Jacobin Italia

Le carte inedite sulla morte di Fred Hampton

4 Marzo 2021

- -

Jacobin pubblica i documenti che mostrano che l'agente dell'Fbi gestore dell'infiltrato William O'Neal, chiave del raid che uccise il leader delle Pantere nere, dopo l’assassinio ottenne 200 dollari di bonus per la riuscita della missione

Nelle ore precedenti l’alba del 4 dicembre 1969, quattordici agenti di polizia di Chicago, con la scusa di cercare armi illegalmente detenute, fecero irruzione in un appartamento al primo piano in Monroe Street di Chicago e aprirono il fuoco. Dentro c’erano nove membri dell’Illinois Black Panther Party, incluso l’astro nascente di quella sezione, Fred Hampton.

La polizia disse che gli occupanti dell’appartamento avevano sparato contro di loro, ma dopo una raffica di oltre novanta proiettili, le uniche persone colpite erano delle Pantere, tra cui Mark Clark e Hampton, che morirono. L’immagine di poliziotti sorridenti che trasportavano il corpo di Hampton fuori dall’appartamento, circolata dopo l’omicidio, diceva tutto: il Dipartimento di polizia di Chicago (Cpc) aveva voluto la morte di Hampton. La missione era compiuta.

La polizia di Chicago, tuttavia, non fu l’unica a festeggiare. Ora sappiamo che a pochi giorni dall’operazione omicida, il Federal bureau of investigation (Fbi) riconobbe al suo agente speciale Roy Martin Mitchell, il tramite con l’informatore che fu la chiave del raid, un bonus di 200 dollari per il lavoro ben fatto. Questa e altre informazioni sono contenute nei documenti ottenuti da Aaron Leonard – pubblicati su Jacobin per la prima volta – tramite una richiesta del Freedom of Information Act (Foia).

L’omicidio di Fred Hampton dopo decenni suscita ancora indignazione e dibattito, più di recente è finito sotto i riflettori con l’uscita del film Judas and the Black Messiah. Troppo spesso si presume che i fatti siano tutti noti. Ma leggendo questi nuovi documenti e altri rilasciati negli ultimi anni si capisce che c’è molto ancora da scoprire, non solo per motivi di accuratezza storica, ma per capire come l’Fbi abbia preso di mira coloro che erano ritenuti minacce allo status quo, anche per evitare che voci analoghe non vengano messe a tacere in futuro.

Cointelpro

Quando si parla di Fred Hampton, il termine Cointelpro, abbreviazione sillabica di programma di controspionaggio, è diventato quasi sinonimo della sua uccisione. Quindi vale la pena di osservare che il Cointelpro mirava a ciò che il Black Panther Party (Bpp) rappresentava concretamente.

Gli Stati uniti alla fine degli anni Sessanta erano in tumulto. Il movimento contro la guerra si stava radicalizzando, i pacifisti cattolici bruciavano in piazza le cartoline di precetto militare e il movimento per la libertà dei neri stava cedendo il passo al potere nero e all’autodifesa armata. In questo contesto, nell’agosto del 1967 l’Fbi lanciò un programma chiamato Cointelpro, Black Nationalist Hate Groups, allargando uno sforzo iniziato a metà degli anni Cinquanta contro il Partito comunista. L’Ufficio di presidenza ha presto ampliato il programma. In una nota emessa il 4 marzo 1968, si possono leggere gli obiettivi:

1) Impedire la coalizione dei gruppi nazionalisti neri
2) Prevenire l’ascesa di un «messia» in grado di unificare ed elettrizzare il movimento militante nazionalista nero [si citavano gli esempi di Malcolm X, Martin Luther King Jr, Elijah Muhammad e Stokely Carmichael]
3) Prevenire la violenza da parte dei gruppi nazionalisti neri
4) Evitare che i gruppi e i leader nazionalisti neri militanti si guadagnassero rispettabilità
5) Prevenire la crescita a lungo raggio delle organizzazioni nazionaliste nere militanti, specialmente tra i giovani

Nel suo insieme, era un piano generale per distruggere i gruppi nazionalisti neri radicali. Quando il 1968 lasciò il posto al 1969, l’Fbi era particolarmente concentrato sul Black Panther Party.

Quella del Cointelpro è stata un’impresa importante e la sua divulgazione ha svolto un ruolo decisivo nel costringere l’Fbi a ridurre le operazioni di sicurezza interna a metà degli anni Settanta. Ma Cointelpro era solo un pezzo del più ampio kit di strumenti dell’Fbi contro i soggetti politicamente più radicali, che includeva sorveglianza, infiltrazione di informatori, raccolta di informazioni e compilazione di elenchi per possibili detenzioni e collaborazione con la polizia locale e le loro squadre per raggiungere questi obiettivi. La comprensione di tutto ciò fa capire con cosa avevano a che fare Hampton e il Blck Panther Party (Bpp) di Chicago.

Il Black Panther Party for Self-Defense, che ha avuto inizio a Oakland nel 1966, non era sbarcato a Chicago fino alla fine del 1968. In questo periodo, elementi dello Student Nonviolent Coordinating Committee (Sncc), inclusi i leader Stokely Carmichael (Kwame Ture), James Forman e H. Rap Brown, si unirono brevemente al Bpp. A Chicago, ciò includeva il membro dello Sncc Bob Brown, che sarebbe diventato uno dei membri storici della sezione, insieme a Bobby Rush, e al ventunenne leader del Naccp Youth Chapter Fred Hampton. Mentre la fusione tra Panther e Sncc alla fine andò in pezzi, il Bpp di Chicago restò in piedi.

L’Fbi era dentro la sezione di Chicago fin dai suoi esordi, avendo il vantaggio di un informatore che si unì al gruppo mentre si stava formando. William O’Neal era stato reclutato dall’agente speciale dell’Fbi Roy Martin Mitchell. Mitchell, che aveva saputo che O’Neal aveva rubato un’auto e attraversato i confini statali – rendendo il suo un caso federale – lo usò come leva per trasformarlo in un informatore. Secondo O’Neal, Mitchell gli disse:

‘So che l’hai fatto, ma non è una cosa importante. Sono sicuro che possiamo risolverlo’. Penso che siano passati alcuni, pochi mesi prima che lo sentissi di nuovo, poi un giorno ho ricevuto una chiamata e mi ha detto che era il momento di restituire il favore. Ha detto voglio che tu vada a vedere se puoi unirti al Black Panther Party. Se ci riesci, chiamami’.

L’adesione di O’Neal alla sezione di Chicago è coerente con la prassi dell’Fbi: mirare a incorporare informatori in gruppi radicali sin dalla loro formazione, in modo che potessero più facilmente assimilarsi e potenzialmente salire di grado. Così fu per O’Neal: che divenne rapidamente un capitano della sicurezza per la sezione. E aiuta anche a spiegare come l’Fbi sia stato in grado di sviluppare sforzi penetranti, se non sempre di successo, contro la sezione.

Una delle prime misure fu una lettera inviata alla banda di strada di Chicago dei Mau Mau nel dicembre 1968. La lettera proveniva da «una pantera nera disgustata», che calunniava Bob Brown e Bobby Rush «come opportunisti e imbroglioni per il proprio guadagno personale».

Un mese dopo tentarono di nuovo di fomentare le divisioni, inviando una lettera incendiaria alla Black P. Stone Nation, una formidabile banda di strada, che era già in conflitto con i Panthers per il reclutamento. La lettera di «Un fratello nero che non conosci» sosteneva che «le Pantere ti incolpano per avergli messo i bastoni tra le ruote e vogliono fartela pagare […] So cosa farei se fossi in te». Fortunatamente prevalse la cautela, anche se non era questo l’intento della lettera.

Queste erano operazioni Cointelpro ufficiali, nel senso che dovevano essere proposte e approvate all’interno della catena di comando dell’Fbi. Non erano mirate singolarmente contro Fred Hampton. La nostra ricerca è stata in grado di trovare solo un esempio in cui Hampton è indicato come obiettivo esplicito.

Quel piano, delineato, in un promemoria del 25 novembre 1969, proponeva di spedire all’ufficio nazionale la lettera di «una pantera scontenta» che sosteneva:

Io e gli altri fratelli ci stiamo stancando del fottuto Hampton [omissis] stiamo dando ai fratelli e alle sorelle qui a Chicago e ai fratelli a Berkeley. La scorsa settimana [omissis] e Hampton ci hanno chiamati tutti per una riunione e il M…. F …… ci ha detto che siamo stati epurati dal Partito. Per tutto il tempo si lamentano di te che non sei un bravo negro. [sic] Dicono che pensi a Chicago solo quando hai bisogno di pane. Non te ne frega niente di tutti i nostri fratelli in prigione…

La scusa della lettera era un incidente in cui Hampton aveva sospeso un gruppo dei Chicago Panthers (il promemoria dice «epurati» fino a quando non avranno riguadagnato «il diritto di essere definiti Pantere») per aver fatto tardi a una riunione. Lo scopo della lettera era sabotare i piani di Hampton per salire nella gerarchia delle Pantere arrivando all’ufficio nazionale. Quella stessa proposta compare in un promemoria datato 3 dicembre 1969, che fa riferimento anche a «una linea d’azione positiva» che il Dipartimento di Polizia di Chicago stava per eseguire (cioè, il raid, usando l’intelligence che l’Fbi gli aveva trasmesso dal loro informatore William O’Neal).

È fonte di confusione che sia il raid che il Cointelpro contro Hampton siano menzionati nello stesso promemoria, suggerendo che gli sforzi dell’Fbi contro Hampton erano in corso e non prevedevano che sarebbe stato ucciso il giorno successivo. Come minimo, sono necessarie maggiori informazioni per capire di cosa era a conoscenza l’Fbi sull’imminente raid del dipartimento di polizia di Chicago.

Le Pantere nere di Chicago nel 1969 erano nel bel mezzo di una tempesta. Da un lato, la sezione conosceva l’afflusso di nuovi membri e il partito era visto da molti giovani neri come una forza elettrizzante. Lo stesso Hampton era molto richiesto per tenere discorsi nelle organizzazioni e nei campus universitari. Nel frattempo la polizia faceva regolarmente irruzione nel quartier generale del Bpp, i media li diffamavano, i membri venivano arrestati con accuse minori che diventavano gravi e varie polizie segrete stavano lavorando dietro le quinte per sabotare i loro sforzi per unirsi ad altre forze.

Il Cpd e la squadra rossa

L’omicidio di Fred Hampton era rivolto contro una dinamica impetuosa di incursioni e autodifesa armata. Nel 1969, il quartier generale delle Black Panthers a Chicago era stato perquisito tre volte, prima dall’Fbi e due volte dal Chicago police departement (Cpd). Una situazione così straordinaria aiuta a spiegare l’enfasi dei Panthers sulla sicurezza e sull’autodifesa. Nel frattempo, c’erano forze in azione dietro l’Fbi. Mentre i Panthers si scontravano ripetutamente con i poliziotti di strada di Chicago, il Cpd aveva anche una considerevole componente di intelligence, operando con nomi diversi nel corso degli anni ma generalmente indicata come «la squadra rossa».

Per essere limitata a una singola città, fu un’operazione enorme. Nel suo libro del 1990 Protectors of the Privilege, che documentava l’attività delle squadre rosse delle grandi città, il defunto direttore dell’American Civil Liberties Union’s (Aclu) Frank Donner, definì Chicago la «capitale nazionale della repressione della polizia». Nel 1970, 382 persone vennero assegnate all’unità, con quarantanove specificamente dedicate all’azione contro i «sovversivi». Non sorprende che i Panthers fossero un bersaglio.

Secondo l’ex Panther Billy Che Brooks, la sezione di Chicago era sotto l’occhio costante della Chicago Red Squad e della Gang Intelligence Unit. È stato in questo contesto che la presa di mira del Bpp da parte dei dipartimento di polizia di Chicago raggiunse l’apice. Il 13 novembre, i Panthers Lance Bell e Spurgeon Jake Winters erano nel Washington Park Hotel abbandonato quando venne chiamata la polizia. Bell riuscì a scappare, ma Winters ingaggiò una sparatoria coi poliziotti, uccidendone uno e ferendone nove. Dopo un lungo inseguimento, sparò a uno dei due agenti che lo inseguivano, facendolo cadere. Secondo il resoconto in Black Against Empire: The History and Politics of the Black Panther Party di Joshua Bloom e Waldo E. Martin Jr, mentre gli altri agenti si precipitavano in avanti, «Winters si avvicinò all’ufficiale caduto, alzò di proposito la sua pistola e sparò all’agente in faccia». Winters venne a sua volta ucciso da vicino dalla polizia. Secondo l’informatore William O’Neal, questo episodio condusse il Cpd sulla strada della vendetta omicida che avrebbe portato all’uccisione di Fred Hampton.

L’informatore in carriera

È in questo contesto che le posizioni nella sezione del Bpp di Chicago cambiano costantemente. Nel caso dell’informatore dell’Fbi William O’Neal, sembra essere in ascesa. Ciò emerge in un documento di 1.636 pagine pubblicato dall’Fbi nel 2017 (ai sensi del Jfk Assassination Records Collection Act), che include numerosi rapporti di Sa Mitchell e un informatore, molto probabilmente O’Neal.

In particolare, un documento riportato da Sa Mitchell, «Hampton sta presumibilmente considerando di rivolgersi a O’Neal per vedere se assumerà il ruolo di ministro della difesa ad interim se Rush dovesse andare in prigione». A quel tempo, Bobby Rush rischiava l’arresto per possesso di un’arma non registrata, derivante da un fermo di polizia dopo un comizio delle Pantere a Urbana, Illinois.

Mentre si vociferava che O’Neal stesse per essere promosso, lo stesso Hampton stava affrontando la prigione per un incidente in cui un camioncino dei gelati era stato saccheggiato di merce del valore di 71 dollari e distribuito ai giovani del quartiere. Hampton era stato condannato durante il processo e successivamente rilasciato su cauzione, ma aveva perso in appello il 26 novembre per fare ritorno in prigione e scontare una pena eccessiva da due a cinque anni.

Sembra dunque che il Cpd fosse dell’idea di poter aspettare la fine della prigionia di Hampton. Qui, l’informatore dell’Fbi William O’Neal ha svolto un ruolo chiave. La planimetria dell’appartamento in cui alloggiavano Hampton e altri Panthers di O’Neal, un diagramma approssimativo, successivamente rifinito da Mitchell, fu dato al gruppo di agenti che fece il raid: un documento che gli avvocati Jeff Haas e Flint Taylor furono in grado di far valere in un successivo processo civile. Sebbene questa sia una prova concreta del ruolo di O’Neal, molti resoconti dell’omicidio hanno anche affermato che O’Neal avesse drogato Hampton la notte prima dell’omicidio. Questa prova, tuttavia, è ancora in discussione.

Il ruolo di O’Neal nella fornitura della planimetria e il fatto che gli sia stato dato un bonus di 300 dollari a settimana dopo l’omicidio di Hampton è noto da tempo. Ciò che non era noto in precedenza, e che abbiamo appreso con la pubblicazione di 491 pagine del fascicolo personale di Sa Mitchell, è il grado con cui l’Fbi stava seguendo, incoraggiando e premiando O’Neal e Mitchell per tutto il 1969, culminato in un encomio personale dallo stesso J. Edgar Hoover per Mitchell, giorni dopo l’omicidio di Hampton:

Grazie alla vostra tenacia e abilità nel gestire una fonte preziosa, siamo in grado di fornire informazioni di grande importanza all’Ufficio di presidenza in questo settore vitale delle nostre operazioni. Voglio che tu sappia del mio apprezzamento per i tuoi sforzi esemplari.

Nel promemoria, Hoover fa attenzione a non precisare quale sia «l’area vitale delle nostre operazioni». Ma una nota sulla lettera recita, «Re: Black Panther Party», chiarendo che si stava parlando del suo lavoro contro il Bpp. A dissipare ulteriormente la vaghezza dell’encomio, un’altra nota fa riferimento a uno scritto «Moore-Sullivan» del 2 dicembre 1969 che raccomanda il premio a Mitchell per «aver coltivato una fonte altamente produttiva nel Black Panther Party»: quasi certamente si parla di William O’Neal.

In particolare, lo stesso giorno in cui Hoover si è congratulato con Mitchell, l’Fbi ha emesso un promemoria Cointelpro in seguito alla proposta di lettera anonima rivolta contro Hampton. In esso, hanno osservato: «In considerazione del fatto che Hampton è stato recentemente colpito e ucciso dalla polizia di Chicago, non sono state intraprese ulteriori azioni in merito alla tua proposta».

Non sono chiari tutti i dettagli dei quali l’Fbi era a conoscenza sul raid del Cpd al momento in cui Hoover scrisse a Sa Mitchell. Ma è chiaro che sapevano che il loro informatore, foraggiato per mesi, aveva svolto un ruolo fondamentale nel «successo» di un’impresa in cui le uniche persone colpite erano le Pantere nere che dormivano, due delle quali restarono uccise. Il fatto che in quel momento l’Ufficio di presidenza abbia scelto di premiare il lavoro dell’agente chiude ulteriormente un ciclo di colpevolezza: si trattava di soldi insanguinati per un’azione sanguinosa.

C’è altro da scoprire

La storia di Fred Hampton è stata raccontata e ripetuta in modo tale da essere messa da parte, come se tutti i fatti fossero noti. Eppure i documenti precedentemente segreti che abbiamo ritrovato mostrano che c’è ancora molto da sapere – non solo dal corpus di file detenuti dall’Fbi, ma dai file del Sac Marlin Johnson di Chicago, dai file dell’informatore William O’Neal, da eventuali note di collegamento tra il dipartimento di polizia di Chicago e Fbi che potrebbero esistere, per non parlare delle informazioni che potrebbero trovarsi nei registri, non distrutti, della polizia di Chicago e della loro squadra rossa (Il Cpd nel 1974 ammise di aver distrutto 105.000 file su individui e 1.300 su organizzazioni). Il fatto che dopo tutto questo tempo stiamo ancora scoprendo nuove informazioni sull’uccisione di Hampton testimonia gli sforzi profusi contro questo giovane rivoluzionario. E si spera sia uno sprone per svelare finalmente tutti i segreti.

* Aaron J. Leonard è uno scrittore e storico. È autore di A Threat of the First Magnitude: Fbi Counterintelligence & Infiltration From the Communist Party to the Revolutionary Union – 1962-1974 (Repeater Books, 2018). Conor A. Gallagher è un ricercatore ed educatore di Brooklyn, New York. Ha scritto Heavy Radicals: The Fbi’s Secret War on America’s Maoists (2015) con Aaron Leonard. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.