La stazione ferroviaria di Lviv-Holovnyi è uno dei pezzi più importanti dell’architettura Art Nouveau nell’ex Galizia. È stata aperta al pubblico nel 1904 e oggi rappresenta uno dei maggiori snodi di fuga dal paese da quando il 24 febbraio 2022 è iniziata la guerra. Gli sfollati della stazione dormono nelle sale d’aspetto e nei sottopassaggi. L’allarme antiaereo su Leopoli suona dalle app scaricate sui cellulari. Per le donne e i bambini ci sono le sale più tranquille e riparate ai piani superiori. Le provenienze, prevalentemente: Mariupol, Dnipro, Kharkiv, terre a oriente, che distano circa mille chilometri.
Ogni mattina c’è un grande ricambio. Il binario 1, la sala d’attesa, la sala rifugio per donne e bambini, il piazzale di fronte con i volontari che distribuiscono pasti caldi: ogni parte della stazione scandisce i tempi delle conseguenze di una guerra.
Si tratta della stazione centrale della città di Leopoli, ovvero Lviv, capoluogo dell’oblast omonima, in Ucraina. Non lontano il confine con la Polonia. Solo nei primi quaranta giorni dall’inizio della guerra sono fuggite più di quattro milioni di persone dall’Ucraina, circa il 10% della popolazione, ma alla frontiera sono ormai più le persone che rientrano di quelle che escono da un paese ancora in guerra.
A Lviv a inizio aprile c’era la neve, e gli uomini più adatti a fare la guerra si trovavano tutti al fronte. Tuttora nessuno può evitare l’arruolamento e l’uscita dal paese è vietata per tutti i maschi tra i 16 e i 60 anni. Pena la legge marziale. Alle dieci di sera scatta il coprifuoco, la città si svuota e i tram, guidati quasi solo da autiste donne, portano gli abitanti alle case rimaste luogo di convivialità. Nei luoghi pubblici vige il divieto di bere alcol, decisione del sindaco Andrij Sedovyl, consapevole che girano troppe persone armate ed è bene che rimangano sobri. Una scelta diffusa in diverse città del paese. Tuttavia esiste anche un pub dove, se bussi, ti apre un uomo con il suo mitra e alla richiesta di una birra apre.
Di giorno non si può fotografare praticamente nulla, a partire dai checkpoint, sacchi bianchi e uomini armati. Chi fotografa viene fermato e il trattamento non è accomodante. La caccia alle spie russe viene prima del turismo. I cellulari vengono controllati per vedere se sono state fatte foto a obiettivi sensibili come le antenne delle telecomunicazioni, la stazione dei treni o i mezzi militari. Tuttavia i negozi rimangono aperti, le vetrine hanno sostituito i normali souvenir con i gadget patriottici di un paese aggredito e arrabbiato, e le facce di Zelensky sono su cuscini, tazze e calamite.
