La storia della nuova sede dei Carabinieri – nello specifico, del Gruppo Intervento Speciale del I reggimento operativo Tuscania – a Coltano, vicino Pisa, l’ha resa nota il Movimento No base, mettendo in piedi una mobilitazione in cui sono confluiti i temi chiave dei conflitti sociali degli ultimi anni: ambiente, pace, democrazia e uguaglianza. Riuscendo a rendere quella lotta attraversabile non solo dalle realtà militanti, ma anche da larghi settori di società civile, la mobilitazione ha fermato la prima versione del progetto da oltre 70 ettari di cemento, a Coltano, un’area agricola all’interno del Parco di San Rossore, con una mobilitazione il cui apice è stato la manifestazione del 2 giugno 2022, nella quale oltre diecimila persone da tutta Italia sono arrivate in questo «minuscolo punto sulla cartina» per dire «nessuna base per nessuna guerra».
Respingere l’ipotesi Coltano non ha però fermato l’appetito logistico-militare prima del governo Draghi e poi del governo Meloni, che anzi hanno rilanciato l’idea di una «base diffusa»: un’ulteriore potenziamento del progetto iniziale che prevede la parte preponderante della base nell’area interna al Parco di San Rossore, dove si trova Cisam (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) nel quartiere di San Piero a Grado, e una seconda parte nel vicino comune di Pontedera, dove sono previsti un autodromo e un poligono di tiro a cielo aperto da 500 metri. Gli interventi su Coltano rimangono inclusi nell’impianto complessivo dell’opera, adesso spacciati come compensazioni. Si promette, tentando di far passare la militarizzazione del territorio come un’imperdibile opportunità per i suoi abitanti, di finanziare il recupero di alcuni edifici storici, tra cui il più famoso, la Stazione Radiotelegrafica Guglielmo Marconi, che dal 1911 alla fine della Seconda guerra mondiale fu una delle più potenti radio esistenti al mondo e che fu gestita dalla Marina militare e, proprio per la sua rilevanza strategico-militare, fu tra gli obiettivi principali del bombardamento che distrusse Pisa nel 1944.
Chi vuole la base?
Com’è noto, il primo decreto che ha dato il via al progetto di base militare è stato del governo Draghi, firmato dal presidente del Consiglio e dal ministro della Difesa, che allora era Lorenzo Guerini (Pd). Da quel momento fino a oggi tutte le forze politiche parlamentari si sono espresse e nessuna ha mai messo in discussione l’opera. C’è chi ne ha messo in dubbio la collocazione ma non la realizzazione, come Sinistra italiana (interrogazione di Nicola Fratoianni dell’8 aprile 2022 nella quale si chiede se «il governo non intenda rivedere la scelta di realizzare una nuova base militare a Coltano, valutando ipotesi alternative che non coinvolgano aree protette e parchi naturali, escludendo così qualsiasi impatto negativo per l’ambiente ed evitando contemporaneamente di aggiungere ulteriori strutture militari in una zona che ne è già ampiamente gravata») o il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto di «rinegoziare una nuova posizione per la struttura militare, lontana dal Parco, secondo un percorso che possa essere condiviso a livello locale».
Tutti gli altri si sono adoperati per mandare avanti il progetto, arrivando fino al punto paradossale che a suggerire il Comune di Pontedera fosse il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani (Pd) e a proporre l’area del Cisam, interna alle Zone di Protezione speciale della Rete Europea «Natura 2000», fosse il Presidente dell’Ente Parco Lorenzo Bani, sempre del Partito democratico.
Ancora una volta si sono opposti solo il movimento No base, con molte realtà di movimento non cittadine, e il gruppo consiliare pisano Una Città in Comune e Rifondazione Comunista – che ha scoperto e reso noto alla cittadinanza un progetto fino ad allora noto solo agli enti coinvolti e alle amministrazioni locali – coerentemente con la posizione assunta fin dall’inizio di totale contrarietà all’opera, ovunque e in qualunque modo essa sia realizzata.
La questione della collocazione è infatti una questione politica strategica perché le aree individuate, come era quella di Coltano, sono vicinissime all’aeroporto militare di Pisa, al Canale dei Navicelli e a Camp Darby, parti di un sistema unitario dell’hub militare pisano – che ha fatto parlare all’Essenziale di «una città sul fronte di guerra». Questa collocazione garantirebbe dunque velocità nei trasporti e rapidità nelle operazioni, ed è per tale motivo che l’apparato militare vuole questo ulteriore pezzo del nostro territorio per le proprie operazioni di guerra.
Le novità nel Dl Infrastrutture
Il 24 giugno di quest’anno il Consiglio dei ministri ha approvato il Disegno di legge Infrastrutture. Nelle pieghe di questo Dl, che è stato velocemente convertito in legge a inizio agosto con un voto di fiducia, è stata inserita, nascosta tra numerose infrastrutture civili, una norma che riguarda proprio la nuova sede dei reparti speciali dei Carabinieri a Coltano.
Le novità che emergono dalle carte ministeriali sono inquietanti. Il provvedimento cardine è l’apertura di una contabilità speciale destinata al commissario straordinario dell’opera, Massimo Sessa, così che possa aprire i cantieri il prima possibile. Lo stanziamento è di 20 milioni di euro, sottratti dai fondi inizialmente destinati alle opere di edilizia pubblica. Sul piano formale si permette questo perché l’infrastruttura è inquadrata come «presidio di sicurezza pubblica». Nella sostanza, si prendono soldi che avrebbero dovuto fronteggiare «l’aumento dei prezzi dei materiali» in seguito allo scoppio del conflitto russo-ucraino, per dare sede ai reparti militari che operano all’estero e che sono parte attiva in molteplici conflitti. In pratica, un finanziamento che da bilancio doveva preservare l’economia civile scossa dall’instabilità dei vicini confini europei, con particolare riguardo alla tutela degli appalti pubblici per edifici statali, come potrebbero essere scuole o ospedali, è stato abilmente deviato per alimentare l’apparato bellico nostrano.
Ma dagli essenziali documenti illustrativi passati nelle commissioni parlamentari, ancora una volta resi noti dal gruppo consiliare di Pisa Ucic-Prc ma taciuti da tutte le forze parlamentari presenti in commissione, è emerso anche il costo complessivo dell’opera che dovrebbe arrivare a pesare sulle casse statali per 520 milioni di euro, cifra che oggi sembra solo un punto di partenza visto che ancora non è stato fatto un nuovo progetto, o quantomeno non è stato ancora reso noto alla popolazione. Sicuramente nessuno si è degnato di giustificare le motivazioni che hanno portato a triplicare le stime iniziali. La cifra esorbitante di mezzo miliardo a oggi è solo una previsione, ma richiede una decisa opposizione dal momento che emerge in maniera chiara l’intenzione del governo di foraggiare l’opera militare drenando risorse dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027, il cui scopo sarebbe «promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, al fine di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite o insulari». Si tratta di una scelta di sottrarre i soldi dei contribuenti alle priorità ed emergenze sociali del paese che deve essere contrastata con ogni mezzo, a partire da un intervento sulla legge finanziaria con la quale queste riallocazioni di denaro pubblico devono essere confermate.
Quello che si prospetta dalle nuove mappe è una profonda e diffusa devastazione territoriale: 40 ettari di verde in una zona a rischio idraulico della Valdera, senza alcun passaggio formale con il Comune di Pontedera, nella cui area di competenza rientra la zona in questione, e 100 ettari di Selva Costiera Toscana che sta per essere abbattuta, in barba alle tutele sancite anche dall’Unesco. In contraddizione anche con tutti gli investimenti dell’Unione europea per il contrasto al cambiamento climatico, contro il consumo di suolo e per la tutela delle biodiversità, si vuole distruggere un’immensa porzione di territorio che ha un valore chiave rispetto a questi temi. Nei fatti si passa dai 190 milioni di euro per 70 ettari del progetto di Coltano a 520 milioni di euro per 140 ettari nella nuova previsione fra il parco di San Rossore e Pontedera.
Tutto ciò avviene mentre il governo taglia 500 milioni di euro all’Università pubblica, cancella il Fondo dei contributi per la morosità incolpevole per circa 300 milioni e taglia i trasferimenti ai Comuni per 250 milioni l’anno per i prossimi 5 anni. Ancora una volta la scelta è chiara: tagliare sulla spesa sociale e sull’istruzione e sostenere l’economia di guerra aumentando anche surrettiziamente la spesa militare, visto che i fondi per la base non risultano come fondi del ministero della Difesa.
Anche per questo il progetto della nuova infrastruttura militare, sostenuto in maniera bipartisan da centrodestra e centrosinistra, dev’essere cancellato e quegli stanziamenti riutilizzati per le priorità sociali dei nostri territori: casa, lavoro, scuola, transizione ecologica.
Il Movimento No Base si prepara così ancora una volta a resistere e a difendere i reali bisogni di sicurezza della cittadinanza, tra cui certo non rientra la costruzione dell’ennesimo nodo dell’hub centrale della logistica militare mondiale situato in Toscana. A partire dalla piazza del 13 settembre davanti al municipio pisano, il movimento No Base rilancia una campagna che si allargherà a sempre nuovi soggetti sociali, associativi, sindacali e politici. Contro l’economia di guerra e per un’economia di pace.
*Daniele Iannello e Fausto Pascali sono attivisti del movimento No Base.

