Jacobin Italia

Il complesso militare-digitale

12 Giugno 2024

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Il potere economico delle grandi piattaforme è in larga misura legato al controllo di infrastrutture e tecnologie duali, ossia a uso sia civile che militare. L’IA, da questo punto di vista, rappresenta un ulteriore passaggio di scala

Ci si interroga spesso sui rischi a cui il genere umano verrebbe esposto se si materializzasse una «IA generale», capace di superare le capacità di discernimento degli umani costringendoli a scenari distopici degni di Isaac Asimov e Philip Dick. Non che queste domande siano, di per sé, ingiustificate o oziose. Tendono però a deviare l’attenzione da sviluppi forse più importanti, che riguardano l’uso attuale dell’IA e le sue implicazioni in termini di rapporti di potere e conflitti. Ad esempio il ruolo decisivo che l’IA sta giocando nelle guerre in corso, rendendo sempre più stretto il rapporto di mutua dipendenza che lega le grandi piattaforme digitali (Big Tech) e gli apparati militari e di sicurezza. 

Il massacro di Gaza è una manifestazione concreta del ruolo che l’IA sta giocando nei conflitti contemporanei. La rivista israelo-palestinese +972 Magazine e l’emittente in lingua ebraica Local Call (riprese da The Guardian e in Italia da il manifesto) hanno documentato come per l’identificazione dei «target», tra i quali rientrano le miglliaia di civili uccisi negli ultimi mesi, l’esercito israeliano si stia avvalendo di due avveniristici programmi di IA, Lavender e The Gospel, in grado di processare rapidamente enormi quantità di dati e stilare liste di presunti affiliati ad Hamas e degli edifici da cui questi opererebbero. In poche settimane, Levander avrebbe contrassegnato oltre 30 mila palestinesi come sospetti militanti di Hamas e innescato bombardamenti semi-automatizzati con dumb bombs («bombe stupide», meno costose delle bombe guidate, quelle cosiddette «intelligenti»). A questi due sistemi si aggiunge il programma di IA chiamato Where’s Daddy? progettato per individuare e colpire presunti affiliati di Hamas una volta rientrati nelle loro abitazioni.

Le big-tech alla guerra

Alla crescente importanza dell’IA come tecnologia bellica si associa la centralità delle Big Tech all’interno del complesso militare-digitale. In Palestina, così come in altri scenari di guerra (abbiamo recentemente documentato il coinvolgimento delle Big Tech nel conflitto russo-ucraino), multinazionali digitali come Amazon e Google sono determinanti. È recente l’annuncio del progetto da 1,2 miliardi di dollari denominato «Nimbus» (di cui la rivista The Intercept ha per prima pubblicato alcuni dettagli) che, dal 2021, lega il governo israeliano alle due piattaforme statunitensi per la fornitura di servizi di IA e cloud finalizzati al riconoscimento facciale e al tracciamento di oggetti. Dall’inizio dell’attacco a Gaza, Google ha negoziato un’estensione della partnership con il Ministero della Difesa israeliano per la fornitura di ulteriori tecnologie cloud. Per essersi opposti al progetto Nimbus, con l’obiettivo di impedire l’impiego delle tecnologie sviluppate dall’impresa a scopi militari, nell’aprile del 2024 28 ingegneri di Google sono stati licenziati (simili proteste si sono svolte all’interno di Amazon). In Ucraina, oltre al ruolo chiave esercitato da Space-X – la multinazionale di Elon Musk che fornisce connessione Internet all’esercito attraverso il suo sistema di minisatelliti – Amazon Web Service e Microsoft gestiscono, sin dalle primissime fasi del conflitto, l’infrastruttura informatica della pubblica amministrazione e del sistema bancario ucraino.   

Quelli menzionati non rappresentano esempi isolati. In una serie di lavori recenti abbiamo analizzato la mutua dipendenza che lega Big Tech e apparato militare statunitense. Il grafico nella pagina seguente mostra la crescita pressoché costante, tra 2008 e 2022, del valore delle commesse pubbliche ottenute dalle quattro principali piattaforme – Alphabet (Google), Amazon, Meta (Facebook) e Microsoft – e stipulate con il Dipartimento della Difesa (DoD) e altre agenzie federali degli Stati uniti legate alla difesa e alla sicurezza. La Tabella, invece, riporta i dettagli (valore monetario delle commesse e attività svolta) relativi a una selezione di contratti pluriennali di particolare rilevanza tecnologica (ed economica) stipulati dalle stesse piattaforme in ambito militare. La produzione di armi e tecnologie a supporto dell’apparato militare e di sicurezza sembra essere divenuta un’attività tutt’altro che secondaria per le Big Tech. In particolare, le piattaforme risultano essere fornitrici di servizi cruciali, come il cloud e le tecnologie di IA a esso connesse, il che gli permette di consolidare il proprio primato tecnologico in ambito militare oltre che nella sfera civile.

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