Jacobin Italia

La resistenza femminista

15 Giugno 2022

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Ella Rossman è una delle attiviste russe che all’indomani dell’aggressione all’Ucraina hanno diffuso un Manifesto contro la guerra di Putin. Qui racconta come si sono organizzate e come si evolve la lotta contro la guerra

La Resistenza femminista contro la guerra si è fatta conoscere in Occidente attraverso la pubblicazione su Jacobin del suo Manifesto. È una delle forze più attive dentro la società civile russa che trova i modi, malgrado una feroce repressione, di dare voce all’opposizione alla guerra di Putin. Abbiamo contattato una delle sue attiviste per raccontarci le esperienze e le riflessioni che hanno maturato in questi mesi partendo dal loro specifico punto di vista.

Innanzitutto vorrei chiederti di presentare la Resistenza femminista contro la guerra. Quando è nata, cosa si prefigge, come agisce contro la guerra di Putin?

Mi chiamo Ella Rossman. Sono nata in Russia dove ho vissuto per tutta la mia vita, prima in provincia e poi nella capitale di Mosca. Ho lavorato all’università e poi in una rivista che si occupa di educazione. L’anno scorso sono venuta a vivere a Londra dove sto finendo il dottorato. Sono un’attivista femminista da circa otto anni.

Il nostro movimento è nato nel secondo giorno di guerra. Il primo giorno eravamo sotto shock ma dal secondo giorno abbiamo cominciato a organizzarci. Abbiamo scritto il nostro Manifesto e ci siamo messe in contatto con altri gruppi femministi, unendoci con le persone con cui avevamo lavorato in passato e poi allargando il cerchio. È stato un grosso percorso in poche settimane. Nel momento in cui parlo abbiamo più di 29.000 contatti nel nostro canale di coordinamento Telegram e ci sono anche altri social media attraverso cui comunichiamo con le nostre attiviste. Abbiamo organizzato differenti azioni di piazza. Una è stata particolarmente popolare con la partecipazione di 120 diversi paesi e città, dentro e fuori dalla Russia. 

Il primo obiettivo è ovviamente manifestare contro la guerra, far vedere che non siamo d’accordo, chiedendo al nostro governo di metter fine al più presto al conflitto. Il secondo obiettivo è far circolare informazioni su questa guerra perché praticamente tutti i media indipendenti in Russia sono stati bloccati o chiusi: i social media come Facebook, Instagram, Twitter, sono bloccati. Solo Telegram funziona ancora. Certo molta gente usa Vpn, anche il responsabile dell’ufficio stampa del Presidente, Peskov, dice di usare Vpn perché non è illegale. Però continua a esserci una barriera enorme tra la popolazione russa e le informazioni sulla guerra in corso. Noi cerchiamo di abbattere questo blocco e lo facciamo in molti modi: le nostre attiviste distribuiscono volantini e autoadesivi che appiccicano negli spazi urbani, scrivono sulle banconote, stampano articoli apparsi su media indipendenti e li mettono nelle buche delle lettere e poi abbiamo le nostre campagne on line su social media russi come Odnoklassniki o Vkontakte, che non sono ancora stati chiusi.

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