Emmanuel Macron potrebbe aver fallito una delle sue scommesse. Se gli è riuscito dividere il fronte gollista, nonostante un partito, Les Republicans ridotto ai minimi termini, non è riuscito a spaccare la sinistra. E la nascita del Nuovo fronte popolare (Nfp) con dentro praticamente tutti, dagli anticapitalisti del Npa fino alla sinistra moderata di François Hollande e Raphael Glucksmann – il portavoce di Place Publique che su una linea social-liberale ha ridato fiato ai socialisti – lo conferma. La paura dell’accesso al governo del Rassemblement National e di Marine Le Pen deve essere proprio forte da convincere anche i dinosauri del Partito socialista a mettere sotto il tappeto (per ora?) le loro diffidenze verso il protagonismo di Jean-Luc Mélenchon (che comunque, dal vecchio Ps proviene) e a non farsi influenzare troppo dal tentativo macroniano di mettere neo-fascisti e France Insoumise sullo stesso piano, invitando tutti a fare blocco comune marginalizzando le estreme. Non gli è riuscito.
Venerdì 14 giugno, a due soli giorni dal deposito delle candidature, i quattro principali partiti, France Insoumise, Ps, Europe Ecologie e Pcf, che a loro volta si «caricano» la rappresentanza di Npa, Generation.s e Place Publique, hanno festeggiato la firma dell’accordo presentando il programma elettorale. Non la candidatura a primo ministro, o prima ministra, che non è obbligatoria per legge anche se Le Pen ha già indicato il suo delfino Jordan Bardella per palazzo Matignon mentre Macron, in caso di vittoria, lascerà l’incarico all’attuale premier Gabriel Attal. La discussione sul primo ministro sarebbe stata esiziale per il Front populaire in questa fase, tra le ambizioni dello stesso Mélenchon, le fronde interne a France Insoumise e le diffidenze socialiste.
Le differenze politiche non vengono meno e fanno pensare che, in caso di vittoria, i partiti della sinistra avranno seri problemi a trovare le mediazioni necessarie. Intanto ci sono riusciti sul programma (anche se ai più anziani di noi ricorda da vicino il programma dell’Unione di Romano Prodi che vinse le elezioni nel 2006 e governò, male, per solo due anni). Ma una serie di punti c’è. E la sostanza sembra essere quella di non alterare troppo gli equilibri internazionali, senza contraccolpi nella Nato, ma di recuperare lo spirito sociale che ha visto l’opposizione unita nelle grandi mobilitazioni sulla riforma delle pensioni.
L’incipit del programma infatti è netto: «Una sola priorità per il governo del Nuovo Fronte popolare fin dal suo insediamento: rispondere alle emergenze che stanno affossando la vita e la fiducia dei francesi. Metteremo fine alla brutalizzazione e agli abusi degli anni di Macron. Noi adottiamo immediatamente 20 atti di svolta per rispondere all’emergenza sociale, la sfida climatica, la riparazione dei servizi pubblici e un percorso di pace in Francia e nel mondo. Perché la vita possa cambiare a partire dall’estate del 2024».
L’urgenza sociale
Il programma è diviso in tre parti: le misure per i primi 15 giorni, quelle per i primi 100 giorni e quelle di maggiori respiro per la «trasformazione» del paese. Le misure più urgenti per i primi 15 giorni di governo sono molto precise: «Blocco dei prezzi di prima necessità in campo alimentare, energia e carburante»; «abrogazione immediata della riforma delle pensioni» che innalza l’età pensionabile a 64 anni così come la riforma «de l’assurance-chomage» che prevede inasprimenti per beneficiare del sussidio di disoccupazione. Aumento del salario minimo, lo Smic, a 1.600 euro, e per questa via, aumento del salario in generale. Attenzione anche agli agricoltori, a cui garantire «un prezzo remunerativo» tassando i sovraprofitti dell’agro industria. Subito dopo viene «la sfida climatica» con una moratoria per decreto sui «grandi progetti autostradali», sui «mega-bacini» e l’adozione di regole precise per la razionalizzazione dell’acqua nelle varie attività. Si tratta di una parte del programma che riflette lotte importanti come il prolungamento dell’A69 vicino Tolosa o i vari mega bacini contestati dal movimento ambientalista.
Si torna al sociale con il «diritto alla casa»: rilancio dell’edilizia sociale, abolendo i tagli di Macron, creazione di «abitazioni di urgenza» anche mediante «la requisizione delle case sfitte» per alloggiare i senza-casa. Il capitolo sui Servizi pubblici prevede invece una «conferenza per salvaguardare gli ospedali pubblici», ridare alla scuola pubblica «il suo obiettivo di emancipazione» abolendo le «choc des savoirs» di Macron, una sorta di «buona scuola» renziana, e compiere «i primi passi per la gratuità integrale della scuola».
Proposto anche il ripristino di un percorso di pace in Kanaky-Nuova Caledonia abbandonando il processo di riforma costituzionale per tornare sulla strada del dialogo e della ricerca del consenso. Ma si tratta anche di «mettere in agenda il cambiamento in Europa» con il rifiuto dei «vincoli di austerità del patto di bilancio» e una «riforma della Politica Agricola Comune (Pac)».
Molto articolato il punto di emergenza sulla pace che, pur dovendo adottare, per ragioni d peso dei settori più moderati, la continuità sull’Ucraina, cerca almeno di mettere in risalto la prospettiva di pace. Il titolo infatti recita «Promuovere la diplomazia francese al servizio della pace» e i primi punti riguardano il rilancio di una diplomazia che promuova «i beni comuni planetari; Una diplomazia che preservi il nostro ambiente» con il «riconoscimento del crimine di ecocidio, la protezione dei fondali marini, difesa della gestione dei poli come beni comuni, creazione di un sistema internazionale di giustizia climatica e ambientale». Una diplomazia, poi, che sia «al servizio della salute» con la difesa dell’abolizione dei brevetti sui vaccini e delle risorse mediche, che garantisca «la smilitarizzazione e il disinquinamento dello spazio», ma anche «una diplomazia femminista, aumentando i finanziamenti internazionali per i diritti delle donne e sostenendo l’adozione della clausola della legislazione più favorita in Europa». Infine, il rispetto dell’impegno della Francia a destinare lo 0,7% del suo Pil all’assistenza allo sviluppo».
La seconda parte del capitolo riguarda invece la guerra in Ucraina. Qui non si esce invece dal discorso maggioritario in Europa e si dice che occorre «fermare la guerra di aggressione di Vladimir Putin e assicurarsi che risponda dei suoi crimini davanti alla giustizia internazionale»; difendere «indefectiblement» la sovranità e la libertà del popolo ucraino e l’integrità dei suoi confini; la consegna delle armi necessarie, la cancellazione del suo debito estero, il sequestro dei beni degli oligarchi e «nel quadro consentito dal diritto internazionale, l’invio di forze di pace per proteggere le centrali nucleari». L’obiettivo resta «il ritorno della pace».
Più netto su Gaza dove occorre agire «per il cessate il fuoco immediato» e una pace giusta e durevole rompendo «con il colpevole sostegno del governo francese al governo suprematista di Netanyahu», per «imporre un cessate il fuoco e far rispettare la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che evoca, senza ambiguità, il rischio di genocidio». Si chiede ovviamente «la liberazione degli ostaggi» dopo i massacri di Hamas che vengono definiti «terroristi», si sostiene la Corte penale internazionale che ha chiesto la condanna di Hamas ma anche di Netanyahu e l’immediato riconoscimento dello Stato di Palestina «sulla base delle risoluzioni Onu». Ancora: «embargo alle armi per Israele», «sanzioni» contro il governo Netanyahu, «sospensione dell’accordo di associazione Israele-Unione europea» e consentire elezioni libere ai palestinesi e far rispettare «la sovranità del Libano» compresa la protezione dei 700 francesi impegnati con i caschi blu.
Dopo il programma di urgenza per i primi 15 giorni si passa al programma per i primi 100 giorni: «L’estate delle biforcazioni» è il titolo: «Dopo i primi 15 giorni, si aprirà una sessione straordinaria dell’Assemblea nazionale, dove i gruppi del Nuovo Fronte Popolare sono in maggioranza, seguita da una seconda sessione straordinaria dopo la fine dei Giochi Olimpici e Paralimpici… In primo luogo, dopo le misure di emergenza per decreto, l’introduzione di un’importante legge consentirà di recuperare il ritardo e migliorare la situazione sociale dei francesi, impoveriti da 7 anni di macronisme e 3 anni di inflazione. Due leggi importanti permetteranno di iniziare a ricostruire due dei servizi pubblici più cruciali: la sanità e l’istruzione. Una legge sull’energia e sul clima getterà le basi per una pianificazione ecologica. Infine, sarà presentata la prima finanziaria correttiva per abolire i privilegi dei miliardari».
I punti qualificanti dei 100 giorni passano così per «una grande legge per il potere di acquisto», con l’indicizzazione dei salari all’inflazione; «una grande legge sanità» che garantisca la diffusione effettiva di medicinali, condizioni l’apertura di cliniche private all’effettiva possibilità di curarsi, un piano pluriennale di reclutamento di medici e infermieri e personale vario fino alla creazione di un effettivo «polo pubblico». Poi «una grande legge sull’educazione» che riduca gli effettivi per classe anche sotto la media europea dei 19 alunni, investa nell’Educazione nazionale anche con la giusta attenzione ai salari, ai locali scolastici e così via. Sul clima ci si propone di votare «una legge energia-clima», fissare i principi della «regola verde», un piano per raggiungere la neutralità del carbone nel 2050, il rinnovo degli edifici pubblici. Nei cento giorni è previsto anche il piano di lotta «contro tutte le forme di razzismo, contro l’antisemitismo e l’islamofobia» e infine, l’abolizione dei «privilegi dei miliardari» con l’innalzamento della «progressività di imposta», la reintroduzione dell’impsta di solidarietà (Isf), da rafforzare sul piano climatico, la riforma dell’imposta sulle successioni per renderla più progressiva.
La trasformazione
La terza parte del programma è quella per i «mesi seguenti» e si intitola «trasformazioni». «Una volta lanciato il cantiere, quel che resta da fare è cambiare tutto! Sarà questo il compito del governo e dei deputati del Nfp, in rapporto costante con la società attiva, in particolare sindacati, associazioni, collettivi. L’ambizioso programma legislativo di trasformazione che il NF si dà per i mesi seguenti è largamente frutto delle rivendicazioni e proposte della società in movimento. La sua coerenza globale è l’applicazione piena e intera del programma seguente: libertà, uguaglianza, fraternità. Il suo riferimento è l’armonia degli esseri umani tra loro e con la natura».
La trasformazione quindi passa per «il ritorno del servizio pubblico», la garanzia «del diritto alla casa», nuovamente il diritto alla pensione, «con la riaffermazione del diritto alla pensione a 60 anni». E poi la prospettiva di una «Sesta Repubblica» con l’instaurazione di una legge elettorale proporzionale, l’abrogazione dell’articolo 49.3 [che consente ai governi di bypassare il voto del Parlamento, Ndr], l’introduzione del Referendum di iniziativa civica e l’indizione di una Assemblea costituente per riformare la Costituzione.
Quanto al tema della Sicurezza, si prevede la «polizia di prossimità», l’abolizione della riforma Darmanin che ha indebolito la polizia giudiziaria, un «nuovo codice deontologico» per le forze di polizia, agire contro «la sovrappopolazione carceraria». Sull’economia occorre «reindustrializzare la Francia», con un piano per mettere fine alla dipendenza in settori strategici, condizionando gli aiuti alle imprese al rispetto di criteri ambientali e sociali lottando contro le discriminazioni. Si prevede l’ingresso dei dipendenti nei Consigli di amministrazione ampliandone il potere di intervento e regole più chiare per banca e finanza con l’aumento delle riserve bancarie per far fronte ai rischi climatici e zero finanziamenti da parte delle banche per le energie fossili.
Sui diritti del lavoro, si punta alla riduzione dell’orario a 35 ore in vista delle 32 nei settori più pesanti o notturni, l’adozione di un piano «zero morti sul lavoro e poi lo sviluppo dei «trasporti pubblici ed ecologici», la conservazione della biodiversità, la gestione pubblica al 100% dell’acqua, il sostegno all’agricoltura «ecologica e contadina» limitando lo strapotere dell’agrindustria, l’accaparramento di terre. Sui diritti Lgbtqi e delle donne si propone l’adozione di una «legge integrale per lottare contro le violenze sessiste e sessuali portando il budget a 2,6 miliardi di euro» come richiesto dalle associazioni; l’eguaglianza salariale e il congedo mestruale, un piano di sradicamento della violenza contro le persone Lgbtqi e fronteggiare l’offensiva transfobica.
Il programma prosegue con i riferimenti alla «Repubblica laica» i diritti all’informazione, ma anche contro il «maltrattamento degli animali». Sugli immigrati, capitolo preso di mira venerdì 14 da Marion Marechal, appena espulsa dalla destra di Reconquete e nipote di Marine Le Pen, si propone l’abrogazione delle leggi Macron, una politica di «accoglienza degna» con un’agenzia di salvataggio in mare e per terra, facilitazione per l’accesso ai Visti, creare vie legali e sicure di immigrazione e rivedere il patto sugli asili per un’accoglienza degna.
Infine sull’Europa, si parla del «rifiuto del patto di stabilità fiscale», si propone un patto europeo «per il clima e l’urgenza sociale», una riforma della Pac agricola, un protezionismo ecologico e sociale alle frontiere, meccanismi di armonizzazione sociale e fine delle politiche di dumping fiscale.
Un programma riformista in attesa della prova di governo
Un programma stellare, visto quello a cui siamo abituati, ma in fondo un programma riformistico, di riformismo forte e piuttosto radicale che certamente non altera i fondamentali del sistema capitalistico, puntando a ridurne fortemente gli eccessi, a riequilibrare la distribuzione del reddito a favore di lavoratori e lavoratrici, con al centro la difesa dell’ambiente. Anche sui migranti, non si ribalta la logica di controllo delle frontiere degli ultimi decenni, ma lo si rende più umano e dignitoso e basta questo per aizzare l’odio delle destre.
Se il programma basterà a vincere lo si vedrà nel corso delle due settimane che ci separano dal voto. Le sinistre vengono da almeno un anno di forti scontri interni su questioni dirimenti e le differenze di fondo non sono scomparse, quindi riemergeranno. La fretta con cui è stato chiuso l’accordo è frutto di una mobilitazione diffusa contro le destre che ha spinto tutti i vari settori a convergere anche per non darla vinta a Macron e farsi scompaginare dalla sua manovra, anzi puntando a scompaginare lui e quindi a produrre eventualmente una crisi maggiore.
Che l’unità delle sinistre contro le destre da sola non basti a vincere e tanto meno a governare è un insegnamento degli ultimi trent’anni. Che a provarci sia però un programma basato sull’emergenza sociale è una novità rilevante che, ad esempio, va in piena controtendenza rispetto a quanto accadrà a inizio luglio in Gran Bretagna con la vittoria, ormai prevedibile, del Labour. La vittoria del Nuovo fronte popolare, invece, produrrebbe almeno nell’immediato un nuovo dibattito politico a sinistra. In attesa delle prove di governo. Ma per ora per quelle c’è tempo.
*Salvatore Cannavò, già vicedirettore de Il Fatto quotidiano e direttore editoriale di Edizioni Alegre, è autore tra l’altro di Mutualismo, ritorno al futuro per la sinistra (Alegre) e Si fa presto a dire sinistra (Piemme).

