Jacobin Italia

Il Cile cambia pagina

16 Marzo 2022

Con 14 donne su 24 membri, il governo Boric appena insediato tiene insieme figure radicalmente alternative al vecchio corso e altre più moderate. L’esito della costituente determinerà in modo decisivo il grado di trasformazione del paese

Venerdì 11 marzo si è svolta a Santiago del Cile la cerimonia di insediamento del governo del presidente Gabriel Boric. Hanno partecipato diversi leader politici latinoamericani e mondiali. Tra le figure presenti il Re di Spagna, il presidente argentino Alberto Fernández, l’ecuadoregno Guillermo Lasso, il peruviano Pedro Castillo e il paraguaiano Mario Abdo. Presente anche il candidato presidenziale della sinistra colombiana Gustavo Petro, con cui Boric ha mostrato affinità programmatiche. L’attuale presidente colombiano Ivan Duque, di estrema destra, ha invece declinato l’invito per un impegno diplomatico a Washington.   

Tra gli altri assenti di rilievo, Luis Inácio da Silva Lula e l’attuale presidente brasiliano, Jair Bolsonaro. Assente anche il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, che ha mandato in rappresentanza la first lady Beatriz Gutiérrez che ricopre una carica onorifica presso il Consiglio Nazionale di Memoria Storica e Cultura del Messico. Tra i leader esclusi dalla cerimonia (non invitati) il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il cubano Miguel Díaz Canel e il nicaraguense Daniel Ortega. Si tratta di un messaggio chiarissimo: distanziarsi dalla sinistra radicale latinoamericana per costruire ponti con governi moderati. Presenti, infatti, l’oppositrice nicaraguense femminista Gioconda Belli e Sergio Ramirez, figure critiche dell’attuale governo sandinista.

Al suo ingresso alla Moneda, Boric ha parlato alla nazione, di fronte a una Plaza de la Constitución gremita. Con un tono di voce piuttosto emozionato, il trentaseienne si è più volte commosso, manifestando il suo impegno per costruire collettivamente un nuovo Cile. L’ex leader del movimento studentesco, per prima cosa, ha promesso una riconciliazione nazionale, indicando la necessità di risanare le ferite dell’estallido social, la rivolta popolare iniziata nell’ottobre del 2019. Ha anche confermato l’iniziativa di ritirare i decreti di stato di emergenza vagliati dall’amministrazione di Sebastián Piñera, in particolare la Ley de Seguridad Interior del Estado e di ritirare le denunce contro i manifestanti arrestati.

Ricordando la sua militanza politica, iniziata nel 2011 con il movimento studentesco che ha manifestato per anni contro la privatizzazione del sistema scolastico e universitario, il neo presidente ha voluto ricordare le altre grandi disuguaglianze presenti in Cile (uno dei paesi più diseguali della regione, con un indice di diseguaglianza di Gini dello 0,47). Ha ripetuto che durante il suo governo non ci sarà spazio per gli abusi da parte delle forze di polizia e dell’esercito. Non a caso, in mattinata, durante una colazione di lavoro con i movimenti sociali e rappresentanti indigeni a Valparaiso, si era riunito con Gustavo Gatica, vittima degli abusi polizieschi e simbolo delle centinaia di giovani che hanno perso la vista a causa di proiettili o lacrimogeni sparati ad altezza uomo dai carabineros durante le proteste del 2019.

Molti anche i riferimenti all’esperienza socialista del governo dell’Unidad Popular, soprattutto all’ultimo discorso pronunciato da Salvador Allende mentre era asserragliato nel palazzo presidenziale sotto le bombe dall’esercito golpista, l’11 settembre del 1973. La chiusa del discorso, infatti, ha fatto eco al pronostico di Allende di «aprire nuovamente le grandi alamedas [i viali] per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore». 

Non è mancato un ringraziamento al movimento femminista cileno, pochi giorni dopo un otto marzo in cui la marea verde femminista ha riempito nuovamente le principali piazze del paese. Il femminismo è infatti una delle prerogative del nuovo esecutivo, composto da 14 ministre (su 24 ministeri totali). Una vera e propria rivoluzione rispetto alle amministrazioni precedenti, che compie la promessa elettorale di Boric di voler dirigere un «governo femminista e inclusivo». 

Per la prima volta, il Ministero degli Interni sarà guidato da una donna: la medica Izkia Siches. Si tratta di un incarico delicato, per le violazioni dei diritti umani perpetrate dai Carabineros de Chile. Siches è stata la principale leader della campagna elettorale di Boric. Si è distinta per la gestione della pandemia come titolare del Colegio Médico de Chile, il sindacato che riunisce i medici e i chirurghi in un paese caratterizzato da una quasi completa privatizzazione del sistema sanitario. Siches è originaria della zona mineraria di Arica, nel profondo nord cileno, un dato non secondario che lascia intravedere una certa tendenza verso il decentramento politico in un Cile fortemente centralizzato.

L’ex leader studentesca Camila Vallejo, attuale deputata nazionale del Partito Comunista e figura vicina a Boric sin dai tempi della rivolta universitaria del 2011, è la nuova Segretaria di Governo, ovvero la portavoce ufficiale dell’esecutivo. 

Da un punto di vista simbolico spicca il nome di Maya Fernandez come nuova ministra della difesa. Si tratta della nipote dell’ex presidente Salvador Allende. Nata a Santiago del Cile nel settembre del 1971, dopo il golpe del ‘73 dovette rifugiarsi a Cuba fino alla transizione democratica (1990). 

È una donna anche la nuova ministra degli Affari Esteri, Antonia Urrejola, già impegnata da tempo in questioni internazionali presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani (Cidh).

Marcela Hernando, del Partido Radical (un partito di centro), guiderà uno dei ministeri chiave dell’economia cilena: il Ministero dell’estrazione mineraria. L’economia cilena, infatti, si basa da sempre sull’esportazione di minerali, principalmente del rame. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati scoperti immensi giacimenti di litio nel nord del paese, al confine con Bolivia e Argentina. Una risorsa strategica per il mondo del futuro che ha generato forti tensioni tra il capo dello stato uscente, Sebastián Piñera, a favore della privatizzazione e della concessione dei giacimenti a multinazionali straniere, e Gabriel Boric, che ha annunciato, durante la campagna elettorale, il progetto di un’alleanza pubblico-privata, controllata dallo stato, dedicata all’estrazione e all’esportazione del litio.

La comunista Jeannette Jara dirigerà il Ministero del lavoro. È la prima volta dai tempi del golpe del 1973 che il Partito Comunista controlla questo dicastero, particolarmente delicato perché è da qua che si coordinerà un’eventuale riforma dell’attuale sistema pensionistico, ideato dal fratello di Sebastián Piñera, José Piñera, negli anni della trasformazione neoliberista, in piena dittatura militare. Si tratta di un sistema a capitalizzazione individuale in cui il lavoratore è obbligato a versare i contributi a fondi pensionistici privati (Administradoras de Fondos de Pensiones – Afp), ricevendo in cambio una pensione il cui importo dipende dal rendimento degli investimenti del fondo. Non esiste una ripartizione con la quale i contributi si utilizzano per pagare le pensioni (come in quasi tutta Europa e in buona parte del mondo) ma solo una logica di investimento privato che non permette una copertura pensionistica universale ma l’arricchimento smisurato di un oligopolio composto da sei fondi. Durante la campagna elettorale, Boric ha promesso più volte che riformerà radicalmente questo meccanismo che fu uno dei detonatori principali delle proteste dell’ottobre 2019. Non è un caso che il movimento sociale No+Afp (Mai più Afp), un gruppo nato nel 2016 per denunciare gli abusi e il malfunzionamento del sistema pensionistico cileno, ha appoggiato fin dall’inizio la candidatura del nuovo presidente.

Il professore di letteratura Marco Antonio Ávila, rappresentante della comunità Lgbtiqa+, è il nuovo ministro dell’istruzione. L’obiettivo principale della sua gestione sarà rafforzare la rete di scuole pubbliche, un settore trascurato in Cile, dovuto alla privatizzazione quasi totale del sistema educativo. Il fatto che tanto il nuovo capo dello stato, come vari dei principali ministri provengano dal movimento studentesco conferisce a questo dicastero un’importanza particolare e suscita forti aspettative. Infatti, nel nuovo esecutivo, è stato affidato un ruolo di peso a Giorgio Jackson, ex militante del movimento studentesco e braccio destro di Boric, nominato Segretario alla presidenza, una sorta di coordinatore del gabinetto ministeriale. Anche il ministro dello Sviluppo economico e del turismo, Nicolás Grau, proviene dalla Federación Estudiantes de la Universidad de Chile (la Fech). 

Carlos Montes Cisternas guiderà il ministero dell’Edilizia popolare. Il deficit abitativo è un problema strutturale in Cile, aggravato dalle politiche ultra liberiste che hanno fomentato la speculazione immobiliare. Migliaia di famiglie vivono in quartieri precari, costruiti su terreni occupati in seguito a mesi (a volte anni) di scontro con le autorità locali e le forze dell’ordine. Fin dagli anni Cinquanta, infatti, si è formato in Cile un forte movimento di pobladores che lotta per il diritto alla casa e per l’integrazione urbana dei quartieri marginali (le poblaciones), zone spesso prive di pavimentazione, fognature ed elettricità. Non è un caso che tra i bastioni più rappresentativi e iconici della resistenza contro la dittatura militare vi siano varie poblaciones della capitale Santiago: Villa Francia, Pudahuel, La Pintana e La Victoria. La nomina di Montes, parlamentare settantacinquenne del Partido Socialista, non ha convinto l’ala più radicale dell’ampia coalizione che ha appoggiato il candidato progressista nel ballottaggio contro il pinochetista Kast. Il collettivo Ukamau (un’organizzazione composta da pobladores del centro di Santiago che si caratterizza per i suoi metodi e pratiche antagoniste), infatti, aveva proposto a Boric di dare l’incarico alla dirigente sociale Doris González, che da anni si batte per il diritto a un alloggio adeguato. La scelta di Carlos Montes sembrerebbe indicare che l’approccio del nuovo governo alla problematica abitativa sia quella di applicare qualche timida misura correttiva e non quella di dare il via a un cambio strutturale. 

La componente moderata del nuovo esecutivo si vede anche con la scelta dell’economista Mario Marcel Cullell, ex direttore della Banca Centrale cilena (2016-2022), in uno dei dicasteri di maggior prestigio del gabinetto: il Ministero del tesoro. Figlio di rifugiati repubblicani della guerra civile spagnola, Marcel è sin dagli anni Novanta collaboratore e consulente di diversi governi della Concertación (una coalizione di partiti socialdemocratici e democristiani che hanno governato in Cile dal 1990 fino al 2010), considerato una persona vicina all’establishment tanto nazionale come internazionale, anche grazie alle sue esperienze lavorative nell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e nella Banca Mondiale. Molte figure della destra cilena, infatti, tra cui lo stesso ex presidente Piñera, hanno applaudito la sua nomina. Il fatto che uno dei principali incarichi di governo sia controllato da un rappresentante di spicco della Concertación è la dimostrazione della consapevolezza di Boric che senza l’appoggio dei partiti tradizionali di centro e centrosinistra non sarebbe mai entrato al palazzo presidenziale de La Moneda. Si tratta inoltre un segnale di continuità e tranquillità per gli investitori nazionali e internazionali.

Mentre si insedia il nuovo governo, la Convenzione Costituzionale compie già otto mesi di lavori ininterrotti. I 155 membri della Convenzione, a seguito della prima riunione tenutasi a Santiago il 4 luglio 2021 nei giardini dell’antica sede del Parlamento, stanno dando forma alla nuova Costituzione che sostituirà quella in vigore, redatta nel 1980 dal costituzionalista conservatore e autoritario Jaime Guzmán, in piena dittatura militare. Secondo il regolamento stipulato l’anno scorso, il termine massimo per presentare il  testo completo (che dovrà passare il vaglio di un referendum di approvazione con partecipazione obbligatoria, in un paese dove il voto, a differenza della norma sudamericana, è facoltativo) scade a inizio luglio 2022. Tuttavia, viste le difficoltà operative e i travagli in seno alla Costituente, è possibile che venga concessa una proroga straordinaria, al fine di permettere la conclusione dei lavori.

Lo scorso 4 gennaio, al compiersi i primi sei mesi di attività, è stata rinnovata la direzione della Convenzione, così come previsto dal regolamento. La professoressa universitaria mapuche (il popolo indigeno più numeroso del Cile) Elisa Loncón Antileo ha lasciato la presidenza, cedendo l’incarico all’odontoiatra María Elisa Quinteros, rappresentante della sinistra moderata (Apruebo con Dignidad) all’interno dell’organo costituente. Da parte sua, l’avvocato Jaime Bassa ha passato il testimone della vicepresidenza a Gaspar Domínguez, un giovane medico e riconosciuto attivista per i diritti Lgbtiqa+.

Il prodotto finale della Costituente determinerà il grado di trasformazione del Cile. La Convenzione potrà finalmente contare sull’appoggio attivo del nuovo esecutivo nazionale, superando così un inizio turbolento, caratterizzato dall’indifferenza dal governo Piñera e dall’ostilità mostrata da buona parte della destra cilena dichiaratamente pinochetista; infatti, laddove quest’ultima difende i principi economici e politici della Costituzione del 1980, il presidente uscente aveva assentito alla proposta di istituire un processo costituente unicamente nel tentativo di far rientrare la rivolta di ottobre 2019 nei binari istituzionali.

Tra gli elementi centrali su cui la Convenzione sta discutendo, vi è la definizione dei nuovi rapporti tra lo stato e i popoli indigeni. Sulla scia di alcuni progetti di riforma vissuti negli ultimi decenni in Sudamerica (in particolare le riforme costituzionali boliviana e ecuadoregna, approvate tra il 2007 ed il 2008), vi è l’idea di costituire uno «stato plurinazionale» che riconosca i diritti dei popoli nativi cileni. Un’idea che irrompe nel continente come progetto politico, con l’obiettivo di porre fine ai processi assimilativi che negano i principi e i diritti dei popoli indigeni. In Cile, a differenza di altri paesi della regione, nonostante le richieste dei popoli originari (tra cui i mapuche nell’Araucania, i quechua e aymara al nord, e il popolo rapa nui), non vi è un vero e proprio riconoscimento delle rivendicazioni autonomiste delle «nazioni» indigene. Sin dai tempi dell’indipendenza dalla corona spagnola (1810), il paese non ha mai fatto i conti con i crimini del colonialismo e della sopraffazione culturale da parte dello stato centrale. 

Da sempre il Cile è uno stato monoculturale, una caratteristica che ha contribuito a inasprire e radicalizzare le pratiche di resistenza dei popoli indigeni. Oltre al riconoscimento dell’autonomia territoriale, i popoli indigeni mirano alla conformazione di un sistema educativo e di salute interculturale, integrando e alternando le competenze occidentali con le pratiche ancestrali. In tal senso, la plurinazionalità è un concetto che orienta la trasformazione dello stato verso un dialogo interculturale, valorizzando le esperienze e le conoscenze indigene, da sempre snobbate dall’eurocentrimso imperante.

La spinta per uno stato plurinazionale e interculturale è il riflesso di processi politici, sociali e culturali sorti in tutto il continente americano (dall’Alaska alla Patagonia). La dimensione giuridico-normativa diventa, pertanto, un canale di trasformazione delle rivendicazioni indigene in direzione del Buen Vivir (Sumak Kawsay e Suma Qamana in lingua quechua e aymara), un progetto etico-politico orientato a costruire un modello produttivo e un sistema economico armonico tra l’umanità, il territorio e la natura. In tale direzione si muovono le rivendicazioni territoriali contro i mega-progetti estrattivi approvati in Cile negli ultimi anni. La nuova Costituzione potrebbe, come in Bolivia ed Ecuador, riconoscere i fiumi, i corsi d’acqua (e i territori circostanti) come soggetti di diritto, uno strumento del diritto internazionale utile per porre freno alla devastazione ecologica che ha subito il Cile negli ultimi decenni.

Un altro caposaldo delle proteste dell’ottobre 2019 e del dibattito costituente è la restituzione dell’acqua come un bene pubblico, in un paese in cui la privatizzazione delle risorse idriche ha portato a conseguenze nocive tanto per i centri urbani (talvolta privi di acqua potabile), così come per la produzione agro-forestale che ha sofferto processi di desertificazione, anche a causa della monocoltura (principalmente di eucalipto nel sud e di avocado nella zona centrale).

Per determinare l’esito del cambiamento in Cile, i prossimi sei mesi saranno fondamentali; si tratta forse del semestre più importante della sua storia recente. Il processo costituente avanzerà d’ora in avanti accompagnato da un governo pluralista che ha già dato alcuni segnali di cambio. Gabriel Boric non è un rivoluzionario, come è stato erroneamente descritto da alcuni mass media internazionali. È un giovane riformista che arriva alla presidenza della Repubblica in un momento di rifondazione strutturale del paese. Il primo discorso ufficiale e alcuni gesti e iniziative delle ultime settimane sembrerebbero indicare una genuina intenzione di correggere almeno gli aspetti più odiosi del sistema economico, sociale e culturale ereditato dalla dittatura e mantenuto intatto fino al giorno d’oggi. Sarà necessario attendere le reazioni dell’immensa maggioranza del popolo cileno, composta in buona parte da studenti indebitati, pensionati truffati e lavoratori sfruttati, che sopporta da quasi cinquant’anni la violenza dell’ultra liberismo e che ha perso ogni fiducia nei confronti del sistema politico in generale. Tempo al tempo. Il nuovo governo è appena iniziato.

*Orso Colombo è ricercatore in studi latinoamericani presso l’Universidad Nacional de Colombia. È analista di conflitti territoriali e geopolitica latinoamericana.

Alberto Pesapane è avvocato in Argentina e studente del master in studi latinoamericani presso l’Universidad Nacional de San Martín della provincia di Buenos Aires.