Jacobin Italia

Il cambiamento parte dalle città

11 Marzo 2026

Dall’esperienza del «socialismo delle fogne» di Milwaukee al New Deal metropolitano di Fiorello La Guardia, prima di Mamdani diversi sindaci hanno costruito nuove alleanze e sfidato poteri locali: analogie e differenze

A prima vista poteva sembrare una reunion di una rock band. Al comizio elettorale conclusivo di Zohran Mamdani il 26 ottobre 2025 c’erano Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, altri cinque membri dei Democratic Socialists of America (Dsa) eletti nello Stato di New York e due consiglieri comunali del partito. Ma lo stesso non si può dire dell’evento conclusivo nel Queens, che si è tenuto la sera stessa: sul palco del Forest Hills Stadium si sono avvicendati funzionari come il presidente dell’Assemblea dello Stato di New York, Carl Heastie, la leader della maggioranza Democratica nel Senato dello Stato di New York Andrea Stewart-Cousins, e infine la figura più stonata di tutte: la governatrice Kathy Hochul. Nessuno di loro può essere considerato un progressista nemmeno da lontano, figuriamoci «socialista». Poco prima del comizio, Hochul si era dichiarata «fervente capitalista», contraria alla proposta di Mamdani di aumentare le tasse sui newyorkesi più ricchi. Eppure quella sera di ottobre, a New York, si sono presentati davanti a una folla chiassosa di tredicimila persone per promuovere la candidatura del trentaquattrenne sindaco ribelle, che ha stracciato l’ex tre volte governatore Democratico Andrew Cuomo. 

La scena era difficilmente immaginabile solo pochi mesi prima, quando Mamdani viaggiava ancora intorno all’1% nei sondaggi e pure la maggior parte dei Dsa lo considerava, nella migliore delle ipotesi, un candidato con scarse possibilità di successo. Come è arrivato questo gruppo eterogeneo al palco azzimato del Queens, allora? Innanzitutto bisogna riconoscere che Hochul, Heastie e Stewart-Cousins sono membri del Partito democratico e Mamdani era il candidato del partito a sindaco di New York. Qualunque fossero i loro dubbi sul suo programma, perciò, non potevano certo esibire un conflitto aperto con il loro candidato poco prima del voto – tanto più che Mamdani è molto popolare proprio tra quegli elettori con cui hanno bisogno di ricostruire la loro credibilità. In secondo luogo va detto che la dimostrazione pubblica di unità è stata resa più semplice e più necessaria dalle ripetute minacce dell’amministrazione Trump di inviare truppe nella Grande Mela, insieme alle ritorsioni legali contro New York e il procuratore generale (e alleato chiave di Mamdani) Letitia James. C’è poi il dato di fatto, dimostrato una volta per tutte dalla vittoria schiacciante di Mamdani il 4 novembre 2025, che i Dsa sono ormai una realtà con ampio sostegno e potere all’interno della politica newyorkese, e i Democratici moderati non possono più liquidarla come una moda passeggera. Se vogliamo credere a un recente sondaggio del conservatore Manhattan Institute, circa metà degli elettori Democratici nello Stato di New York oggi si definiscono «socialisti» piuttosto che «liberal», come una volta. Con Alexandria Ocasio Cortez al Congresso e Mamdani al Comune, i Dsa l’anno scorso hanno raddoppiato i consensi e ora sono una realtà della politica newyorkese che non si può evitare.

L’ambizione municipale

Mentre la manifestazione ha dimostrato la forza dei Dsa a New York, la presenza delle tre figure più potenti della politica statale, nessuna delle quali appartenente all’ala sinistra del partito, ha sottolineato però una inevitabile contraddizione politica che Mamdani si trova a fronteggiare. La città di New York è il luogo in cui la base sociale della sinistra è più concentrata e meglio organizzata, ma i governi cittadini occupano una posizione decisamente subordinata nel sistema federale statunitense. Se i Democratic socialists of America vogliono realizzare gli aspetti principali del loro programma per le aree urbane, dovranno stabilire un rapporto di cooperazione, o almeno di distensione, con i decisori politici che siedono ai livelli più autorevoli del governo. Niente come un governo federale o statale ostile può limitare radicalmente il potere e le ambizioni delle amministrazioni comunali. E in fin dei conti se Washington decide di mandare al diavolo uno Stato o una città, di certo i loro amministratori avranno molte difficoltà a restare in sella dal punto di vista finanziario. Se la capitale di uno Stato decide di assumere il controllo di un Comune o impedire ai legislatori locali di attuare un programma progressista, il consiglio cittadino ha praticamente zero appigli costituzionali per opporsi. Insomma, se il socialismo in un solo paese non è possibile, il socialismo in una sola città lo è ancora di meno. 

L’ascesa fulminea di Mamdani ha rinnovato l’interesse popolare per l’eredità del «socialismo delle fogne» americano dei primi del Novecento, che prese piede nella città di Milwaukee, anche se non furono i socialisti di Milwaukee a coniare quella definizione. Tale definizione fu data da Morris Hillquit, leader socialista newyorkese, che la usò in senso dispregiativo per criticare le aspirazioni apparentemente limitate dei suoi compagni di Milwaukee. Ma come ha scritto il grande storico del lavoro David Montgomery: «Niente può essere più fuorviante che identificare il ‘socialismo delle fogne’ con l’influenza borghese sul partito. La borghesia aveva già buone fogne, il punto è che le aveva solo lei». 

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