«Sono con te per abbattere il patriarcato». Abby, detta la rossa nel circolo maschile dei furbetti della Casa bianca, guarda negli occhi la sua migliore amica, la donna più potente del mondo, colei che ha portato a un nuovo livello essere Mr. Wolf e risolvere problemi, in due parole, Olivia Pope.
Olivia ha una missione, difendere la prima presidente degli Stati uniti dal complotto testosteronico per abbatterla. Sarà una battaglia suicida; è pronta, se deve, a compierla da sola. Ma Abby aspira a un’altra idea di sorellanza. Il suo motto è insieme «Giù da una scogliera», gladiatrici su tacco dodici, unitevi!
Tra tutti i momenti topici della tv legati alla congiuntura sociopolitica, quello innescato dalla puntata numero quattordici dell’ultima serie di Scandal incarna al meglio la definizione di «Momento #Metoo».
Si tratta di una svolta nella narrazione verticale di una serie, cioè destinata a concludersi nell’arco di una puntata o due, che strizza l’occhio al movimento per i diritti delle donne che ha detronizzato Harvey Weinstein e Kevin Spacey, guadagnandosi la palma di «Persona dell’anno» sulla copertina del Time nel 2017.
Una marea impossibile da ignorare, che le major televisive hanno provato ad addomesticare in due fasi: prima, nel momento di massimo fulgore dell’hashtag, capitalizzando il consenso del pubblico femminile, poi, quando il movimento ha superato lo status di fenomeno social stagionale, tranquillizzando l’audience trasversale dei preoccupati dalla deriva del cosiddetto «femminismo giustizialista».
