Jacobin Italia

Le matriarche perdute di Hollywood

6 Dicembre 2023

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Il cinema statunitense un tempo era pieno di personaggi che rappresentavano donne anziane forti e carismatiche. Come mai sono scomparse?

L'archetipo della figura femminile più formidabile di Hollywood è forse quella della matriarca, tipica dei film degli anni Trenta. Una donna forte, dagli occhi felini, che a partire all’incirca dagli anni Sessanta è scomparsa dagli schermi. A incarnarla per il grande pubblico sono state attrici caratteriste come Lucile Watson, Edna May Oliver, May Robson, Jane Darwell e Gladys Cooper, e non solo.

Con la sua altezza imponente, il suo profilo di falco e la sua bella presenza, una leggenda come Ethel Barrymore, arrivata al cinema tardi nella sua carriera, per esempio ha interpretato quasi soltanto ruoli di matrigne potenti e senza fronzoli, di tutte le classi sociali. È stata la ricca capa di una dinastia politica in La moglie celebre (1947), la regale zia e sagace di una idealizzata famiglia borghese in Tu sei il mio destino (1954) e anche una malata di cancro, povera in canna ma sempre volitiva, madre di uno scalmanato cockney, in Il ribelle (1944).

Queste attrici erano tutte di origine anglo-americana, nate a metà dell’Ottocento. Era un’epoca in cui il potere patriarcale era così opprimente nella società da catalizzare un desiderio per l’avvento di un matriarcato quasi mitico.

Un buon esempio di questo desiderio di ritorno è l’affetto catalizzato dal personaggio di Marmee March in Piccole donne, diffuso nella narrativa popolare come nel teatro e nel cinema. Ciò non significa che le donne non avessero nessun potere nella società dell’epoca, anche quando erano relegate alla sfera domestica. La statura delle donne dell’alta borghesia di una certa età è uno dei punti focali dell’opera satirica di Clare Boothe Luce del 1936, intitolata Le donne. Nell’adattamento cinematografico del 1939, Lucile Watson interpretava l’imponente matriarca come una vecchia e saggia civetta (è letteralmente raffigurata così nei titoli di testa, dove i nomi del cast, tutti di sesso femminile, vengono intervallati con immagini di animali che assomigliano ai loro personaggi). I consigli calmi, posati e mondani di Watson si contrappongono al carattere della figlia volubile, dispettosa e impicciona. Tutto è basato su una solida esperienza reale, tra cui contiamo il caso dell’ultimo marito morto molti anni prima di lei. Che commentò con questa frase: «Mia cara, non è niente di nuovo. Succede alla maggior parte delle donne».

La figura della matriarca veniva liberamente reinterpretata in generi diversi: era ugualmente adatta alla commedia come al dramma. May Robson ha portato la matriarca addirittura anche nel genere comico demenziale, nel film Susanna! del 1938, dove tutti i personaggi cercano di accattivarsi i favori della ricca e autocratica signora Carlton Random, alias zia Elizabeth. Il problema è che tutti devono anche inseguire un leopardo fuggito dalla gabbia e la caccia è talmente caotica che alla fine nessuno ha il tempo di ascoltare i consigli di Elizabeth. Lei allora, senza perdere la dignità, si improvvisa cacciatrice e accetta di correre con gli altri dietro al felino, a braccetto con il suo anziano gentiluomo.

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