Jacobin Italia

Le terre di nessuno dell’ex Urss

15 Giugno 2022

Dalla disgregazione caotica seguita al crollo sovietico sono nate diverse entità terriotoriali, indipendenti de facto, incapaci di autodeterminarsi economicamente e dunque preda di traffici illegali e satelliti della Russia

A trent’anni dal suo crollo rovinoso, lo spazio un tempo occupato dall’Unione sovietica sembra andare nuovamente in frantumi, ma i cocci disseminati sui quei territori sono tutt’altro che nuovi, al contrario sono gli stessi che avevamo messo sotto il tappeto e che vengono allo scoperto dopo oltre tre decenni. 

Le crepe dell’ex Urss

La prima crepa nel territorio dell’Urss, quel paese enorme e diverso al proprio interno ma uniformato sotto un’unica bandiera rossa, si aprì lungo una scheggia di terra minuscola: il Nagorno-Karabakh, una regione autonoma arroccata sul confine meridionale del Caucaso, collocata all’interno dell’Azerbaigian sovietico, ma abitata per circa l’80 percento da armeni.  

Nel gennaio del 1988 gli armeni del Karabakh presentarono alle autorità sovietiche la volontà di unirsi all’Armenia. Mentre Mosca tentennava, iniziarono scontri etnici fra armeni e azeri che culminarono nel febbraio di quell’anno nel pogrom di Sumgait. Lo strappo fatale arrivò nel 1991, quando la popolazione del Karabakh approvò con un plebiscito l’indipendenza della regione, che diede inizio allo scontro armato fra Armenia e Azerbaigian. A operazioni militari terminate, nel 1994, l’Armenia era riuscita a ottenere il controllo anche di aree al di fuori del Nagorno-Karabakh delineato in epoca sovietica, a costo però di perdite enormi.

Quello fu solo l’inizio del processo che portò il territorio dell’Urss a spaccarsi in molteplici voragini, sotto la spinta di conflittualità nascoste, generate dalla politica delle nazionalità delle autorità sovietiche, che divisero in maniera artificiosa gruppi etnici, riunendone altri in maniera altrettanto artificiosa, con l’obiettivo di indebolire i legami nazionalisti e promuovere la lealtà allo stato multinazionale sovietico. La fase della perestrojka e della glasnost’, inaugurata da Michail Gorbačev, verso la fine degli anni Ottanta aveva rotto gli argini sui conflitti latenti, ma senza creare per tempo strumenti per risolverli in maniera pacifica. 

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