Jacobin Italia

Il lato meno oscuro della forza

5 Marzo 2020

Lo strapotere della cronaca nera rischia di farci annegare in un mare di ansia. Dovremmo riscoprire il senso definito della paura contrapposto allo stato di angoscia generalizzata che ci espone ai fantasmi securitari

Da che mondo è mondo l’uomo ha usato il racconto dell’orrore, le storie di paura, per sfruttare appieno la funzione adattativa di questa emozione, negativa, annichilente, eppure votata al suo stesso superamento, alla reattività. 

I racconti di paura insegnano ai giovani a sperimentare l’orrore da un luogo sicuro, a interiorizzare la possibilità di vincerlo mentre sembrano soccombergli. In nessun luogo ci si sente così vivi come sprofondati nella sala buia di un cinema, con una vasca di popcorn a ultima difesa da un serial killer armato di motosega.

Quando la cronaca nera ha preso il posto della fiction nella produzione e nella diffusione della narrazione della paura è successo qualcosa di irrimediabile. La paura, per sua natura esplosiva, ma circoscritta nel tempo, si è dimostrata inadatta a una narrazione votata al loop temporale, dove i timori non si superano mai, perché a portarli in dote non è la paura, bensì l’ansia, il cui meccanismo di base presuppone l’evitamento, l’invisibilità del nemico, la natura sfuggente e onnipresente della minaccia. 

Momenti di ordinario terrore

La paura è un’emozione che gli uomini hanno in comune con il resto degli animali. Chi non prova paura è sordo alla necessità di mettere in campo strategie di difesa e attacco in presenza di un pericolo, si avvicina a grandi falcate all’estinzione. Per fortuna la paura è una compagna di viaggio imprevedibile. Arriva, stravolge tutto e, finita la minaccia, che sia andata bene o male, scompare. Il tempo la cancella, quasi non fosse esistita. La vita riparte, come si dice, passa la paura...

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