Jacobin Italia

Lo sviluppo trainato dalla mafia

14 Giugno 2023

La mafia non è un freno alla crescita economica. Tutt’altro: è ormai un partner affidabile, accelera e anticipa tendenze in atto come il mercato globale, la deregulation, la finanziarizzazione, lo sfruttamento selvaggio

Ormai trent’anni fa, Massimo Carlotto cominciava la sua carriera di scrittore. Era stato spinto da Grazia Cherchi, scrittrice ed editor proveniente dall’esperienza dei Quaderni Piacentini, a raccontare in un libro la sua latitanza (Il Fuggiasco, Edizioni E/O, 1994). Si era dato alla macchia in seguito alle accuse che aveva subito quando da militante della sinistra rivoluzionaria, negli anni Settanta, era finito in un infernale meccanismo giudiziario, accusato di omicidio. Dopo quell’esordio, Carlotto ha continuato a indagare il genere noir e l’evoluzione delle forme della criminalità in decine di romanzi, alcuni dei quali sono finiti sul grande schermo o si sono trasformati in serie televisive. 

È possibile tracciare una linea narrativa che dal Leonardo Sciascia de Il giorno della civetta e A Ciascuno il suo porta alla trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo. Questo percorso disegna l’evoluzione dalla mafia dentro le reti della globalizzazione. È in questa evoluzione che si inscrivono molti dei romanzi di Carlotto. Con il quale parliamo proprio dell’evolversi della criminalità organizzata in relazione al mutamento delle strutture della produzione e delle forme di accumulazione, del rapporto tra capitale legale e capitale mafioso e della sua rappresentazione e narrazione.

L’Italia ha ampie porzioni di impresa e di territorio in mano a capitali criminali. Non è un caso unico, ci sono altri paesi in cui accade, ma nel caso italiano succede in un paese a capitalismo avanzato, uno dei G7. Dunque, l’Italia da questo punto di vista è un’anomalia o un laboratorio?

È sicuramente un laboratorio. L’Italia è una macchina che funziona a pieno ritmo. Quello che manca oggi secondo me nel dibattito e nelle analisi sulla mafia è la parola «sistema». L’analisi è ferma e arretrata rispetto alla realtà, si tende ancora a distinguere tra economia legale e illegale. Ma non c’è più questa distinzione, siamo di fronte a un unico flusso economico. Alla luce della situazione possiamo dire che l’economia è completamente in mano all’illegalità.

Questo passaggio a un regime illegale è specifico dell’Italia?

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