Jacobin Italia

Il presidente è uno showman

5 Giugno 2019

Infinite Jest, di David Foster Wallace, è ambientato in un futuro prossimo venturo rispetto all’anno di pubblicazione (1996), in un’America nella quale il computo degli anni è stato sostituito dalla cronologia del Tempo Sponsorizzato: quindi ambientato in prevalenza nell’Anno del Pannolone per Adulti Depend (Apad) e nell’Anno di Glad. Gli Stati uniti, ora denominati Organizzazione

Infinite Jest, di David Foster Wallace, è ambientato in un futuro prossimo venturo rispetto all’anno di pubblicazione (1996), in un’America nella quale il computo degli anni è stato sostituito dalla cronologia del Tempo Sponsorizzato: quindi ambientato in prevalenza nell’Anno del Pannolone per Adulti Depend (Apad) e nell’Anno di Glad. Gli Stati uniti, ora denominati Organizzazione delle Nazioni Americane del Nord (Onan), si sono annessi Messico e Canada, trasformando il Quebec, unito al Maine e alla baia di Hudson, nella «Grande Concavità»: una gigantesca discarica, separata dall’Onan da un enorme muro, oltre il quale vengono catapultati i rifiuti. Al governo dell’Onan c’è il presidente Gentle, un famoso crooner asceso al governo col suo Partito Pulito degli Usa grazie «allo spasmo reazionario di un elettorato incattivito», sedotto dalla promessa di «tagliare l’adipe budgetaria con un coltello bello grosso» e dal proclama che «ci deve essere qualcuno, a parte noi, a cui dare la colpa». Al tempo stesso turboconsumatori e nevrotici ansiosi, gli  abitanti di questa «nazione murata» sono imprigionati da una proliferazione di istituzioni disciplinari che affiancano il padre-padrone Gentle: l’istituzione familiare (alcuni dei protagonisti, membri della famiglia Incadenza, sono schiacciati dall’immagine del padre James, cui si riferiscono chiamandolo «Lui in persona»); la Enfield Tennis Academy, una scuola di tennis fondata da James Incadenza strutturata come una caserma; un centro di Recupero da Droghe e Alcol nel quale viene applicato il metodo di cura degli Alcolisti Anonimi fondato sulla cessione della volontà individuale e l’ammissione della propria incapacità di uscire dalla dipendenza. Questo metodo implica che la dipendenza, cioè l’impossibilità di farcela da soli, sia la condizione esistenziale nella quale siamo gettati tutti quanti: da qui la necessità di istituzioni disciplinari terapeutiche che estendano il loro controllo sull’intera popolazione, incapace di governo delle proprie ansie e passioni tristi. Questo mondo protofascista (l’idea di uno Stato-protettore pervade persino un’organizzazione terroristica di separatisti québechiani artefice di attentati demenziali), fondato sulla cessione della volontà, è regolato da una società del controllo nella quale la disseminazione digitale di lavoro, istruzione e divertimento ha trasformato le relazioni sociali in uno spettacolo privato fatto di schermi personalizzati; nella quale dominano la ricerca della convergenza nella stessa curva di domanda di piacere personale e fatturato lordo, e una specie di idolatria dell’unicità: una generalizzata pan-agorafobia che genera enormi mercati di home-shopping con consegna a domicilio.

Infinite Jest è, fra le molte cose, una narrazione distopica dell’intreccio fra capitale finanziario e intrattenimento come processo di assoggettamento, dove gli individui sono mosche nella bottiglia, e la vera utopia è che esista un linguaggio capace di afferrare e raccontare la totalità del reale.  

*Girolamo De Michele lavora nella scuola come insegnante e coordina lo spazio politico letterario Il Povero Yorick su www.euronomade.info. Ha curato i due volumi dell’autobiografia di Toni Negri.

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