresentato un vantaggio per la sinistra. Hanno combattuto per radicalizzare il campo politico e se uno dei due avesse abbandonato la competizione prima del tempo, molti dei loro sostenitori avrebbero potuto inciampare in un candidato molto peggiore.

Questa fase è diversa. Recenti sondaggi mostrano che gli elettori di Warren classificano Bernie come seconda scelta e viceversa. Bernie ha vinto nel voto popolare in Iowa, anche se è arrivato secondo nel conteggio dei delegati. Warren si è  piazzata terza. Se le loro forze si unissero sarebbero ​​primi nel conteggio dei delegati, ma è esattamente questo il problema: non esiste alcuna alleanza. Al momento, si stanno sottraendo voti a vicenda. In un piccolo Stato come l’Iowa, il conteggio effettivo conta poco. Ma la posta in gioco sta per aumentare.

Bernie ha vinto in modo inequivocabile ieri nel New Hampshire, e i sondaggi in Nevada lo danno in leggero vantaggio su Biden e con ampio scarto su Warren. Biden è ancora avanti nei sondaggi della Carolina del Sud, ma anche qui Bernie è in crescita; Biden è in netto calo. Se dopo i primi quattro stati – Iowa, New Hampshire, Nevada e Carolina del Sud – Warren si trovasse ancora al terzo posto o peggio, la mossa da fare sarebbe chiara: dovrebbe abbandonare la gara e sostenere con forza Bernie Sanders prima del Super Tuesday.

Alcuni di sinistra hanno discusso della prospettiva di una convenzione di mediazione, in cui Sanders e Warren uniscono i loro delegati contro un candidato centrista. Questo scenario ha senso per la sinistra in uno quadro in cui Biden avesse guadagnato la maggioranza relativa, magari il 40% dei delegati, ma Bernie e Liz insieme potrebbero arrivare al 50 o il 60%. In breve, una convenzione di questo tipo sarebbe il miglior risultato per la sinistra, con un centrista in vantaggio.

Ma non è questa la situazione attuale. Ora abbiamo un leader di sinistra. Non bisogna fare troppo affidamento sui sondaggi di FiveThirtyEight, ma le loro previsioni della scorsa settimana danno Sanders vincente in tutte le 49 competizioni statali rimaste. È cresciuto nei sondaggi nazionali, in particolare tra gli elettori afroamericani, e negli stati chiave si piazza bene.

A questo punto, Warren non sta combattendo Biden o Buttigieg – sta ostacolando Bernie Sanders. Invece è tempo che la sinistra si rafforzi attorno al primo classificato.

*Luke Elliott-Negri è un attivista sindacale, PhD in sociologia al the CUNY Graduate Center. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è di Giuliano Santoro.