«E se vi mandassi un messaggio nella vostra chat con un sostegno economico?», ha twittato lo scorso 12 giugno il filantropo Bill Pulte. Da allora, l’epidemia da Coronavirus ha continuato a devastare gli Stati uniti. Il giorno prima il Department of Labor aveva annunciato che, nella forza lavoro statunitense, più di una persona su cinque stava ricevendo un sostegno di disoccupazione o ne aveva fatto domanda. La settimana prima il Census Bureau aveva dichiarato che 14 milioni di bambini nordamericani non avevano abbastanza da mangiare.
Al tweet di Pulte, una donna di Cherry Hill, nel New Jersey, ha risposto: «Le sarei grata per sempre, considerata la mia attuale condizione». Un uomo di Cincinnati, nell’Ohio, ha replicato: «Sarei felicissimo, perché ho perso il mio lavoro per la pandemia e sono preoccupato per il mio futuro lavorativo».
Qualche ora dopo Pulte ha postato il selfie di una donna del South Carolina, raggiante nell’abitacolo della sua automobile, che mostrava un assegno di 7500 dollari versatole dalla Team Pulte Llc. Nei tweet precedenti la donna aveva dichiarato che, se avesse vinto alla lotteria di Pulte, avrebbe usato il denaro per pagare l’affitto, riparare automobile e computer e saldare qualche debito.
Bill Pulte, autoproclamatosi «inventore della filantropia su Twitter», è il nipote del miliardario William J. Pulte, imprenditore del ramo immobiliare. Bill è anche il Ceo del fondo di private equity Pulte Capital Partners. Negli ultimi due anni ha guadagnato notorietà distribuendo denaro su Twitter (per un importo che al momento, sostiene, ha quasi raggiunto il mezzo milione di dollari). «Se stai morendo di cancro, se i tuoi denti cadono, se tuo figlio si è suicidato dopo essere tornato dall’Afghanistan, Bill Pulte è il tuo miglior amico». È quanto ha dichiarato Pulte ai giornalisti l’anno scorso. Il metodo con cui seleziona i beneficiari resta misterioso, ma lui continua a ricordare che, per partecipare alla sua lotteria, bisogna seguirlo su Twitter. Ha più di tre milioni di follower. Definisce questo metodo «la carità del ventunesimo secolo».
Per confermare l’idea che gli Stati uniti siano uno stato fallito basta leggere ciò che le persone scrivono su Twitter a Bill Pulte lamentando la propria condizione. In quelle parole si comprende la crudeltà e l’irrazionalità del capitalismo a stelle e strisce. Per almeno cinque decenni il paese ha conosciuto una sistematica distribuzione su vasta scala della ricchezza, dal basso verso l’alto. Nel frattempo i ricchi, per ragioni che vanno dalla necessità di curare le pubbliche relazioni fino alla gratificazione personale o all’assoluzione morale, occasionalmente si impegnano in un po’ di carità: un’attività ben vista, a condizione che rientri nel budget e possano scegliere loro i beneficiari. I registri pubblici dimostrano che Bill Pulte, quando fa donazioni in ambito politico, le concede solo a candidati repubblicani: un animo nobile per strada, un reazionario in politica.

