Jacobin Italia

Libertà per Anna Delvey!

23 Febbraio 2022

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La vicenda realmente accaduta della protagonista della serie Netflix «Inventing Anna», artista della truffa e «falsa ereditiera tedesca», mette in luce le ipocrisie del capitalismo: chi sono i veri profittatori?

Nella serie Netflix Inventing Anna, dopo che una rivista ha pubblicato la drammatica storia dell’impressionante frode messa in atto da Anna Sorokin, una donna esce da un negozio indossando una maglietta con la scritta «Falsa ereditiera tedesca». Chi non vorrebbe essere una falsa ereditiera tedesca?

La scena coglie il divertimento e l’ammirazione che si trova dietro la risposta del pubblico a questa storia di vita reale. Inventing Anna, una serie televisiva leggermente romanzata basata sulla lunga storia di copertina su una rivista newyorkese firmata da Jessica Pressler, racconta l’ascesa e la caduta di Anna Delvey, al secolo Anna Sorokin, una giovane donna di classe media di origine russa che, fingendo di essere un’ereditiera tedesca, ha vissuto alla grande per circa quattro anni, frequentando la gente ricca e famosa di Manhattan. L’hanno presa sul serio come cliente persino le principali banche e hedge fund, incluso un fondo chiamato Fortress.

In Inventing Anna ci sono i vestiti più belli mai visti in una serie, più belli anche di quelli di Sex and the City. La fonte di piacere ancora più grande, tuttavia, è la faccia tosta di Anna Delvey. Ruba un jet privato. Usa lo yacht di una vera ereditiera senza permesso. Soggiorna in alcuni degli hotel più eleganti di New York senza pagare.

Sorokin sapeva come comportarsi da ricca. Ne aveva il senso senza possederne il titolo. Come ha notato Pressler nel suo articolo sul New York magazine, Anna Sorokin non era particolarmente carina, affascinante e nemmeno simpatica. Eppure le persone erano attratte da lei. Ai ricchi piaceva perché sembrava avere un capitale sociale. I capitalisti della finanza pensavano che avrebbero fatto soldi con lei (e alcuni pensavano che sarebbero diventati ancora più ricchi sposandola). Anna Delvey ha creato con successo intorno a sé un’atmosfera da ricca. Ha distribuito generose mance in contanti. I suoi vestiti erano perfetti. Soprattutto è arrivata vicina a convincere i principali hedge fund a investire milioni di dollari nella sua start-up, uno spazio artistico internazionale esclusivo (pensate a una cosa tipo la Soho House più arte e cultura, o a Fotografiska senza i professionisti). Ha usato un’app di distorsione vocale e un telefono cellulare per impersonare il suo «banchiere di famiglia», un tedesco inventato.

Sebbene la serie sia leggermente romanzata – alcuni personaggi sono composti mescolando più identità, alcuni incidenti inventati – tutte le parti migliori e meno credibili sono vere. Si è davvero avvicinata a ottenere prestiti bancari enormi. Ha fatto festa con Martin Shkreli, il depravato pharma bro. Il truffatore del Fyre Festival, Billy McFarland, è stato davvero per un po’ il suo compagno di stanza.

Sfortunatamente, Inventing Anna si concentra troppo sulle battaglie di una noiosa giornalista di New York City (scusate, la mia gente non fa parte di una fascia demografica avvincente o sottoesposta). I normali professionisti con problemi normali in appartamenti normali non possono competere con le avventure di Delvey e la tentata frode finanziaria a Balenciaga, Marocco, o Ibiza. La serie invece sviluppa molteplici intuizioni noiose: è difficile per le giovani donne entrare nella finanza; tutti mentono un po’; tutti si agitano (molto noiose le discussioni morali su come l’avvocato e la giornalista stiano usando Anna per portare avanti le proprie carriere, e troppi i cliché su come tutti a New York siano alla moda). E non dimentichiamo l’altra falsa riflessione: «chi può dirsi autentico in questa era dei social media»?

Queste narrazioni inventate non hanno senso. A un certo punto il personaggio della giornalista – Vivian Kent, basata su Jessica Pressler – dice che la storia di Anna parla di «identità sotto il capitalismo o qualcosa del genere», ed è l’unico momento divertente in cui la serie prende in giro lodevolmente il proprio stesso tentativo di apparire impegnata. Ma concentrandosi su lezioni convenzionali e drammi individuali, Inventing Anna smorza la dimensione più irresistibile della storia di Delvey, vale a dire l’ambiguità morale che incorpora. Chi merita la ricchezza? Nessuno eppure tutti, ed è per questo che amiamo Anna Delvey.

Le persone cercano gli abiti dell’aula di tribunale di Delvey su Instagram e indossano magliette con la scritta «Falsa ereditiera tedesca» perché Delvey ha svelato le vuote mitologie sulla ricchezza del sistema capitalista. L’industria della cultura normalmente veicola racconti sul duro lavoro di enorme successo portato avanti da piccole persone che vengono dal nulla. Questo è proprio ciò che Anna Sorokin sperava di essere. Nel mondo moderno, la nascita non dovrebbe determinare il nostro accesso alle opportunità e al denaro, ma è proprio quello che accade. La sua storia è illuminante anche a proposito dell’atteggiamento della nostra società nei confronti della ricchezza ereditata: glorifichiamo chi si è fatto da sé e prendiamo in giro coloro che hanno «fondi fiduciari», ma Sorokin avrebbe avuto molte opportunità in più se fosse davvero nata con milioni e milioni di dollari. Ciò rivela che la narrazione del farsi da soli è una fatua melassa sentimentale.

Sotto il capitalismo contemporaneo, il denaro dovrebbe essere una questione di merito: dovrebbe essere uno dei grandi progressi del capitalismo rispetto al feudalesimo. Ma ciò non è mai accaduto, perché, ovviamente, è il denaro che produce denaro. Sarebbe difficile sostenere che i meriti di Delvey – creatività, ambizione, conoscenza dell’arte, buon gusto – fossero inferiori a quelli delle persone con cui ha socializzato o dei banchieri da cui ha cercato di ottenere finanziamenti. Anna Sorokin meritava meno di un vero ricco di salire su un jet privato o andare in vacanza su uno yacht?

I veri profittatori degli hedge fund che è arrivata vicino a defraudare – come Fortress – meritano i loro soldi più di questa ragazza immigrata, creativa e intelligente con un grande sogno? Ovviamente no. In questo paese è legale e socialmente accettabile trarre profitto distruggendo la qualità dell’assistenza sanitaria, depredando il pianeta, privatizzando i servizi pubblici o sfruttando i lavoratori e le lavoratrici. Il fatto che una giovane donna sia in prigione per aver detto alcune falsità a uomini la cui ricchezza dipende da tali crimini dice molto di più sulla vacuità morale del capitalismo che sulle carenze morali di Anna Delvey.

E che dire delle donne ereditiere truffate attraverso le loro carte di credito da Delvey? Si può empatizzare con il sentimento di tradimento da parte di un amico di qualsiasi essere umano, ma le vere ereditiere non meritano quei vestiti e quegli yacht più di quanto lo meriti Delvey.

La maggior parte di noi sente istintivamente che Delvey aveva ragione a non lasciarsi intimidire dai ricchi, a dire a un’ereditiera quale dipinto comprare, a entrare in un hotel di lusso e pensare mi merito tutto questo e altro.

La storia di Anna Delvey è inebriante, ma ha un finale oscuro che continua ancora oggi. Nella vita reale e nello show, Anna è andata in prigione per molteplici condanne per frode. Poco dopo aver scontato la pena, è stata arrestata dall’Immigration and customs enforcement per un visto scaduto e mentre scrivo è ancora in stato di detenzione. Questa violenza di stato viene perpetrata contro Sorokin solo per una ragione: non è stata abbastanza fortunata. Se fosse riuscita a ingannare le banche e gli hedge fund, se avesse finanziato la sua attività e ne avesse avuto successo, a nessuno sarebbe importato del fatto che non era una vera ereditiera tedesca. Gli investitori sarebbero diventati ancora più ricchi. Ora sarebbe «legittimamente» ricca, le voci e le domande sulle sue vere origini rimarrebbero ma si aggiungerebbero solo alla sua mistica. Riceverebbe comunque inviti a tutte le feste.

Sorokin si trova in prigione mentre i finanzieri che ha defraudato rimangono impuniti. Molti di loro sono senza dubbio implicati in crimini peggiori, ma finora hanno avuto più fortuna.

* Liza Featherstone è editorialista di Jacobin, giornalista freelance e autrice di Selling Women Short: The Landmark Battle for Workers ’Rights at Wal-Mart. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.