Un pomeriggio di aprile del 2022 Josh Saltzman, proprietario del bar sportivo Ivy and Coney a Washington, ha aperto la mail e ha scoperto che era in atto una cospirazione per fissare i prezzi delle patatine fritte.
Saltzman aveva ricevuto una comunicazione dal distributore alimentare del suo bar in cui si annunciava che, a partire dal 4 aprile, i quattro principali fornitori di prodotti a base di patate surgelate, che vendono patatine fritte e crocchette a bar e ristoranti in tutti gli Stati uniti, avrebbero aumentato i prezzi di 0,12 dollari al chilo. Tutti.
Saltzman dubita fortemente che si tratti di una coincidenza: «Era semplicemente l’esempio più evidente di collusione che avessi visto da molto tempo. Tutti i produttori aumentavano i prezzi, praticamente dello stesso importo, a distanza di una settimana l’uno dall’altro». Così ha deciso di sfogare la frustrazione sui social: «Mi sono detto, ‘scriverò un tweet per denunciare Big Potato’. La cosa mi è sfuggita un po’ di mano».
Big Potato era più reale di quanto Saltzman avesse previsto. Quel tweet improvvisato di aprile 2022 (un commento sarcastico: «Non è collusione o simili, vero?») è diventato virale in poco tempo. Di più, il mese scorso è finito nelle carte di una nuova ondata di cause legali antitrust lanciate contro le quattro maggiori aziende del mercato delle patate surgelate, che denunciano appunto un accordo illecito per aumentare i prezzi nel 2022.
I quattro produttori sono accusati di aver «fatto cartello» e cospirato per aumentare i prezzi, facendo lievitare il costo delle patatine fritte e delle crocchette in tutti gli Stati uniti nello stesso momento. Non è certo un fenomeno isolato. Il caso Big Potato offre uno spaccato del processo di consolidamento che opera in ogni angolo dell’industria alimentare, e mostra come le aziende abbiano trovato metodi nuovi e sofisticati per tenere alti i prezzi.
