Azmat Khan insegna alla Graduate School of Journalism della Columbia University ed è giornalista investigativo del New York Times. Nelle sue inchieste ha raccontatoil costo umano della guerra, il suo lavoro di anni sulle vittime civili dei bombardamenti statunitensi in Medio Oriente gli è valso numerosi premi.
Anand Gopal è professore al Center on the Future of War dell’Arizona State University e giornalista esperto di guerra al terrorismo. Il suo libro sulle vite degli afghani vittime della guerra condotta dagli Stati uniti contro i talebani, No Good Men Among the Living, è stato finalista al Premio Pulitzer 2015.
Lavorando sul campo, Khan e Gopal hanno scoperto che le vittime civili in Medio Oriente e in Afghanistan superano di gran lunga quelle riconosciute dall’esercito statunitense. Insieme, i loro reportage sul tributo delle guerre americane hanno rivelato le violazioni sistematiche dei diritti umani e la cultura militare dell’insabbiare i fatti, con tutte le implicazioni morali del caso.
ANAND GOPAL: Questa conversazione ha luogo a marzo, mentre le forze russe occupano parti dell’Ucraina. L’attenzione per questo conflitto è stata maggiore di quella per qualsiasi altro conflitto americano dopo l’Iraq, nel 2004 e 2005. Certo, il ritiro dall’Afghanistan è stato molto seguito, ma la copertura mediatica si è concentrata sull’evacuazione, non sulle conseguenze di quei vent’anni di guerra per gli afghani.
AZMAT KHAN: Nella guerra in corso in Ucraina i media occidentali hanno dedicato ampio spazio alle vicende strazianti dei civili. Hanno dispiegato squadre di inviati e il peso che hanno le vittime civili dei bombardamenti nel racconto giornalistico è molto più grande di quello che avevano nelle guerre combattute dagli Stati uniti negli ultimi anni. All’apparenza ciò sembra dipendere dalla facilità di accesso al territorio ucraino, ma una parte la gioca anche un interesse inedito dell’opinione pubblica, dovuto a una serie di fattori. Innanzitutto, il fatto che molti ritengono l’incursione militare della Russia ingiusta o illegittima, in secondo luogo c’è un’identificazione con le vittime del conflitto, gli ucraini, con cui gli occidentali si immedesimano più facilmente di quanto accadeva con gli iracheni o gli afghani, per esempio. Negli ultimi anni è capitato raramente che i giornalisti andassero nelle zone rurali di conflitto in Afghanistan. Spesso il problema erano i rischi e le difficoltà di accesso, ma pesava anche il fatto che l’interesse del pubblico per quei luoghi era scarso. In Ucraina, invece, assistiamo in tempo reale all’evolversi della situazione, come non abbiamo mai visto nelle guerre americane recenti. Anand, perché secondo te la Russia finora non ha utilizzato le forze aeree come ha fatto in Siria?
