«Si potrebbe dire che ho iniziato a studiare le città già quando avevo sei mesi e stavo facendo un viaggio dai Paesi Bassi a Dublino. Prima ancora di compiere un anno avevo viaggiato in Europa e poi in America Latina. Questo mi ha portato da subito a pormi delle domande sul mondo». Saskia Sassen, economista e sociologa statunitense, inizia con queste sue parole il dialogo con cui ripercorriamo i suoi studi decennali sui mutamenti delle città.
Saskia Sassen ha una storia personale che è, dalla più tenera età, intrinsecamente globale: nata nei Paesi Bassi e cresciuta in Argentina a Buenos Aires, sin da molto giovane ha vissuto tra lingue, culture e paesi diversi, frequentando per un anno l’Université de Poitiers in Francia e l’Università la Sapienza di Roma. Questo suo retroterra biografico ha fatto sì che Sassen approcciasse agli studi sulla città in modo originale e innovativo, cogliendo da un lato la diversità delle «città globali» e studiandone la trasformazione nell’epoca della globalizzazione.
Le città globali
Il concetto di città globale introdotto da Sassen ha rivoluzionato la teoria sociologica sulla città. Fino a quel momento, infatti, le città erano viste come agglomerati legati allo stato nazione e che potevano essere studiati indipendentemente dai flussi globali di merci, servizi, persone o capitale che li attraversavano. Il suo approccio è stato sin dall’inizio molto diverso. Ha messo in risalto come le grandi città del mondo occidentale stessero cambiando già durante gli anni Settanta e Ottanta. Nei suoi lavori ha guardato a città come New York City, che era sull’orlo della bancarotta a metà degli anni Settanta, evidenziando come la deregolamentazione e la privatizzazione avessero reso persino New York preda di trasformazioni macroeconomiche con una forte ricaduta sulla popolazione. Ha ripetuto varie volte che negli ultimi cinquant’anni le città sono diventate nodi importanti nei flussi interconnessi della tecnologia dell’informazione e della finanza che costituiscono l’economia globale, e così facendo ha slegato le città dal concetto di nazione per presentarle come centri legati alle dinamiche dell’economia globale.
«È importante non dimenticare – mi suggerisce Sassen – che le città hanno giocato ruoli critici nel collegare il mondo attraverso i secoli. Quando guardiamo alla storia vediamo che le città hanno preceduto i nostri modi contemporanei di identificare il potere. Esistevano città importanti molto prima che esistesse il concetto di stato e di stato sovrano. Nel tempo l’ascesa dello stato nazione è stata tale che in diversi periodi lo stato è diventato l’entità più potente. In quel frangente è interessante osservare come in alcuni casi le città si sono impoverite e hanno perso alcune delle loro funzioni in quanto di fatto queste funzioni venivano spostate allo stato che definisce confini, sistemi di regolamentazione e la stessa crescita demografica. L’ascesa di quelle che ho chiamato ‘Città Globali’ è avvenuta più tardi».
