Verso la fine del mio primo semestre al college, alcuni studenti più grandi, impegnati nell’attivismo politico e per cui nutrivo ammirazione, annunciarono che sarebbero andati a New Orleans. Due anni e mezzo dopo l’uragano Katrina, stavano andando a manifestare contro la demolizione di alcune case popolari. Fui entusiasta quando accettarono di portare anche me. Non ne sapevo molto del contesto politico, ma mi fidavo di loro.
La nostra roulotte arrivò in Louisiana dall’Ohio a tarda notte, e ci sistemammo su qualche divano di amici, attivisti anche loro. La mattina dopo partecipammo a un’assemblea organizzata da militanti locali e residenti delle case popolari. Da lì ci muovemmo verso il quartiere abbandonato di New Orleans conosciuto come i Bricks.
Solo dopo aver guardato di persona gli edifici in questione ho capito la natura dell’ingiustizia che ci aveva portati fino a New Orleans. Avevo visto il film di Spike Lee, When the Levees Broke, il documentario sull’uragano Katrina con le immagini iconiche delle strutture di legno ridotte a cumuli di schegge. Ma i Bricks non somigliavano a nulla del genere. La città, che progettava di demolirli li aveva dichiarati inabitabili, anche se da quello che potevo osservare erano praticamente indenni.
New Orleans pianificava di rimpiazzare i Bricks con edifici più piccoli, per fasce di reddito miste, in una partnership pubblico-privato, integrati in un sistema di voucher esteso al settore immobiliare privato. I funzionari dell’edilizia pubblica e gli imprenditori edili discutevano del progetto da anni, e il fatto che i Bricks fossero all’epoca vuoti – i residenti buttati al vento – forniva un’opportunità perfetta per realizzarlo.
I proponenti del piano sostenevano che le nuove case sarebbero state più belle. Ma, strutturalmente parlando, l’edilizia popolare di New Orleans – costruita da avveduti riformatori durante il New Deal – era difficile da eguagliare. Come ha scritto il critico d’architettura del New York Times Nicolai Ourossoff nel 2006: «Gli edifici di edilizia popolare della città hanno poco in comune con i palazzoni disumanizzanti e le tristi piazze che sono state a lungo l’emblema della povertà urbana. Di scala modesta, includono alcune delle migliori abitazioni pubbliche mai costruite negli Stati uniti… Le solide costruzioni, le particolareggiate lavorazioni in muratura, i tetti di tegole e le balaustre in ferro battuto rappresentano un livello di artigianato che sarebbe più facile trovare nei campus della Ivy League che non in un complesso di edilizia pubblica».
