Nelle definizioni classiche, il termine «socialismo» indica innanzitutto un sistema economico: l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio e la conseguente abolizione delle classi sociali. Tuttavia, oggi non sembra così evidente che coloro che si dichiarano o vengono etichettati come socialisti abbiano in mente un’idea economica alternativa, coerente e sistematica. Sul sito di Jacobin Italia abbiamo avviato un confronto plurale proprio su questi temi. Ne parliamo ora con Cédric Durand, professore associato di Economia politica all’Università di Ginevra e membro del Centre d’économie Paris Nord, che da tempo si occupa delle trasformazioni intervenute nel capitalismo contemporaneo e di pianificazione ecologica e post-crescita.
Partiamo dalla definizione classica di socialismo: è una definizione ancora corretta? In caso contrario, cosa dobbiamo pensare quando immaginiamo un’economia socialista nel XXI secolo?
A mio avviso il socialismo è qualcosa di molto concreto. Sono cresciuto negli anni Ottanta a Clermont-Ferrand, media città industriale francese di sinistra. Respiravo allora, senza saperlo, un socialismo «qui e ora»: la scuola, il corso di nuoto, l’accesso ai libri, ma anche il dentista, il pediatra o il chirurgo per curare le ferite provocate dalle cadute in bicicletta. I miei genitori avevano un reddito modesto, ma non avevano preoccupazioni per questo genere di cose: erano gratuite o largamente sovvenzionate. Innumerevoli opportunità di crescere: ecco una definizione del socialismo nell’infanzia. Una forma di spensieratezza, di tranquillità interiore: sapere che si ha accesso all’essenziale per sé e i propri cari, che in caso di avversità la società sarà pronta a sostenerci.
Ovviamente, la questione centrale è quella del lavoro e del salario. L’impiego garantito, sapere che si avrà un reddito decente per i giorni della vecchiaia. Da questo punto di vista, i regimi di socialismo reale dell’Europa centrale e orientale hanno mostrato, per decenni, che questo è possibile. Non temere per il proprio posto di lavoro, potersi concedere qualche settimana di riposo in una casa di cura senza timori quando si è allo stremo delle forze… tutto questo cambia molto le cose. E se, come in Jugoslavia, i lavoratori e le lavoratrici partecipano a una gestione democratica della loro impresa, si giunge senza dubbio all’esperienza socialista più avanzata.
Il socialismo reale è stato spesso e giustamente dipinto di grigio, ma è stato anche una forma di lusso pubblico che andrebbe estesa socialmente. La magnificenza delle stazioni della metro al centro di Mosca illustra questo principio. Si prenda, ad esempio, la stazione Mayakovskaya: è una delizia di Art Deco e di futurismo nella quale ogni giorno transitano decine di migliaia di persone da almeno novant’anni. I treni con cuccette che attraversavano in lungo e in largo lo spazio sovietico offrivano un comfort ben superiore a quello degli attuali treni notturni europei, compresi i Platzkart, le classi economiche.

