Jacobin Italia

I conti con i socialisti

25 Giugno 2026

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La schiacciante vittoria elettorale dei candidati sostenuti da Mamdani e nove vittorie su dieci ottenute dai Democratic Socialist of America alle primarie di New York, il sindaco e il movimento socialista si confermano come forze che contano

Tutti concordavano sul fatto che le primarie di martedì 23 giugno a New York fossero cruciali. Il carisma, le idee e la forza di volontari a sostegno del sindaco Zohran Mamdani si sarebbero tradotti in vittorie elettorali per i suoi alleati? E i Democratic Socialists of America di New York (Nyc-Dsa) sarebbero riusciti a mantenere lo slancio elettorale dopo la storica vittoria a sorpresa alle elezioni per la carica di sindaco dello scorso anno? La risposta a entrambe le domande è stata un sonoro e inequivocabile sì.

Le vittorie socialiste hanno superato di gran lunga ogni previsione. Nelle primarie aperte per sostituire la deputata progressista uscente Nydia Velázquez, figura di spicco in procinto di andare in pensione, la sfida tra l’esponente dell’Assemblea statale Claire Valdez e il presidente del distretto di Brooklyn Antonio Reynoso ha attirato molta attenzione, poiché Velázquez aveva apertamente denunciato Mamdani per non aver appoggiato un candidato da lei personalmente proposto come suo successore e il Working Families Party (Wfp) aveva appoggiato il presidente del distretto. Ci si aspettava che la sfida fosse serrata.

Reynoso è indubbiamente un progressista con una solida storia di indipendenza dall’establishment del Partito democratico. Tuttavia, Reynoso è più radicato nei tradizionali intrighi politici dietro le quinte ed era sostenuto dall’ala più moderata del movimento sindacale, in cui la politica si riduce perlopiù a puntare su candidati sicuri, come i Democratici legati alle grandi aziende, anche in città e quartieri dove è evidente che gli orizzonti si sono spostati verso posizioni più favorevoli ai lavoratori.

Quest’approccio alla politica è stato definitivamente sconfitto. In linea con la teoria del cambiamento dei Dsa, Claire Valdez ha potuto conare su una solida organizzazione sul territorio. I suoi volontari provenivano principalmente dai Dsa, ma anche dal sindacato United Auto Workers (Uaw) Region 9A, che adotta un approccio alle elezioni più ambizioso della maggior parte degli altri, e da sindacalisti di base di tutta la città. I volontari erano entusiasti di dare il loro contributo per una persona che non solo godeva del sostegno di tutti i beniamini della sinistra e del movimento sindacale – Mamdani, il presidente dell’UawShawn Fain, Bernie Sanders – ma che è anche un’attivista proveniente dalla sinistra e dal movimento sindacale.

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Valdez è stata una delle prime attiviste dei Dsa di New York e presidente della sua sezione locale della Uaw. In ogni comizio e campagna porta a porta, chi parlava ricordava la partecipazione di Valdez a tutte le principali lotte sindacali e di sinistra degli ultimi anni, il che ha portato rapidamente all’onnipresente slogan: «Claire c’era!».

Alla fine, non c’è stata storia: Valdez ha prevalso con il 56,1% dei voti contro il 35,8% di Reynoso, con un margine di oltre 13.000 preferenze. Valdez ha dimostrato che, anche senza un avversario terribile come Andrew Cuomo, i socialisti possono vincere se propongono una visione positiva per la working class e possono sconfiggere la politica più tiepida e pragmatica del progressismo urbano tradizionale. Valdez è un prodotto e una paladina del movimento operaio, eppure ha dovuto affrontare l’opposizione della maggior parte dei sindacati politicamente attivi della città e del Wfp; il fatto che lei e i suoi sostenitori della Uaw e dei Dsa abbiano travolto Reynoso fa pensare a un cambiamento nel panorama politico cittadino, in cui quei sindacati e il Wfp potrebbero non avere più la stessa importanza del passato.

Altrove non sono mancati avversari temibili. Nell’Upper Manhattan e nel Bronx, Darializa Avila Chevalier ha ottenuto una vittoria ben più sorprendente sul deputato Adriano Espaillat, influente esponente del Partito democratico e presidente del Congressional Hispanic Caucus. La campagna di Espaillat è stata fortemente sostenuta dall’American Israel Public Affairs Committee (Aipac); del resto, lui si era mostrato incredibilmente indifferente quando il suo elettore Mahmoud Khalil, studente laureato alla Columbia University e leader delle proteste pro-Palestina, era stato rapito, deportato in Louisiana e detenuto per mesi per aver denunciato il genocidio a Gaza. Espaillat non si è certo fatto un favore mobilitando i fondi dell’Aipac per affrontare questa sfida, e nemmeno i suoi alleati lo hanno aiutato, visto che gli attacchi razzisti di dominicani di destra, che dipingevano il suo avversario come haitiano, si sono ritorti contro di lui.

Per quanto Espaillat fosse un candidato inadeguato, Chevalier ha vinto grazie alla sua capacità di mobilitare le persone, e il suo esplicito sostegno alla causa palestinese è stato un fattore determinante, soprattutto perché la guerra di Donald Trump contro l’Iran ha ulteriormente messo in luce i pericoli del rapporto tra Stati uniti e Israele. Da studentessa alla Columbia, ha partecipato attivamente alle proteste universitarie a favore del popolo palestinese ed è stata spinta a sfidare Espaillat proprio per questa questione e per la sua inerzia nei confronti di Khalil.

All’inizio, persino a sinistra, la sua campagna non è stata presa sul serio: Chevalier era giovane e inesperta, mentre il potente candidato in carica godeva della protezione delle principali istituzioni del quartiere. Si è parlato molto dei suoi vecchi tweet, risalenti a un’epoca precedente che il consigliere comunale socialista Chi Osse ha  definito  «Woke 1», e delle sue posizioni sull’abolizione delle carceri, che si collocano al di fuori del mainstream politico. Ma alla fine, Chevalier ha smentito le previsioni e ha vinto con oltre duemila voti di scarto.

La questione palestinese è stata al centro anche nella corsa elettorale dell’ex Controllore Brad Lander contro un altro deputato uscente finanziato dall’Aipac, Dan Goldman, nel Decimo Distretto di New York, da sempre un fedele sostenitore di Israele e un apologeta del genocidio perpetrato da quel paese. Sebbene questa urgente questione morale sia stata la ragione più ovvia per cui la sinistra si è opposta a lui, Goldman godeva anche di un generoso sostegno da parte di interessi immobiliari e finanziari: esattamente il tipo di politico che il neoeletto sindaco socialista non vorrebbe al Congresso. Sebbene non si trattasse di una sfida sostenuta dai Dsa di New York, dato che Lander non aveva ricevuto l’appoggio del gruppo, è stata una gara importante per la sinistra, sia perché era fondamentale che il sindaco la vincesse sia perché Lander è un forte alleato dei Dsa su quasi tutte le questioni, nonché un importante ambasciatore presso gli elettori ebrei progressisti che, a causa della questione palestinese, hanno bisogno di rassicurazioni sul fatto che la propaganda di destra sull’antisemitismo di Mamdani sia falsa. Tra tutti i candidati presenti alle elezioni di ieri, Lander ha ottenuto la vittoria più ampia, conquistando il 65,8% dei voti contro il 34% di Goldman. 

A livello statale, le vittorie socialiste sono state altrettanto impressionanti e distribuite in tutta la città: nel Queens, Aber Kawas è diventato senatore statale, mentre tutti i candidati all’Assemblea, tranne uno – Christian Celeste Tate, Eon Huntley, Ilapa Sairitupac, David Orkin e  Samantha Kattan – hanno vinto con ampi margini.  Conrad Blackburn, attivista dell’Uaw e avvocato d’ufficio, che ha dovuto affrontare una dura battaglia contro una macchina politica di Harlem radicata da generazioni, non è riuscito a prevalere ma si è ben posizionato per ricandidarsi in futuro; anche Huntley e Sairitupac avevano perso le elezioni alla prima candidatura.

Ciò che è notevole di questa tornata elettorale è che dimostra come Zohran Mamdani abbia conservato il sostegno anche in mezzo alle sfide ordinarie del governo. Nell’assemblea statale, il candidato sostenuto dai Dsa, Adam Bojak, ha vinto a Buffalo, e Maurice Brown sembra destinato a vincere a Syracuse (anche se il risultato mentre scriviamo è ancora in bilico). Diversi deputati uscenti dei Dsa di New York hanno affrontato degli sfidanti e hanno tutti vinto agevolmente, mantenendo così i loro seggi. Mamdani è una stella politica di portata storica: durante le elezioni dello scorso anno, la gente si recava ai seggi solo perché aveva sentito dire che avrebbe potuto essere presente, o perché sperava di poter acquistare gadget con il suo nome, come se fosse un cantante K-pop.  Ma il gruppo dei Dsa di New York ha anche dimostrato di poter ottenere grandi vittorie senza il suo appoggio diretto. A differenza del suo approccio audace alle elezioni per il Congresso, Mamdani ha evitato le ire dei vertici dell’assemblea statale scegliendo di non appoggiare alcun candidato sfidante, sostenendo invece solo i candidati nei seggi vacanti. Ciononostante, tutti i candidati dei Dsa all’assemblea, tranne uno, hanno vinto.

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La serata di martedì 23 giugno ha dimostrato che i socialisti di New York possono mobilitarsi su una scala paragonabile a quella della campagna per Mamdani dello scorso anno. Il movimento dei Dsa di New York è ben lontano dal raggiungere il massimo potenziale che ha la sinistra in questa città. I finanziamenti dell’Aipac, gli attacchi razzisti e altri aspetti negativi e formidabili della vita politica americana si sono rivelati più deboli della forza di migliaia di volontari sudati e sorridenti, impegnati a realizzare la visione di un mondo migliore.

Martedì mattina presto, Gustavo Gordillo, copresidente dei Dsa di New York, mi ha detto che, in questo ciclo elettorale, il gruppo ha bussato a 650.000 porte in tutta la città per i candidati da loro appoggiati. La notte prima delle elezioni, i Dsa hanno organizzato probabilmente la loro più grande campagna telefonica di sempre, con seicento persone che hanno effettuato 100.000 chiamate. Mamdani ha vinto le primarie l’anno scorso grazie a 4.600 volontari che hanno mobilitato gli elettori alla vigilia e il giorno delle primarie; anche senza un candidato di pari carisma e popolarità, come quelli della Beatlemania, quest’anno gli sforzi dei candidati nei giorni precedenti e nel giorno delle elezioni hanno coinvolto 3.500 volontari.

Un numero enorme di americani è stufo dell’orrore incessante che caratterizza la nostra politica nazionale e non crede che gli esponenti Democratici tradizionali abbiano soluzioni a nessuno dei veri problemi che affrontiamo: il trumpismo, il costo della vita, la crisi climatica, la guerra. I socialisti offrono soluzioni concrete, una posizione combattiva contro la classe dominante e il tipo di candidati che potrebbero essere in grado di affrontare in modo credibile le sfide del nostro tempo, come i leader pacifisti e i sindacalisti impegnati a favore della working class.

I socialisti hanno sconfitto l’Aipac, il razzismo, il cinismo dei media che hanno amplificato ogni segno di divisione tra la sinistra e l’elettorato e, sì, anche il Working Families Party. Da newyorkese, è impossibile non sentire l’eco dello straordinario trionfo della squadra di basket di New York all’inizio di questo mese, che è diventata campione dell’Nba contro ogni pronostico. Proprio la settimana scorsa, dopo la parata per la vittoria del campionato dei Knicks, il sindaco Mamdani ha paragonato la squadra ai comuni cittadini newyorkesi che, ha detto, «di fronte a una probabilità di successo del 4% si chiedono: ‘Perché mi date un vantaggio?’». Oggi i socialisti di tutta New York potrebbero porsi la stessa domanda.

*Liza Featherstone è editorialista di JacobinMag e giornalista freelance. Ha scritto, tra le altre cose, Selling Women Short: The Landmark Battle for Workers’ Rights at Wal-Mart (Basic Books, 2002) e Divining Desire: Focus Groups and the Culture of Consultation (Or, 2017). Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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