Jacobin Italia

Il doppio corpo della presidente Giorgia Meloni

7 Dicembre 2022

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La prima premier nello storia italiana è una conquista per le donne? Più che altro bisogna chiedersi come mai questa sia leader di un partito apertamente antifemminista: ciò serve a rendere commestibili i contenuti più retrivi

Nel tardo medioevo si credeva che il re possedesse due corpi distinti tra loro: il primo era il corpo naturale e mortale, soggetto al tempo e alla fragilità umana, il secondo era il corpo politico, dal carattere perpetuo, che passando da un individuo all’altro sfuggiva ai limiti della natura umana e alla morte. L’idea del corpo duplice del regnante esprimeva in termini metaforici l’emergere dello stato e della sovranità politica, che trascendeva appunto l’individuo contingente che si ritrovava a starne a capo. 

Il corpo duplice delle regine

Storicamente il corpo naturale del re è stato prevalentemente maschile. Ma anche femminile. Nell’antico Egitto, in Nubia, in Giappone tra la fine del 1500 e la fine del 1700, in Spagna e, caso più noto, nel Regno Unito, si contano il numero più alto di regnanti donne nella storia. E anche negli stati italiani pre-unificazione le donne al comando non mancarono, come Giovanna II di Napoli o Eleonora D’Arborea in Sardegna nel quindicesimo secolo.

Tutte queste regine si ritrovarono ad avere le redini del potere in contesti estremamente ostili alle donne, nella misura in cui la femminilità era associata per lo più a disposizioni considerate dannose all’arte del governo quali irrazionalità e debolezza. Il corpo femminile, in altre parole, non era designato per essere corpo politico. Eppure Elisabetta I piegò la nozione medievale del corpo duplice del regnante a suo favore. Di più, tale nozione si dimostrò utile alle sue strategie di potere perché implicava che i «difetti naturali» del corpo biologico (che in fin dei conti possedevano anche gli uomini, e non solo le donne) non andavano a contaminare il corpo politico, che era considerato immortale. 

Elisabetta I fece riferimento a questa idea nel famoso discorso di Tilbury del 1588 per galvanizzare le truppe inglesi impegnate a difendere l’isola dall’armata spagnola: «So di possedere il corpo debole e fragile di una donna, ma ho il cuore e lo stomaco di un re». Elisabetta I fu anche una delle prime a teorizzare che un regnante dovesse possedere sia qualità femminili che maschili, la forza come la compassione, il coraggio come la cura e l’amore. Infatti si autoproclamava, e veniva a sua volta chiamata dai suoi sudditi, sia re, che principe o regina. 

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