Jacobin Italia

«Mi vergogno di essere occidentale»

11 Giugno 2025

Nonostante il sentimento europeista della sinistra, l’Europa è stata sbagliata fin dall’inizio. Adesso il capitalismo occidentale non ha più il consenso e per mantenere il potere usa la violenza, dice Luciana Castellina

Parlare di Occidente implica parlare di Europa: uno spazio storicamente conteso, tra il blocco atlantico e velleità di autonomia; il luogo in cui si identificano i valori di libertà e democrazia comunemente associati all’Occidente, e la loro origine storica nel conflitto sociale. Riflettere sulla discrasia tra l’Europa reale e il mito europeo ci può aiutare a capire di cosa parliamo quando parliamo di Occidente, quali sono le radici e i limiti dell’occidentalismo e dell’europeismo come nuovi nazionalismi bellicisti, le potenzialità della difesa di uno spazio per conflitto e democrazia, e che ruolo ha la sinistra oggi in democrazie liberali sotto attacco da autoritarismi interni ed esterni, sul crinale tra la necessità del fronte antifascista e il rischio di cooptazione in proposte politiche neoliberiste ed elitarie. Ne parliamo con Luciana Castellina, tra le fondatrici del Manifesto, a lungo dirigente del Pci, europarlamentare dal 1979 al 1999, autrice nel 2016 del Manuale antiretorico dell’Unione Europea. Da dove viene (e dove va) quest’Europa (Manifestolibri).

L’Europa si è spesso presentata come la massima incarnazione dei valori occidentali, capace addirittura di mettere a tema il superamento dello Stato nazione. Eppure c’è sempre stata una tensione tra la promessa europea e la sua realizzazione. Tra l’Europa di Ventotene e quella di Maastricht. Cos’è l’Europa? È qualcosa di diverso dall’Occidente, qualsiasi cosa si voglia intendere con questo termine?

L’Europa è stata sbagliata fin dall’inizio. A sinistra c’è stato un sentimento di apertura, di speranza nei principi del Manifesto di Ventotene, ma ci si è presto resi conto che nella realtà il processo che veniva verificandosi era del tutto contrario e diverso da quello che avremmo voluto pensare. C’è stata una posizione in qualche modo confusa perché in favore dell’Europa, per farla, e tuttavia contro il modo con cui la facevano. Ciò ha reso il dibattito complesso.

Va ricordato che la sinistra, non solo il Partito comunista italiano e quello francese, ma anche la socialdemocrazia europea, era contraria all’Europa, anche ferocemente. Penso soltanto ai nordici, i quali scrivevano: «Ma che siete matti? Ci volete mettere insieme a quella roba lì che c’è nel sud dell’Europa, clericale, in mano ai democristiani dovunque? Quando da noi il sindacato è forte e da loro no?». C’è stato un atteggiamento molto ostile dei sindacati, ma anche dei partiti. La costruzione è rimasta in mano a governi che negli anni Cinquanta sono stati il peggio della storia dell’Europa perché era il momento in cui la destra aveva ripreso in mano il governo in Francia, in Germania e in Gran Bretagna. Tant’è che quando si stava per votare nel ‘57 il via alla Comunità economica europea, il ministro dell’economia tedesco mise il veto all’ingresso dell’Italia per via della nostra Costituzione, che gli sembrava troppo socialista e quindi contraria ai principi cui si doveva ispirare l’Europa. Leopoldo Elia, simpatico democristiano di sinistra, ha raccontato anni dopo dell’imbarazzo che si creò, perché l’Italia, a causa del mito di Ventotene, doveva esserci a tutti i costi. Il governo democristiano rassicurò tutti mandando un messaggio che diceva sostanzialmente: «Non vi preoccupate perché tanto non l’applichiamo, la Costituzione».

Le condizioni in cui si fece l’integrazione europea furono pessime, questo non lo ricorda più nessuno: ci fu il veto all’ingresso della Cgil nell’organismo di consultazione dei sindacati europei. Poi, dato che non potevano lasciare fuori l’Italia, pretesero che ci potessero entrare solo i socialisti e i democristiani, e invece i comunisti rimanessero fuori dagli organismi che erano previsti. Gli elementi sono due: una linea palesemente tesa alla mera facilitazione del funzionamento del mercato, punto e basta; ma anche una scarsa conoscenza della società europea. Non c’era niente che avesse unificato l’Europa. La storia dell’Europa è stata una storia di nazioni, non è vero che c’è stato il cristianesimo che l’ha unificata, perché le guerre di religione hanno marcato la storia dell’Europa per secoli.

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