Jacobin Italia

La rivoluzione country degli Young Patriots

3 Agosto 2020

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Come fu che un'organizzazione bianca si alleò con le Pantere Nere. L'omicidio di Fred Hampton stroncò quell'esperimento sul nascere, ma questa storia ha ancora molto da dire

Nel luglio del 1969, il Black Panther Party convocò un grande incontro a Oakland che attirò gruppi radicali da tutto il paese. Lo chiamarono la Conferenza per un Fronte unito contro il fascismo.

Un sabato pomeriggio, tra gli interventi dei rappresentanti del Partito comunista, dell’Unione dei lavoratori agricoli e degli Students for democratic society (Sds), salì sul palco un uomo che indossava un’enorme cinturone con pistole incrociate. Gli occhiali scuri gli coprivano gli occhi e la giacca e il berretto in stile militare avevano le bandiere confederate.

«Veniamo dalla bestia – disse parlando con un forte accento del sud – E le mascelle del mostro di Chicago stanno macinando la carne e sputando il sangue della gente povera e oppressa, i neri nel South Side, nel West Side; i marroni nel lato nord; e i rossi e i gialli; e sì, i bianchi: bianchi oppressi». Si chiamava William «Preacherman» Fesperman, e apparteneva alla Young Patriots Organization, un gruppo radicale formato da giovani del North Side di Chicago. La sua missione era organizzare l’autodifesa dei bianchi poveri, in solidarietà con le comunità di colore.

La sua organizzazione ha vissuto solo per pochi anni, ma ha incarnato una lezione radicale: i bianchi privi di diritto di voto potevano liberarsi dalle catene del razzismo e lottare a fianco dei non bianchi per costruire una nuova società. Decenni dopo, gli Young Patriots e la loro «Rainbow Coalition» avrebbero offerto un modello sorprendente per la sinistra.

Hillbilly Harlem

Gli Young Patriots spuntarono dal quartiere di Uptown, una fitta baraccopoli piena di bianchi poveri emigrati dal sud rurale dopo la Seconda guerra mondiale. La maggior parte stava fuggendo dall’industria del carbone in via di estinzione degli Appalachi e portava con sé la propria cultura: nei bar erano appese bandiere confederate, musica country fuoriusciva dalle sale da biliardo. A metà degli anni Sessanta, i giornali locali avevano ribattezzato Uptown  «Hillbilly Harlem», descrivendolo come una tana del crimine e della depravazione.

Hy Thurman era un esponente tipico dei giovani che vivevano nel quartiere impoverito. Era cresciuto a Dayton, nel Tennessee. La sua famiglia era composta da braccianti agricoli, che guadagnavano da vivere raccogliendo fagioli, mais e fragole. La povertà aveva perseguitato la sua giovane vita. «Mia madre e mia sorella maggiore portavano la stessa taglia di scarpe – raccontò in un’intervista – Ma ne avevano solo un paio decente. Mia sorella le indossava per andare a scuola e poi tornava a casa, a quel punto mia madre le usava per andare in città».

Il fratello maggiore Rex partì per Chicago nel periodo in cui Hy lasciò la terza media. Nel 1967, Hy seguì suo fratello a nord. «Abbiamo pensato a Chicago come una specie di terra promessa – disse ancora – Era il posto da dove poter ricominciare una nuova vita. Ma ho scoperto molto rapidamente che non era vero». Quando riusciva a trovare un’occasione, si trattava di un lavoro precario come giornaliero. Quando non accadeva, vendeva il suo sangue per sopravvivere.

Quando Hy arrivò a Uptown, suo fratello si era unito a una gang di strada chiamata Goodfellows, che aveva sviluppato legami con l’organizzazione della comunità Jobs or Income Now (Join). Portate avanti dalla Sds, Join si mobilitava su vertenze come il diritto all’abitare e la riforma del welfare. Aveva combattuto contro la tentacolare macchina politica del sindaco Richard J. Daley, che aveva usato la protezione e la brutalità della polizia per controllare i residenti e promuovere la gentrificazione.

L’organizzazione contro gli abusi di polizia era in cima alla lista delle priorità dei Goodfellows: i giovani avevano dovuto subire arresti continui, perquisizioni e percosse da ufficiali locali. Gli attivisti della Sds invitavano alla prudenza, ma nell’agosto del 1966 aiutarono i Goodfellows a organizzare un corteo verso la stazione di polizia di quartiere. Quasi trecento cittadini parteciparono alla manifestazione.

La polizia reagì immediatamente, facendo irruzione nella sede di Join e in una chiesa che li aveva sostenuti. Alcuni giorni dopo, un agente di polizia uccise uno dei Goodfellows, sparandogli alla schiena mentre scappava da uno scontro.

La marcia e le sue conseguenze alimentarono ulteriormente le tensioni esistenti nei Join. Sentendosi soffocati dagli attivisti provenienti per lo più dalla classe media della Sds, i Goodfellows si misero in proprio e diedero vita alla Young Patriots Organization: un movimento che si diceva con orgoglio da e per «hillbillies». Scrissero un programma di undici punti e scelsero i loro simboli: la bandiera confederata accompagnata dai simboli del black power.

In poco tempo, Thurman, suo fratello e gli altri patrioti cominciarono a battere i bar e le sale da biliardo di Uptown, reclutando membri di bande e diffondendo la loro dottrina di radicale autodeterminazione hillybilly: un mix di Hank Williams e Frantz Fanon.

La prima Rainbow Coalition

Nell’autunno del 1968, una chiesa metodista invitò i Young Patriots a fare una presentazione del loro lavoro insieme a Bob Lee dell’Illinois Black Panther Party. Il pubblico – principalmente bianco, liberale e borghese – guardava le Pantere con curiosità, ma esprimeva aperta ostilità nei confronti dei Patriots. Lee non aveva mai visto niente del genere: i bianchi attaccavano i bianchi poveri. Si alzò in difesa dei Patriots. Successivamente, propose che i due gruppi collaborassero.

Era un progetto ambizioso. Allora come adesso, Chicago era nettamente divisa da confini etnici. Prima di parlare dell’idea di alleanza a Fred Hampton, il presidente delle Illinois Panthers, Lee trascorse tre settimane a Uptown per conoscere i Patriots.

Hampton era entusiasta della proposta di Lee e soprannominò la neonata alleanza «Rainbow Coalition». Accettò persino l’uso della bandiera confederata da parte dei patrioti. Secondo Thurman, Hampton disse: «Se possiamo usare quel simbolo per diffondere organizzazione, se possiamo usarlo per trasformare le persone, allora dobbiamo farlo».

Da questa partnership iniziale, la Rainbow Coalition continuò a crescere fino a includere i Young Lords, un gruppo radicale portoricano. Partendo dalle bande di giovani, la coalizione cercò di organizzarsi attorno a questioni di solidarietà come la brutalità della polizia e la povertà. Organizzarono manifestazioni unitarie a Grant Park, attaccando i progetti di gentrification, la povertà e la brutalità della polizia del sindaco Daley. Occuparono gli edifici per chiedere una migliore assistenza sanitaria e alloggi per le comunità.

Anche gli Young Patriots si espansero, aggregando nuovi membri – tra i quali il «Predicatore» Feserpman, le cui capacità retoriche aiutarono a diffondere il messaggio dei Patriots a un pubblico più vasto – e costruendo relazioni con la comunità dei nativi americani di Uptown. Misero in piedi un progetto di distribuzione di pasti gratuiti e un ambulatorio di quartiere, mettendo a frutto le lezioni che le Pantere avevano trasmesso ai membri della Rainbow Coalition sulla creazione di servizi di base in quartieri a lungo trascurati.

L’amministrazione Daley riconobbe la minaccia. Si mosse rapidamente per reprimere la coalizione in erba. Il dipartimento di polizia di Chicago chiuse il programma di colazione gratuita dei Patriots e fece pressioni sul proprietario dello stabile per chiudere l’ambulatorio. I funzionari lavorarono con l’Fbi per infiltrarsi e bloccare la coalizione interrazziale.

Poi venne il colpo peggiore. Il 4 dicembre, appena cinque mesi dopo la conferenza di Oakland, un distaccamento della polizia di Chicago, che operava da task force speciale per il procuratore distrettuale, uccise Hampton nel corso di un assalto premeditato. La sua morte devastò il movimento e spaventò Chicago.

Thurman e gli altri si nascosero. «Nessuno sapeva cosa stesse succedendo – raccontò descrivendo i giorni frenetici dopo l’assassinio – Non sapevi se a quel punto sarebbero venuti da te». L’omicidio di Hampton acuì le tensioni all’interno del gruppo, che si stava già dividendo. Fesperman e la direzione delle Pantere volevano che i Patriots iniziassero a organizzarsi a livello nazionale, ma per il momento loro insistevano per restare a livello locale.

Nel 1970, Fesperman si staccò e formò il Partito dei Patrioti, stabilendo il quartier generale a New York e aprendo una manciata di sezioni in tutto il paese. Ma la repressione lo inseguiva e la polizia faceva irruzione negli uffici di New York e su e giù per la costa orientale.

Di ritorno a Chicago, la polizia accusò gli Young Patriots di pianificare un attentato dinamitardo e arrestò i dirigenti. Misero dentro anche persone provenienti da chiese alleate e gruppi di comunità. Quelli che non finirono in cella si dileguarono, mettendo di fatto fine all’attività dei Patriots.

La Rainbow Coalition sopravvisse nel nome ma non nella forma originaria. Nel 1983, usando il modello di coalizione interrazziale, Harold Washington aggirò la macchina Daley per diventare il primo sindaco nero della città. Jesse Jackson si appropriava del nome e dell’approccio per l’organizzazione nata dalla sua campagna presidenziale ribelle del 1984 e lo portò nella sua corsa del 1988. David Axelrod, attingendo a ciò che aveva appreso durante la campagna di rielezione di Washington del 1987, lo ha ritoccato per aiutare Barack Obama a essere eletto presidente.

Ma quando democratici mainstream come Axelrod ne raccolsero la strategia, tralasciarono gli appelli alla solidarietà di classe. Portarono avanti una politica che promosse l’alleanza tra colori ed etnie ma con pochi benefici materiali, per non parlare di cambiamenti radicali.

Un’altra strada

Oggi spesso la battaglia attorno ai temi di razza e classe che è tanto spietata quanto fuorviante. I giovani patrioti e i loro partner offrono un altro percorso.

«La Rainbow Coalition era incentrata sulla politica dell’identità – ha detto lo studioso Jakobi Williams, autore di From the Bullet to the Ballot: The Illinois Chapter of the Black Panther Party and Racial Coalition Politics in Chicago – Alle persone non veniva chiesto di abbandonare le proprie identità, ma di usarle come un modo per costruire ponti per formare alleanze sulla povertà o su qualsiasi altra questione che ritenessero importante».

Nella loro vita breve, i Young Patriots e la Rainbow Coalition mostrarono che i movimenti della classe operaia possono superare divisioni significative (persino le bandiere confederate) per unirsi attorno a questioni come la povertà, la corruzione e la brutalità della polizia. La forte resistenza che hanno affrontato da parte delle élite, sia liberali che conservatrici, sottolinea la potenza del loro progetto radicale.

Alcuni anni fa, Hy Thurman ha riavviato due circoli dei Young Patriots in Alabama. Ha già attirato una fascia più giovane di sostenitori. Un gruppo multirazziale di adolescenti e ventenni, dopo aver appreso della storia di Thurman, lo ha raggiunto e si è messa al suo fianco. Thurman ha collaborato anche con Chuck Armsbury, un ex membro del Partito dei Patrioti che vive nelle zone rurali dello Stato di Washington. Il loro obiettivo: far rivivere l’organizzazione come antidoto alla pervasiva disperazione delle comunità bianche povere e della working class.

È un compito arduo. Ma possiamo essere certi di una cosa: Fred Hampton e «Preacherman» Fesperman ne sarebbero orgogliosi.

*Michael McCanne è uno scrittore, si occupa di storia e cultura. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è di Giuliano Santoro.