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Il film che rende giustizia a Fred Hampton

22 Febbraio 2021

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È raro che, come accade in «Judah and the Black Messiah», una pellicola hollywoodiana restituisca abbastanza fedelmente la storia delle Black Panthers e del loro leader ucciso dall’Fbi

Il 4 dicembre 1969, la polizia di Chicago fece irruzione nell’appartamento della pantera nera Fred Hampton. Armata di mitragliatrici, fucili a pompa e pistole, la polizia non solo fece fuoco per prima, ma scaricò circa novanta pallottole. Le Pantere, secondo l’esito di un’inchiesta di un grand jury, spararono al massimo un solo colpo.

Nel corso del violento raid caddero Hampton e Mark Clark. Hampton venne assassinato mentre giaceva a letto, probabilmente drogato dall’informatore dell’Fbi William O’Neal. Dopo che la polizia la fece uscire dalla camera da letto, la fidanzata incinta di Hampton, Akua Njeri, riuscì a sentire un agente chiedere se Hampton fosse ancora vivo. Sentì poi altri due colpi di pistola, dopo di che un altro agente disse: «Adesso è bello che morto».

Gli omicidi di Hampton e Clark furono opera direttamente della polizia di Chicago e dell’avvocato dello stato della contea di Cook Edward Hanrahan. Ma dopo un’inchiesta storica del Senato sulla cattiva condotta delle agenzie di intelligence statunitensi e una protratta causa per omicidio colposo, si è scoperto che il raid della polizia faceva parte di un’operazione segreta di intelligence interna dell’Fbi per neutralizzare i movimenti politici che sfidavano «l’ordine politico e sociale esistente».

Quando è stato assassinato, Hampton aveva ventun anni. Aveva il dono del saper parlare in pubblico, nutrito da una radicale opposizione all’oppressione razziale e una visione socialista incrollabile. Avendo parlato con persone che conoscevano Hampton quando era in vita, l’ho sentito descrivere semplicemente come una persona incapace di arrendersi alle ingiustizie. Per questo Hampton rimane una figura eroica per molti a sinistra. Le persone nate decenni dopo il suo assassinio continuano a considerare la sua vita fonte di ispirazione. E l’assassinio di Hampton per mano dell’Fbi e della polizia di Chicago rimane una storia importante per capire a che punto può arrivare il governo degli Stati uniti pur di mettere a tacere la sinistra. 

La storia di Hampton è conosciuta da alcuni settori della sinistra, ma la maggior parte degli americani probabilmente non ha mai sentito parlare di Hampton o del programma segreto di controspionaggio dell’Fbi che ha causato la sua morte. Ecco perché è di rilevanza cruciale che il nuovo film Judas and the Black Messiah cerchi di raccontare la storia della scomparsa di Hampton per mano dell’Fbi. Con il sostegno di un importante  produttore di Hollywood, il film dispone della forza per portare questa storia a un pubblico di massa. E per fortuna, riesce a rendere giustizia alla storia che ritrae.


Come combattere il fuoco


I Black Panthers sono uno dei gruppi più incompresi nella storia degli Stati uniti. Ancora oggi sono spesso demonizzati e la loro visione del mondo distorta. Nel film, l’agente dell’Fbi Roy Mitchell paragona spesso il Black Panther Party al Ku Klux Klan. Sebbene un simile confronto sia tanto abominevole quanto assurdo, riflette quanto i Panthers siano ancora spesso erroneamente considerati dei violenti sciovinisti della razza. Quando le Pantere non sono diffamate, vengono cooptate, e la loro politica radicale viene omessa a favore dell’appropriazione della loro estetica. Per questo, qualsiasi persona di sinistra che approccia un film hollywoodiano su Fred Hampton lo fa con una certa apprensione.

La prima volta che Fred Hampton (interpretato da Daniel Kaluuya) compare sullo schermo, pronuncia una delle sue affermazioni più famose:



Non pensiamo che il fuoco si combatta con il fuoco; per combattere il fuoco è meglio usare l’acqua. Non combatteremo il razzismo con il razzismo, lo combatteremo con la solidarietà. Non combatteremo il capitalismo con il capitalismo nero, ma lo combatteremo con il socialismo.


Poco dopo, vediamo Hampton parlare a un gruppo di studenti neri in un college locale. L’oratore che presenta Hampton annuncia che, in linea con le richieste dello studente, la scuola cambierà il suo nome in Malcolm X College. Quando Hampton sale sul palco, biasima quelli del pubblico che pensano che un cambio di nome abbia a che fare con la vera liberazione. Si tratta piuttosto, afferma Hampton, di riformismo liberale. La riforma liberale consiste nel trasformare gli schiavi in «schiavi migliori». Quello che vogliono i Panthers è la rivoluzione. E Hampton fa sapere agli studenti chi è il loro vero nemico chiamandolo per nome: «il capitalista».

In un’altra scena, vediamo Fred Hampton che conduce sessioni di educazione politica per le nuove reclute. Hampton non parla solo di socialismo, parla anche di Mao e dell’impatto delle sue teorie sulle prospettive del partito. L’informatore dell’Fbi, William O’Neal (interpretato da LaKeith Stanfield), ignora la lezione per far passare una donna seduta vicino a lui. Hampton si ferma per chiamarlo e ricordargli gli insegnamenti del partito sul rispetto delle compagne. Gli uomini non devono prendersi delle libertà con le donne e devono riconoscerle come «sorelle in armi».

Lontano dagli sciovinisti razziali, Hampton cerca di costruire una Coalizione Arcobaleno delle Pantere; gli Young Lords, un’organizzazione prevalentemente portoricana simile ai Panthers nell’ideologia; e gli Young Patriots, un’organizzazione di sinistra e anticapitalista di autodefiniti «montanari» composta in gran parte da migranti appalachi a Chicago.

In una rappresentazione del primo incontro tra i Panthers e i Patriots, alcuni dei Panthers sembrano titubanti su ciò che potrebbe aspettarli quando si incontrano con i Patriots. Mentre si aggregano a una riunione in corso, una gigantesca bandiera confederata cattura immediatamente la loro attenzione. Un oratore dal palco afferma che la bandiera serve semplicemente a ricordare la loro eredità sudista. Un membro dei Panthers afferma che la bandiera gli ricorda il linciaggio della sua famiglia. L’oratore dei Patriots dice: «Il mio popolo ha oppresso il tuo popolo per centinaia di anni», prima che un membro bianco del pubblico esploda, sostenendo che il suo popolo non opprimeva nessuno, poiché la sua famiglia era di mezzadri.

Prima che la situazione esploda, Hampton interviene. Ricorda ai partecipanti bianchi che vivono in un ghetto in condizioni deplorevoli. Hampton chiede loro se non trovano ridicolo dover pagare gli stipendi della polizia che li brutalizza abitualmente. In breve, riconosce le differenze e le tensioni tra di loro, ma insiste sul fatto che le loro somiglianze nell’oppressione dovrebbero unirli per combattere un nemico comune.

L’obiettivo principale dei Panthers era combattere l’oppressione razziale raggiungendo l’autodeterminazione per le comunità nere in America. I Panthers si formarono a Oakland come Black Panther Party for Self-Defense. Con le pistole in mano, i Panthers avrebbero controllato la polizia per assicurarsi che rispettasse la legge. Sebbene i Panthers fossero un movimento contro l’oppressione dei neri negli Stati uniti, lo fecero attraverso un quadro esplicitamente internazionalista e socialista, guardando agli scritti di Frantz Fanon, e si consideravano militanti dello stesso movimento globale della rivoluzione a Cuba e delle lotte di liberazione nazionale in Algeria e Vietnam. Ed erano netti sulla fonte dell’oppressione nera: il capitalismo. Dei capitalisti neri non risolverebbero il problema, solo il socialismo potrebbe farlo. In questa lotta, i Panthers erano disposti a lavorare con le persone povere e oppresse di tutte le razze e provenienze sociali.

Ad eccezione di alcuni passaggi, come i commenti sui risultati del sistema sanitario cubano, la politica internazionalista dei Panthers non è realmente esplorata nel film. Ma il socialismo rivoluzionario delle Pantere Nere è in primo piano e al centro: un’impresa non da poco in un grande film di Hollywood. Mentre il film si concentra su Hampton, in ultima analisi parla anche degli attacchi dell’Fbi contro di lui. Anche qui il film rende giustizia alla storia.



Crocifiggere un potenziale Messia


Il titolo del film si riferisce a una lettera inviata dal quartier generale dell’Fbi a quarantuno uffici sul campo. Nel 1956, l’Fbi intraprese formalmente un programma di controspionaggio (chiamato Cointelpro) contro il Partito comunista. Il controspionaggio tradizionalmente implica la neutralizzazione di agenti stranieri ostili, ma l’Fbi aveva deciso che era tempo di usare queste tecniche contro i movimenti politici interni.

L’Fbi credeva che i suoi poteri anticomunisti gli consentissero di prendere di mira i non comunisti che, secondo loro, correvano il rischio di essere infiltrati o influenzati dai comunisti. In base a questa logica l’Fbi inizialmente prese di mira il movimento per i diritti civili e molti dei suoi leader più importanti, tra cui Martin Luther King. Ma nel 1967, il Bureau creò un nuovo Cointelpro per prendere di mira i «gruppi dell’odio nazionalista nero». Nello stesso periodo, l’Fbi creò anche una sezione «indagini di intelligence razziale» all’interno della sua divisione di intelligence interna. Il 4 marzo 1968, l’Fbi delineò gli obiettivi di questo nuovo Cointelpro, tra cui: «Prevenire l’ascesa di un messia che possa unificare ed elettrizzare il movimento militante nazionalista nero».

Al momento della pubblicazione del promemoria, i Panthers non erano ancora nel mirino dell’Fbi. I potenziali «messia» in questione erano Martin Luther King, Stokely Carmichael ed Elijah Muhammad (il promemoria osservava che Malcolm X avrebbe potuto essere il temuto «messia», ma era diventato un «martire»). Esattamente un mese dopo questo promemoria, King venne ucciso.

Lo stesso J. Edgar Hoover avrebbe continuato a dichiarare i Panthers «la più grande minaccia alla sicurezza interna del paese»: sarebbero rapidamente diventati l’obiettivo principale del programma. Delle 295 operazioni Cointelpro autorizzate contro i gruppi «nazionalisti neri», 233 si sarebbero dirette contro i Panthers.

La rivelazione che Hampton è stato ucciso come risultato di una serie di azioni segrete progettate, in parte, per impedire l’ascesa di un «messia nero» ha avuto un impatto evidente. Fred Hampton era un oratore carismatico e un brillante organizzatore. Era capace non solo di condannare l’oppressione razziale, ma di creare una coalizione multirazziale della working class. Molti si chiesero se l’Fbi temesse che Hampton fosse quel «messia», e se per questo abbia deciso di assassinarlo. Judas and the Black Messiah propone questa visione della storia.

Sebbene il film eviti di essere didascalico, rappresenta bene alcune delle tattiche Cointelpro comuni dell’Fbi. Queste includono lo «spionaggio», quando gli informatori etichettano falsamente altre persone come informatori per seminare sfiducia. Nessuno spoiler, ma il film mostra come questo meccanismo possa produrre conseguenze letali.

Viene anche illustrato il modo in cui l’Fbi diffuse opuscoli falsi dei Panthers che attaccavano altri gruppi nella speranza di scatenare violenti conflitti tra di loro. In un’altra scena, Judas and the Black Messiah mostra come gli informatori possano agire come agenti provocatori nella speranza di creare pretesti per un arresto, una tattica ancora popolare presso il Bureau.

Nel titolo il «Giuda» è considerato più attrattivo rispetto al «messia nero». Questa scelta si riflette nel film, che non si sviluppa attorno ad Hampton ma all’informatore dell’Fbi William O’Neal. Questa attenzione ha suscitato critiche. Il film per fortuna evita rappresentazioni unidimensionali e da cartone animato, ma O’Neal è probabilmente mostrato in modo da avere più comprensione di quanta ne meriti davvero.

In alcune scene, O’Neal viene mostrato mentre lotta contro ciò che l’Fbi lo ha incaricato di fare. Poiché O’Neal ha parlato molto poco delle sue esperienze, queste scene sono puramente di fantasia. Non abbiamo idea se O’Neal si sia mai sentito in conflitto con i suoi incarichi. E alcuni dei peggiori atti da provocatore di O’Neal sono omessi dal film: O’Neal ha effettivamente costruito una sedia elettrica che voleva che i Panthers usassero per gli informatori e tentò di aizzare la violenza tra i Panthers e le bande di Chicago. Entrambi gli episodi sono completamente assenti dal film. Tuttavia, a conti fatti, il film cattura con successo una storia raccontata raramente, pur seguendo i parametri cinematografici del cinema tradizionale.


La visione di Fred Hampton continua


Anche prima dell’attuale ondata di programmi polizieschi propagandistici, l’Fbi è sempre stato stimolante per la cultura popolare. Al culmine della Seconda Paura Rossa, Hollywood sfornava film come I Was a Communist for the Fbi che esaltavano l’azione della polizia nella politica del paese. Mentre l’Fbi ha beneficiato di una copertura mediatica servile nel corso della sua storia, l’esatto contrario è accaduto per le Pantere Nere.

Judas and the Black Messiah esce in un momento in cui c’è un rinnovato attivismo contro la violenza della polizia, il razzismo e i fallimenti del capitalismo. Gli attivisti di oggi sono alle prese con domande su come affrontare l’oppressione razziale e lo sfruttamento di classe. Su questo argomento sono stati offerti molti sofismi, dalle affermazioni secondo cui chiudere gli occhi e ignorare la realtà del razzismo è la strada per l’unità di classe agli ammonimenti che smantellare le banche non porrà fine al razzismo. Ma la visione rivoluzionaria di Fred Hampton offre una visione di come affrontare l’oppressione razziale e lo sfruttamento capitalista non come problemi separati ma come parte di una lotta comune.

Bisogna raccontare la vera storia dei Panthers e dell’Fbi, Judas and the Black Messiah arriva in un momento in cui questa storia conosce rinnovata importanza. Per questo, a sinistra possiamo accogliere con favore questo film.

* Chip Gibbons è un giornalista, ha scritto per In These Times e The Nation. È anche il direttore politico di Defending Rights and Dissent, per cui ha scritto il rapporto Still Spying on Dissent: The Enduring. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.