Sai cosa mangia il tuo cibo? È una domanda semplice, quasi ingenua, eppure contiene una rivoluzione silenziosa. Perché ciò che nutre le piante e gli animali, infine nutre noi. E alla base di tutto, c’è il suolo.
Sempre più spesso, in ambito scientifico e non, si parla della disciplina trasversale di «una sola salute»: l’idea che la salute del suolo, delle piante, degli animali e degli esseri umani non siano entità separate, ma parti interdipendenti di un unico sistema. Il suolo non è un supporto inerte, ma un organismo vivo, pulsante, complesso. Un suolo in salute è infatti un ecosistema che respira, trattiene acqua, scambia nutrienti, ospita miliardi di macro-, meso- e micro-organismi. Un suolo sano è un suolo fertile, e sulla fertilità del suolo si poggiano le fondamenta della vita e della nostra civiltà.
La desertificazione
Eppure, tanto determinante quanto bistrattato, il suolo di tutto il mondo si sta letteralmente sgretolando. Secondo uno dei rapporti più turbanti delle Nazioni unite, abbiamo meno di 60 raccolti davanti a noi se continuiamo con gli attuali tassi di degradazione del suolo. Ogni anno perdiamo miliardi di tonnellate di terreno fertile a causa di erosione, pratiche agricole distruttive e desertificazione. È questo l’inesorabile destino di un suolo malato: il suolo si impoverisce di vita, perde materia organica e capacità di trattenere acqua, si compatta. È la struttura del suolo che ne garantisce la funzionalità, e un suolo così degradato la perde, diventando polvere.
Il processo di desertificazione riguarda principalmente territori che un tempo erano produttivi e che oggi non riescono più a sostenere la vita. La desertificazione non è un fronte che avanza, ma una perdita di vitalità che si espande a macchia d’olio. E se è vero che nelle zone verdi del nostro pianeta il «lasciare fare alla natura», ovvero la gestione passiva con l’unico strumento del riposo, porta a rigenerazione dell’ecosistema, nelle zone aride che ricoprono il 70% della terre emerse, la storia è completamente diversa. Tali ambienti definiti «friabili» o «brittle», sono ecosistemi caratterizzati da precipitazioni irregolari, lunghi periodi secchi e una lenta decomposizione biologica della materia organica. In questi ambienti, il riposo eccessivo esaspera i processi chimici e fisici di decomposizione, portando a ulteriore desertificazione.
