Il 2010 era stata una grande annata per Michel Houellebecq. Mentre le rivolte del pane scoppiavano in tutto il Nord Africa, estendendosi a novembre oltre le coste meridionali d’Europa, il suo romanzo La carta e il territorio si aggiudicava il Goncourt, il più prestigioso dei premi francesi dedicati alla letteratura. Qualche mese dopo, la sua satira dedicata al mondo dell’arte contemporanea avrebbe scalato le classifiche dei best-seller, accumulando vendite per centinaia di migliaia di copie e garantendogli quel riconoscimento che lo scrittore aveva inseguito per una vita. Con la sua consueta posatezza, Houellebecq aveva chiuso l’anno con queste parole: «Nel 2010 ho vinto il Goncourt, la Francia ha fatto schifo ai Mondiali e la Apple ha lanciato il suo iPad».
Quando Hessel batteva Houellebecq
Ciò nonostante, già all’inizio del 2011, il centro della scena letteraria francese sarebbe stata usurpata dal più improbabile dei rivali: un pamphlet di appena venti pagine scritto da un veterano della resistenza transalpina di nome Stéphane Hessel. Incitando i cittadini di tutto l’occidente a rivoltarsi contro le élite e a porre un freno alla china verso l’apartheid economico, Indignatevi! – questo il titolo del libro – suonava accordi molto diversi da quelli houellbecquiani. «Alcune cose in questo mondo sono inaccettabili», inveiva Hessel. Mentre «la prospettiva peggiore è l’indifferenza», che ci priva di una delle più elementari qualità dell’essere umano: «la capacità e la libertà di indignarsi».
Il colpo era stato spietato, da maestro: a pochi mesi dalla pubblicazione, il manifesto degli scontenti di Hessel aveva venduto più di cinquecentomila copie, prestando il proprio nome al movimento internazionale degli «indignados», già insediatosi nelle maggiori piazze europee durante l’estate successiva al movimento della Primavera araba. Entrambi i movimenti scaturivano esplicitamente dal crash finanziario del 2008, che a sua volta aveva innescato le crisi valutarie in Nord Africa e gli ultimatum sul debito pubblico nei paesi dell’Europa meridionale. Per alcuni osservatori la sconfitta di Houellebecq per mano di Hessel possedeva qualcosa di irresistibilmente simbolico: il nonno indignato aveva superato il cinico di mezza età. «In un’epoca in cui questo sinistro oracolo, con la sua Francia nevrastenica e museale, è in ascesa», riportava allora un giornalista francese, questo «sorprendente libercolo… si è messo a scalare le classifiche». Con l’inizio del populismo, un prototipo letterario buono per gli anni Novanta e Duemila – decenni segnati da una relativa quiescenza politica – stava ormai scomparendo sia in senso politico che commerciale.

