Il significato della parola sindacato etimologicamente proviene dal greco: «sin», insieme, e «dike», giustizia.
Mettersi insieme per la giustizia ha un doppio significato. Uno legato all’immediatezza dei bisogni essenziali, l’altro alla trasformazione sociale per l’abolizione delle leggi su cui si fonda l’economia di mercato capitalistica.
Alcuni periodi della storia contemporanea hanno visto protagonista un movimento politico alternativo all’economia di mercato, grazie anche all’interazione collaborativa delle leghe operaie con quelle bracciantili, alla creazione di casematte e del popolo, di società di mutuo soccorso dentro e fuori i luoghi di lavoro supportate da casse di resistenza per rendere sostenibili i momenti più duri di mobilitazioni prolungate nel tempo. Strumenti associativi interamente costruiti dalla classe lavoratrice e messi a disposizione per altre lotte capaci di connettere le rivendicazioni per i diritti sul lavoro, con l’urgenza di tramutare i servizi pubblici in istituzioni comuni e universali.
È la storia di duecento anni di intensi e turbolenti avvenimenti che hanno plasmato il movimento operaio e socialista in Europa, caratterizzata non solo dalla coppia monolitica «sindacato economico e partito politico di sinistra», bensì da un reticolato straordinario capace di combinare mutualità e conflittualità, pur successivamente abbandonato dalla narrativa della sinistra mainstream.
Pino Ferraris, militante e storico del movimento operaio e socialista, con i suoi contributi (tra cui il libro Ieri e domani, Edizioni dell’Asino, 2011) racconta gli orientamenti ideali e strategici dell’ipotesi di «socialismo democratico» insiti nella dimenticata «Carta di Quaregnon» (Belgio 1894, congresso del Partito belga dei lavoratori) fondata sul federalismo orizzontale, sul sindacalismo territoriale e sull’autogestione. Principi poi soppiantati dal «socialismo statalista» del Programma di Erfurt (Germania 1891, congresso della Spd, il Partito socialdemocratico tedesco) che segna l’ascesa dei processi di centralizzazione e disciplina interna alle organizzazioni sindacali, insieme alla rottura della complementarietà tra diritti sociali e mutualismo, tra solidarietà cooperativa e solidarietà sindacale operante sui luoghi di lavoro. Furono così marginalizzate le esperienze di associazionismo sindacale, figlie dell’ondata democratica e socialista della Comune di Parigi del 1871, che nella seconda metà dell’Ottocento erano state dei punti di ricomposizione sociale del mondo del lavoro senza tutele, attraverso sperimentazioni che presentavano i presupposti per la costruzione di uno stato sociale universale e mutualistico.
