Jacobin Italia

L’oracolo digitale ha le allucinazioni

12 Giugno 2024

L’Intelligenza artificiale può valorizzare il patrimonio culturale, contribuendo alla catalogazione e alla divulgazione dei contenuti. Ma al momento non può essere affidabile senza la vigilanza degli esseri umani

Se c’è un intellettuale che da tempo riflette sulle trasformazioni indotte dall’avvento di Internet e dalle tecnologie correlate, influenzando la cultura, la circolazione del sapere, la produzione di concetti e la loro organizzazione e fruizione, è Gino Roncaglia. Filosofo di formazione, Roncaglia ha illustrato come la cultura digitale non rappresenti una rottura, ma piuttosto sia in continuità con la storia del patrimonio culturale tradizionale e che il mondo delle tecnologie digitali abbia contribuito non solo a una nuova organizzazione del sapere, ma anche alla ristrutturazione delle conoscenze, delineando un nuovo paradigma. Proponiamo un’intervista sul suo recente lavoro, L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT, pubblicato da Laterza nel 2023, in cui vengono indagate le sfide e le prospettive aperte dall’avanzamento delle intelligenze artificiali generative nell’ambito della produzione e della diffusione del sapere e dell’informazione. 

L’Intelligenza artificiale apre nuove prospettive per la conservazione e la divulgazione del patrimonio culturale, potenziando processi come la metadatazione automatica e la produzione di contenuti adattabili a diversi pubblici. Tuttavia, il libro sottolinea anche i rischi associati a possibili errori e bias dei modelli, cioè i pregiudizi non intenzionali che possono emergere dall’apprendimento automatico e che sottolineano la necessità di un attento controllo umano per garantire l’accuratezza delle informazioni generate. L’architetto e l’oracolo offre quindi una riflessione critica su come le intelligenze artificiali generative possano radicalmente trasformare il nostro approccio ai saperi, richiedendo un rinnovato dialogo tra tecnologia e etica.

Nel tuo ultimo libro si evidenzia il ruolo crescente dell’Intelligenza artificiale generativa nell’organizzazione del sapere e dell’informazione. Quali sono le implicazioni specifiche di queste tecnologie per la conservazione e la divulgazione del patrimonio culturale? In che modo possono migliorare o complicare questi processi?

Per rispondere a questa domanda occorre una premessa: i sistemi di Intelligenza artificiale generativa, a differenza dell’IA classica, non usano modelli logico-formali e deterministici del ragionamento e del linguaggio, ma «imparano» ad associare token (a seconda dei casi, un token può essere una parola, un gruppo di pixel di un’immagine, un frammento sonoro ecc.) in maniera statistico-probabilistica. Il sistema produce una risposta (ad esempio un testo) generata sequenzialmente, un token dopo l’altro, sulla base di modelli numerici costruiti a partire da un largo corpus di addestramento. Il meccanismo di funzionamento di questi sistemi è in parte oscuro anche per chi li ha programmati, e il risultato della generazione è almeno in parte creativo, nel senso che non è prevedibile deterministicamente sulla base dell’input ricevuto dal sistema. Questa modalità quasi «oracolare» di produzione dei contenuti può sembrare assai lontana dal rigore che è richiesto dal lavoro di descrizione e disseminazione del patrimonio culturale. Tuttavia, negli ultimi anni i progressi fatti dai sistemi di IA generativa sono stati enormi: non sappiamo esattamente il perché, ma il meccanismo statistico-probabilistico «oracolare» sembra funzionare molto meglio di quello logico-deterministico e «architettonico». In particolare, nel campo della conservazione e divulgazione del patrimonio questi sistemi possono aiutare in fase di metadatazione (generando automaticamente metadati descrittivi), in fase di accessibilità (producendo versioni alternative di una descrizione adatte a utenti con necessità o con profili specifici), in fase di divulgazione, producendo documentazione, sintesi, traduzioni, ecc.

Quali precauzioni dovrebbero essere adottate nell’uso dell’IA generativa nel campo del patrimonio culturale, considerando i problemi come gli errori di interpretazione dei modelli e i bias nei dati, per evitare la diffusione di informazioni errate o distorte?

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