Di quella notte d’autunno non rimase che qualche chiazza d’olio, alcuni bulloni ed evidenti segni sull’asfalto qua e là. Al mattino tutto sembrava quieto e in movimento come sempre. Dalle ciminiere i soliti sbuffi, dai capannoni i soliti rumori, dagli uffici le solite luci delle stampanti, dalle strade il solito traffico.
La storia di quella notte fu ricostruita solo qualche mese dopo. In realtà qualcosa di diverso si era avvertito, ma la responsabilità la si era data al susseguirsi di infortuni mortali in pochissimo tempo, anche 12 in 48 ore, nel paese dove mediamente muoiono 3 lavoratori al giorno.
Fu una notte colma di incubi in Italia. Incubi nel vero senso della parola: persone che raccontavano di aver fatto sogni orribili. Sequenze di immagini che sembravano reali, vivide e terribili. Se si fossero raccolti questi incubi in un libro di racconti, avremmo accumulato migliaia di pagine di ogni tipo di particolare agghiacciante. Vi era però un dettaglio che solo dopo avremmo afferrato: macchine e macchinari, attrezzi e utensili in questi sogni parlavano, ridevano, confabulavano. Molti riportavano di aver ascoltato parole ferrose, stridule, come di lamiera.
Una settimana dopo quella notte, alcuni studenti di un istituto professionale ritrovarono nel laboratorio officina della scuola in un noto distretto manifatturiero italiano un armadio enorme in cui erano riposti centinaia di quaderni con copertina nera, verde e marrone, di quelli in formato registri che si usavano per tenere i conti o per le maestranze o per scrivere gli infortuni. Tabulati contenenti nomi, storie e fotografie delle morti sul lavoro e degli infortunati degli ultimi vent’anni, storie dei processi su queste morti. Si potevano leggere dei ritagli di articoli con evidenziati alcuni titoli: ucciso da una pressa Killer, schiacciato da un macchinario, decapitato da una trebbiatrice, impigliata e stritolata da un ordito. In più vi erano una gran quantità di dati e ricerche.
Dai dati Inail in Italia sappiamo che tra gennaio e agosto 2021 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’istituto sono state 349.449, l’8,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2020, il doppio se il confronto viene fatto al netto dei contagi da Covid-19 (+17,5%). Aumentano gli infortuni sul tragitto di andata e ritorno tra casa e lavoro (+20,6%), poiché l’anno precedente vi era stato un massiccio ricorso allo smart working. Crescono anche le malattie professionali che sono state 36.496 (+31,5%).
