Nel suo libro Fare Femminismo (Nottetempo, 2024) Giulia Siviero traccia una storia del femminismo, o meglio dei femminismi, attraverso il racconto delle forme innovative con cui la politica delle donne, dalle suffragiste ai giorni nostri, ha mostrato il suo «estro militante».
«Le pratiche diventano forme di vita – scrive – nascono da esperienze pensate, discusse, agite con le altre. Sono in divenire e incommensurabili: non hanno come propria misura l’efficacia della politica tradizionale ma il cambiamento delle vite reali». Le pratiche sono processuali e puntuali, nascono in precisi contesti, si specializzano e si diversificano in base alle storie di chi le inventa e le sperimenta per prendere parola, per «tentare un approccio nuovo a un vecchio problema» o per far emergere nello spazio e nel discorso pubblico questioni inascoltate, trascurate, interdette. Questo non ha impedito ad alcune pratiche di diffondersi a livello globale e di assumere, magari mimetizzandosi, forme di lotta già note e codificate.
Lo sciopero transfemminista
Lo sciopero transfemminista che ogni anno il movimento Non una di meno (Nudm), insieme ai movimenti femministi di tantissimi paesi in tutto il mondo, propone per la giornata internazionale della donna dell’8 marzo, è una di queste. Sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, sciopero dai generi e dai consumi. Il femminismo ha esteso il perimetro dell’idea di lavoro comprendendo al suo interno dimensioni tradizionalmente considerate non economiche, non produttive, storicamente escluse, ignorate e invisibilizzate anche dai movimenti.
Gli antecendenti sono molteplici. Siviero lo collega alla Women’s Strike for Equality March del 26 agosto 1970 a New York, organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore del XIX emendamento alla Costituzione degli Stati uniti che non aveva riconosciuto il diritto di voto alle donne. Fu organizzata da più di cinquanta gruppi di donne, da quelli più radicali a quelli emancipazionisti, che proposero per quella giornata di interrompere il lavoro, tutto il lavoro, quello mal pagato e quello non pagato affatto. Non è chiaro quante donne abbiano realmente scioperato quel giorno, ma il corteo di New York è raccontato come la più grande manifestazione femminista della storia degli Stati uniti fino a quel momento.
