I tifosi di calcio europei hanno dovuto sopportare tante cose ultimamente: l’aumento dei prezzi dei biglietti e dello streaming, gli stadi svuotati dalla pandemia. E le squadre, come hanno ripagato i loro fedeli sostenitori? Come hanno ricambiato il tempo, il denaro e l’attenzione dedicatagli, nell’epoca in cui queste cose sono merce sempre più rara? Hanno venduto ai tifosi tonnellate di un elisir miracoloso con appiccicata l’etichetta «cripto». L’ultima fregatura del calcio è l’ondata di iniziative che promuovono le criptovalute e altri prodotti basati su blockchain. Negli ultimi tempi abbiamo visto moltiplicarsi le partnership tra cripto e club calcistici, tradotti nel lancio di «token tifosi» e di pubblicità in cui giocatori e allenatori promuovono Nft personali o delle loro squadre.
È solo l’inizio. Del resto, non stupisce più di tanto che il web3 dei token digitali, sotto la promessa di svelare il futuro di internet, siano entrati a gamba tesa proprio in uno sport vecchio di 150 anni come il calcio. Per anni, infatti, il pallone è stato un laboratorio di finanziarizzazione tra i più opachi e una vera discarica per investitori e oligarchi in cerca di un modo per riciclare denaro e reputazione.
I benefit del token
L’apice della farsa si è toccato alla fine dell’anno scorso, con il tentativo fallito da parte del Wagmi United – gruppo di investimento composto da cripto-smanettoni e da un influencer di TikTok ventiduenne – di acquistare una squadra inglese di quarta fascia, il Bradford City. L’affare doveva essere parzialmente pagato in criptovalute e i «Wagmi» speravano di usare poi le Nft come risorsa principale di finanziamento per il club.
L’offerta è stata rifiutata, non per questo però l’interesse del mondo cripto per il calcio è tramontato. A partire dall’accordo stipulato nel 2018 tra l’Arsenal e CashBet Coin, le criptovalute, gli exchange e le società che gestiscono il gioco d’azzardo sul mercato delle monete digitali hanno usato il calcio come perno di sponsorizzazioni tra le più costose mai viste nel mondo dello sport. Si tratta di accordi mediamente più complessi di quelli con gli sponsor tradizionali e spesso gli atleti sono stati pagati in criptovalute. Soltanto nel 2021, per esempio, gli exchange Crypto.com e Ftx hanno speso oltre un miliardo di dollari in sponsorizzazioni sportive, la più grossa delle quali è stata la firma di un contratto ventennale da 700 milioni di dollari da parte di Crypto.com per i diritti di denominazione di un palazzetto di pallacanestro e hockey a Los Angeles.
