Jacobin Italia

Il limite ecologico

12 Giugno 2024

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Quanta energia consuma e che impatto climalterante avrà l’uso intensivo della IA? Le prime esperienze dicono che il problema esiste. Per affrontarlo servono ricerca pubblica e attenzione verso i bisogni vitali del pianeta

Togliamoci subito il dente. No, le Intelligenze artificiali non sono oggi un problema ecologico di primo piano. Ma sì, è legittimo temere che lo possano diventare in un prossimo futuro. Come tutti i software che funzionano in cloud, connessi a reti di computer, le IA esistono grazie a grandi server accesi giorno e notte. Infrastrutture che hanno bisogno di spazio, metalli, acqua per il raffreddamento e, soprattutto, molta elettricità. Finché l’uso e la complessità dei sistemi di Intelligenza artificiale rimangono moderati, è possibile usare energia pulita per alimentare i server, e l’impatto del settore nel suo insieme non è più preoccupante o difficile da ridurre di quello relativo ad altre tecnologie. Ma noi ancora non sappiamo che dimensioni raggiungerà il fenomeno. 

La crescita che possiamo aspettarci, e stiamo vedendo accadere, è duplice. Da un lato si moltiplicano le applicazioni: riconoscimento facciale; generazione di testi, immagini e video; gestione di reti elettriche, informatiche, catene di rifornimento. Dall’altro, le IA stesse diventano più grandi. Le Intelligenze artificiali sono, nella loro definizione stringata, sistemi che imitano il comportamento umano o parte di esso. Per farlo usano grandi quantità di parametri: uno dei motivi per cui le IA sono sempre più efficaci è l’aumento di questa quantità. ChatGPT 3.5, il software che usiamo quando ci connettiamo all’omonimo sito per chiedere un’informazione o farci tradurre qualcosa, si basa su 175 miliardi di parametri. ChatGPT 4, la nuova versione, su 100 bilioni, ovvero 100mila miliardi. Più sono le occasioni in cui usiamo Intelligenze artificiali, più queste sono complesse, più energia sarà necessaria per farle funzionare. Per quanto efficaci potremo essere nell’usare elettricità pulita, limitare gli sprechi, riciclare le risorse minerarie usate, un aumento potenzialmente esponenziale delle risorse necessarie rischia di diventare un problema ecologico. 

Focalizziamoci per un istante solo su una delle esternalità negative di un sistema simile, le emissioni climalteranti. Allo stato attuale è più che probabile che i server necessari alle IA siano in gran parte alimentati con combustibili fossili. Se anche si riuscisse a farli funzionare solo con rinnovabili e altre fonti low-carbon – e siamo ben lontani da questo scenario – è concreto il rischio che l’aumento della domanda di energia bruci, letteralmente, i progressi fatti in termini di generazione pulita. Ancora non conosciamo la traiettoria che seguirà il settore. Iniziare a parlarne è a maggior ragione essenziale: dobbiamo poter agire prima che il problema sfugga di mano. E quel filone di pensiero e pratica che è l’ecologia ci fornisce uno strumento concettuale senza il quale, è convinzione di chi scrive, rischiamo di non essere efficaci in futuro: il limite. Ci torneremo più avanti.

I benefici dell’IA, e i suoi difetti

Sono poche le tecnologie così dannose da dover essere avversate in toto e l’Intelligenza artificiale, per quanto ne sappiamo ora, non sembra essere tra queste. Tra le altre cose, l’IA può essere messa a servizio della transizione ecologica. In molti nella climatologia, ad esempio, sperano con entusiasmo che nuovi software basati su queste tecnologie li aiutino a ricostruire con più precisione il funzionamento dell’atmosfera terreste. Gli ingegneri energetici guardano con curiosità al settore per un altro motivo: la gestione delle reti. Le rinnovabili – di gran lunga le più pulite tra le fonti energetiche a disposizione dell’umanità – sono limitate dalla loro intermittenza. Vento e sole sono disponibili in modo discontinuo e non del tutto prevedibile. Per evitare blackout in futuri (e si spera vicini, checché ne dicano le lobby del fossile) sistemi 100% low-carbon serviranno, oltre ad accumuli e risorse stabili come l’idroelettrico, le cosiddette smart-grid. Si tratta, al di là degli inglesismi, di reti elettriche capaci di adattarsi rapidamente all’intermittenza delle fonti. L’IA, è la speranza di molti, potrebbe dare una grande mano nella loro progettazione e gestione.

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