I marchi gialli luminosi del movimento per il diritto alla casa Deutsche Wohnen & Co. Enteignen di Berlino sono visibili ovunque in tutta la città e il loro impatto si fa sentire anche al di fuori della capitale. Circoli economici, politici e mediatici in tutti i paesi di lingua tedesca hanno iniziato a temere che se l’obiettivo di «espropriare Deutsche Wohnen» – una delle più grandi società immobiliari della città – e altri importanti agenti del real estate fosse raggiunto, potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione socialista.
I timori degli imprenditori immobiliari non sono del tutto infondati. Per oltre un secolo, i socialisti tedeschi hanno cercato di garantire a tutti gli esseri umani un’esistenza dignitosa amministrando e distribuendo democraticamente alloggi e proprietà. La spinta per un intervento politico nel mercato immobiliare di Berlino fa parte di una lunga storia di movimenti che ci aiutano a pensare a come potrebbe essere oggi una risposta socialista alla questione abitativa.
L'esproprio irrompe nel dibattito
Nel febbraio 2021 è cominciata la seconda fase di una consultazione sulla possibilità di espropriare le principali società immobiliari di Berlino. Servivano 170 mila firme entro la fine di giugno, ne sono state raccolte 350 mila. Ora i cittadini devono esprimersi sulla facoltà dell’amministrazione di Berlino di «avviare tutte le misure necessarie per il trasferimento di proprietà immobiliari e terreni alla proprietà pubblica ai fini della socializzazione in conformità con l’articolo 15 della Legge fondamentale», cioè la parte della Costituzione tedesca che consente gli espropri in circostanze specifiche. Ciò significherebbe socializzare 240 mila unità abitative attualmente controllate da grandi società immobiliari.
Il solo annuncio di questo referendum ha provocato scalpore. La Neue Zürcher Zeitung, quotidiano svizzero liberista, ha espresso il timore che questa consultazione finisca per aprire le «porte al socialismo», mentre Manager Magazin, mai nome di testata fu più appropriato, ha descritto il referendum come una strada per diventare la «Germania dell’Est 2.0». Il ministro-presidente conservatore della Baviera, Markus Söder, si è unito all’indignazione: «Gli espropri sono idee socialiste e non hanno nulla a che fare con la politica borghese». Das Grundeigentum – una rivista di destra organo dell’associazione di categoria degli immobiliaristi – ha pubblicato un numero sull’esproprio con l’immagine di Hugo Chávez in copertina, nel tentativo di spaventare i lettori con la prospettiva di arrivare a condizioni simili a quelle del Venezuela.

