Jacobin Italia

I movimenti spostano a sinistra Lula

28 Aprile 2026

Intervista alla Segretaria alla Gioventù, Vitoria Genuino: «La spinta della destra neofascista è ancora molto forte e noi possiamo arginarla con il programma di ricostruzione del Brasile che abbiamo messo in campo. Ma dobbiamo saper parlare ai giovani»

Attualmente Segretaria della Gioventù nel governo di Luiz Inácio Lula da Silva, Vitória Genuino ha mosso i primi passi come attivista di base nel Movimento dos Trabalhadores Sem-Teto (Mtst, Movimento dei lavoratori senza casa), in prima linea nella lotta per un alloggio dignitoso e la giustizia sociale. Lo scorso fine settimana, si trovava a Barcellona per partecipare all’incontro Global Progressive Mobilization, che ha riunito capi di governo di sinistra e di centrosinistra come Lula, il colombiano Gustavo Petro, la messicana Claudia Sheinbaum e lo stesso primo ministro spagnolo Pedro Sánchez [oltre all’italiana Elly Schlein, ndt]. Alla conferenza ha parlato della mobilitazione giovanile e del suo lavoro in Brasile.

In un’intervista con Pablo Castaño, Genuino ha parlato delle opportunità e delle contraddizioni del passaggio dai movimenti sociali alla politica istituzionale. Ha inoltre fatto il punto sul governo di Lula a pochi mesi dalle elezioni generali di ottobre, in cui il leader veterano del Partido dos Trabalhadores (Pt, Partito dei Lavoratori) si scontrerà con Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

Prima di entrare a far parte del governo brasiliano come ministro della Gioventù, ha alle spalle una lunga esperienza di attivismo nel Movimento dos Trabalhadores Sem-Teto. Come vede la lotta per un alloggio dignitoso in Brasile?

Con il ritorno al potere del presidente Lula [all’inizio del 2023], i movimenti hanno ora maggiori possibilità di dialogo con il governo. Gli spazi di partecipazione sociale promossi contribuiscono a questo processo di riorganizzazione, che durante il periodo precedente, sotto il governo di Jair Bolsonaro, ha subito una violentissima criminalizzazione. Pertanto, considero questo un momento di riorganizzazione e rafforzamento delle lotte per la ricostruzione delle politiche abitative in Brasile.

La rifondazione del ministero delle Città da parte del presidente Lula offre ai movimenti la possibilità di andare oltre lo scontro frontale con il governo e di partecipare attivamente alla ricostruzione delle politiche. Credo che questo sia un buon momento per riallineare i problemi, riorganizzarsi e formulare proposte concrete per il miglioramento delle condizioni abitative.

Come ha vissuto, più a livello personale, il passaggio dalla politica dei movimenti alla politica istituzionale?

È un cambiamento recente, avvenuto da dicembre. Essere al governo è molto diverso, ma è un’esperienza importante. Pur svolgendo oggi una funzione ufficiale e rappresentando il governo brasiliano, lo faccio come attivista per il diritto all’abitare e per i diritti dei giovani.

Credo che il governo possa essere uno strumento di trasformazione sociale. È uno spazio in cui io, da militante, posso concepire e costruire politiche pubbliche basate su questa visione militante, consapevole che ora rispondo «dall’altra parte del balcone», come diciamo di solito in Brasile. Conosco le difficoltà e posso avere una prospettiva diversa sulle richieste che emergono. Non solo perché sono una militante, ma anche per le mie origini: sono cresciuta alla periferia di Olinda, nel nord-est del Brasile. Questa prospettiva diversa mi permette di comprendere che, sebbene questo momento al governo sia sicuramente temporaneo, rappresenta anche un vero e proprio strumento di trasformazione sociale.

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Il suo background è eccezionale all’interno dell’attuale governo brasiliano, oppure ci sono altre figure che provengono direttamente da movimenti sociali?

Diverse persone che oggi siedono al governo hanno un passato di attivismo nei movimenti sociali, ma posso parlare più direttamente del ministero [della Presidenza] di cui fa parte la mia segreteria. Il ministro Guilherme Boulos [appartenente al Partito di sinistra Socialismo e Libertà, Psol], che per la prima volta fa anche parte del governo, ha una lunga storia nel movimento per il diritto alla casa, ma non è stato il primo. Il governo Lula ha creato, per la prima volta, la Segreteria Nazionale per le Periferie Urbane. Questa era storicamente una richiesta dei movimenti sociali, che avevano compreso la necessità, all’interno del ministero delle Città, di creare uno spazio in cui si discutesse concretamente dei problemi delle aree periferiche. C’è anche Izadora Gama Brito, Segretaria per la Partecipazione Sociale, che proviene dalle lotte del Mtst.

Per le elezioni generali del 2022, Lula ha raggiunto un accordo con i partiti tradizionali, che prevedeva la nomina di un suo ex rivale, Geraldo Alckmin, come vicepresidente. Che impatto ha avuto questo accordo sulle politiche del governo, rispetto ai precedenti mandati di Lula?

C’è una continua lotta per spostare il governo a destra, o più al centro, o a sinistra. Ogni attore del governo ha il suo ruolo. La partnership che il presidente Lula ha stretto con il vicepresidente Geraldo Alckmin è stata importante nella lotta contro l’estrema destra rappresentata da Bolsonaro, per poter tornare al potere, ma ha anche le sue conseguenze. Noi svolgiamo il nostro ruolo di dare una spinta a sinistra.

La scorsa settimana, il presidente Lula ha ripreso la lotta contro la settimana lavorativa di sei giorni (6×1), in un dialogo diretto con le piattaforme basate su app, nell’ambito di una discussione più ampia sul lavoro dignitoso. Quest’iniziativa proviene in gran parte dal ministro Boulos: è il suo programma storico. Il nostro ruolo è quello di promuovere le priorità urgenti della classe lavoratrice, e il Presidente Lula si è occupato direttamente di queste questioni.

Quali politiche vorreste evidenziare nell’operato di questo governo?

Quando parliamo nello specifico di questo governo Lula, è importante sottolineare che si tratta di un governo di ricostruzione. Ciò significa il ripristino del ministero delle Città e l’assegnazione di risorse ai ministeri strategici. Oggi, in Brasile, il tasso di disoccupazione giovanile si è ridotto. Il ministero dell’Istruzione, ad esempio, ha lanciato i «corsi popolari», una politica molto importante rivolta agli studenti delle periferie e delle favelas brasiliane. C’è poi il programma Pé-de-Meia, con cui il governo fornisce risorse agli studenti delle scuole pubbliche. Quindi, in termini di politiche educative, e in particolare per i giovani – che è il tema centrale del mio programma di governo – abbiamo ottenuto una serie di progressi.

I sondaggi attualmente danno un pareggio tra Lula e il figlio di Bolsonaro, Flávio, in vista delle elezioni generali di ottobre. Perché, secondo lei, l’estrema destra è così forte in Brasile, anche dopo il tentato colpo di stato e l’incarcerazione di Bolsonaro?

La classe più ricca, il centro che controlla la ricchezza mondiale, ha le sue ramificazioni anche in Brasile. Il governo Bolsonaro ha avuto un’influenza sulla società. Oggi, ad esempio, assistiamo a un netto aumento dei casi di violenza contro le donne. Questo è il risultato di ciò che la destra ha lasciato in eredità dopo il suo periodo al governo.

Credo che questa classe dirigente eserciti un’influenza simbolica sulla società e che il discorso del libero mercato possa risultare attraente per molti. Tuttavia, crediamo che il popolo brasiliano sia favorevole a questa ricostruzione del paese. Oggi la nostra gente vive in una situazione di gran lunga migliore. Siamo convinti che, attraverso la concreta elaborazione di politiche pubbliche, saremo in grado di portare avanti e proseguire questo lavoro.

Una delle sfide che i presidenti progressisti latinoamericani (Lula, Petro, Sheinbaum) si trovano ad affrontare è il loro rapporto con Donald Trump, visti i continui attacchi, minacce e dazi. Come ha gestito Lula la situazione con Trump?

Il Brasile ha un ruolo molto importante nella costruzione del dialogo nella politica internazionale. Il presidente Lula e il governo stanno rafforzando la nostra sovranità e la nostra indipendenza e difendiamo una posizione molto concreta in relazione alle politiche del governo Trump, che colpiscono soprattutto i brasiliani che oggi risiedono negli Stati uniti. Ci battiamo con grande determinazione. Il nostro ruolo è quello di perseguire il dialogo, in modo da poter evitare nuovi conflitti.

Durante i primi governi Lula [2002-2010], l’America latina era più unita come attore geopolitico rispetto a oggi, grazie alla creazione del Mercosur e ad altri progetti di integrazione regionale. Pensa che dover affrontare Trump possa contribuire a ricostruire una qualche forma di unità latinoamericana?

Sta diventando un importante motore di mobilitazione. La Mobilitazione progressista globale rappresenta questa riorganizzazione dei paesi latinoamericani, tenendo conto del periodo storico che stiamo vivendo, data l’avanzata della destra in questi paesi. Credo che il presidente Lula, Sheinbaum e gli altri attori in difesa della democrazia stiano dimostrando il nostro impegno verso questo programma. Il Brasile ha un ruolo importante nel dialogare con entrambe le parti, e al tempo stesso nel rafforzare la sovranità del nostro territorio.

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Cosa si aspetta dall’incontro di Barcellona?

L’eredità principale che vogliamo lasciare è la lotta contro l’estremismo e la difesa della democrazia. La nostra partecipazione ha lo scopo di rafforzare la sovranità dei popoli e dei territori, attraverso la democrazia. Credo che questo sia il messaggio principale.

In Europa si sente spesso dire che i giovani oscillano tra apatia e posizioni conservatrici, e i sondaggi mostrano una certa svolta a destra tra i giovani uomini. Qual è la sua esperienza in Brasile?

Alcuni sondaggi indicano un calo di popolarità del governo Lula tra i giovani di età compresa tra i sedici e i ventiquattro anni. Dobbiamo capire meglio come comunicare i progressi e le politiche che abbiamo costruito attorno ai giovani. Sebbene la mobilitazione nelle piazze sia minore [rispetto ai periodi precedenti], esiste comunque una certa resistenza. Abbiamo l’Unione Nazionale degli Studenti, l’Unione Brasiliana degli Studenti delle Scuole Superiori… movimenti storici nelle scuole e nelle università che sono ancora forti oggi.

Esistono però anche movimenti giovanili culturali e religiosi molto forti che non si organizzano secondo i modelli tradizionali di partiti e movimenti studenteschi. Dobbiamo imparare da queste nuove esperienze. A volte, quando parliamo di mobilitazione, pensiamo al modello tradizionale. Ma abbiamo una nuova generazione. I social network possono avere un lato oscuro; dobbiamo parlare della salute mentale dei giovani. Ma, allo stesso tempo, dobbiamo capire come possiamo parlare ai giovani di tutti questi diritti e progressi che abbiamo portato avanti.

*Vitória Genuino è attualmente Segretaria per la Gioventù nel governo brasiliano. Pablo Castaño è un giornalista freelance e politologo. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze politiche presso l’Università Autonoma di Barcellona e ha scritto per Ctxt, Público, Regardse The Independent. Questo articolo è uscito su Jacobin Mag, la traduzione è a cura della redazione.

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